Stagnaro (Fare per fermare) a Brescia: “Poco credibili quelli che promettono tutto e subito”

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“Se non si ha il coraggio di dire a chi ‘si farà male’ nei prossimi cinque anni non si è credibili. Se vogliamo far ripartire il Paese non si possono promettere tagli alle tasse, restituzione dell’Imu, nuovi posti di lavoro, perché non sarà possibile mantenere tutto, occorre fare delle scelte”. Non usa mezzi termini Carlo Stagnaro, fra i primi firmatari del movimento di Oscar Giannino, ieri sera a Brescia per incontrare i giovani di Fare per fermare il declino.

Convinto sostenitore della libera concorrenza Stagnaro, fondatore insieme a Carlo Lottieri e Alberto Mingardi dell’Istituto Bruno Leoni, ha ribadito come il libero mercato faccia bene a tutti, soprattutto ai consumatori, perché i produttori “devono informare”, ma anche “fare una politica di prezzi basata sui competitors e quindi più bassa” e, infine, “fare innovazione e offrire prodotti più vicini alle esigenze dei consumatori”. Far scendere i margini di guadagno nei servizi avrebbe come conseguenza, poi, un effetto più che virtuoso. “Non siamo noi a dirlo – ha ricordato l’economista di Fare per fermare il declino -, ma Bankitalia, secondo cui, in dieci anni avremmo una crescita del Pil del 10%, degli investimenti del 18% e un aumento del 12% del potere d’acquisto delle famiglie”.

E sulla spending review Stagnaro ha attaccato Monti: “perché – ha ricordato – lo studio sul come attuarla per farla funzionare davvero c’è e lo ha commissionato proprio lui, solo che poi lo ha chiuso a chiave in cassetto e ha buttato la chiave”. E spiega: “Una spending review che abbia un qualche senso deve essere prima di tutto periodica e non episodica. Non ha alcun senso partire da quello che si è speso l’anno prima e tagliare, ma va valutato che cosa effettivamente serva”. “Quel poco che si è fatto fino ad ora, invece – conclude Stagnaro –, si è focalizzato sui consumi intermedi. Cioè: quello che si è fatto non si discute e nemmeno il come, ma ci si concentra solo sul quanto è costato. Un approccio che certamente non può bastare. Certo, mettere le mani seriamente nella spesa pubblica vuol dire farsi molti nemici e questa è la spiegazione per cui nessuno ha il coraggio di farla davvero”.

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