Bimba bresciana “nascosta” per quattro anni all’anagrafe dai genitori amanti

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Oggi ha dodici anni. Ma l’anagrafe sa della sua esistenza solo da otto. Per i primi quattro anni e mezzo la bambina non è esistita. Almeno sulla carta. Perché in realtà i suoi genitori la conoscevano molto bene. Genitori che l’hanno tenuta nascosta all’anagrafe e, come riporta il quotidiano Giornale di Brescia, alla larga da vaccinazioni e visite pediatriche per paura che le rispettive famiglie venissero a sapere della bambina. Già, perché i genitori sono entrambi sposati, per questo hanno scelto di far nascere la bambina in casa e di sottrarla a nido e scuola materna. Si occupavano di lei personalmente, turnandosi nella casa che avevano scelto per costituire la propria “nuova” famiglia. Ma otto anni fa hanno deciso di fare il grande passo e di presentarsi all’anagrafe per denunciare la piccola. Il funzionario che ha ricevuto la richiesta di iscrizione anagrafica è rimasto stupito di fronte al ritardo di oltre quattro anni, tanto da insospettirsi e da comunicarlo all’autorità giudiziaria. A quel punto per i genitori della bambina sono iniziati i problemi. I due sono stati infatti denunciati per soppressione di stato civile (art. 566 c.p.), reato che può essere punito con la reclusione da tre a dieci anni. In primo grado i due sono stati condannati ad un anno e quattro mesi di carcere. Hanno beneficiato prima della sospensione condizionale, poi dell’indulto. La condanna è stata confermata in appello. Il difensore dei genitori hanno portato il processo in Cassazione. L’avvocato dei due ha eccepito la sentenza per vizio di motivazione. In particolare ritiene che la dichiarazione tardiva abbia sanato la loro posizione. La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente fondata l’eccezione e ha investito della questione la Corte Costituzionale. I giudici, con sentenza depositata ieri, hanno deciso che “l’automatismo che caratterizza l’applicazione della pena accessoria risulta compromettere gli stessi interessi del minore”. Insomma, come ha scritto il giudice relatore Paolo Grossi “ la salvaguardia delle esigenze educative ed affettive” sarebbero “compromesse, ove si facesse luogo ad una non necessaria interruzione del rapporto tra il minore ed i propri genitori in virtù di quell’automatismo e di quella fissità”. Ora la palla passa alla Cassazione.

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