Donne, maternità, lavoro: se ne parla in un convegno con le candidate di Sel

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A parlare di donne, punti nascita e servizi dedicati alla maternità, ma anche dei problemi di salute che registrano le donne che lavorano in fabbrica, giovedì 31 gennaio alle 20,30 nella sala consiliare di via papa paolo VI interverranno le candidate bresciane di Sel Elisa D’Adda, giovane lavoratrice precaria candidata alle regionali per SEL; Titti di Salvo, ex sindacalista cgil, fautrice della legge contro le dimissioni in bianco e candidata alla camera per SEL e Donatella Albini, ginecologa e candidata alla regionali per SEL.

“La donna in Italia subisce le conseguenze di un Paese fortemente maschilista e misogeno e soprattutto in un periodo di crisi come questo si trovano in difficoltà su diversi fronti – si legge in una nota di Sel – I servizi sul territorio vengono accorpati togliendo alle donne la possibilità di rivolgersi a consultori nelle vicinanze, i punti nascita in base a quanto stabilito dal patto salute 201-2012 e approvato dalla conferenza stato regioni dal prossimo anno verranno accorpati rendendo ancora più difficile la maternità. Basti pensare che a Brescia e provincia su 12 punti nascita quello di Gardone Val Trompia viene chiuso perchè sotto i 500 parti all’anno (444) mentre tutti gli altri, a parte il civile che registra 3762 parti all’anno sono a rischio accorpamento perchè registrano tra i 1000 e i 2000 parti all’anno. La maternità oggi rappresenta un vero e proprio problema per le giovani donne che a partire dalla chiusura dei punti nascita fino ad arrivare alla mancanza di un numero sufficiente di asili nido si trovano in grande difficoltà e non sono sostenute nè dalle politiche regionali nè da quelle nazionali. Spesso obbligate a un contratto di lavoro a progetto e schiave della precarietà le donne vivono una situazione estremamente difficile in cui vengono meno le condizioni necessarie sufficienti per poter dare alla luce e mantenere un figlio e allo stesso tempo vengono meno le condizioni anche per potersi realizzare a livello professionale e costruirsi una propria identità lavorativa. La politica deve farsi carico di questa condizione femminile e trovare i modi e approvare leggi che favoriscano la donna in quanto madre e in quanto lavoratrice, fornendo i servizi necessari e combattendo in tutti i modi la precarietà che ormai non è più precarietà del lavoro ma del vivere. Per dare un futuro a questo Paese dobbiamo ripartire da qui. E per farlo bisogna cambiare radicalmente con governo di centro sinistra sia in Italia sia in regione Lombardia”.

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