Onida-Apostoli: Lombardia motore per rilanciare il regionalismo

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“Si dovrà, anzitutto, rifiutare l’idea di un nuovo centralismo regionale, nonché evitare di riprodurre a livello regionale i vizi della politica nazionale, e si dovrà provvedere ad un ridisegno delle province e dei comuni, per ridurre la polverizzazione e razionalizzare le risorse a disposizione”.

E’ il messaggio lanciato da Adriana Apostoli – costituzionalista all’Università di Brescia e candidata al Consiglio regionale con la Lista civica a sostegno di Umberto Ambrosoli – che questo pomeriggio ha partecipato all’incontro “A partire dalla Lombardia. Il rilancio del regionalismo forte, inclusivo, unitario” e che ha visto intervenire alla Camera del Lavoro di Brescia anche il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, e i costituzionalisti Antonio D’Andrea e Mario Gorlani.

“Oggi, in uno dei momenti più delicati della storia italiana recente, è necessario che la politica torni ad essere più concreta e più competente nel discutere dei problemi e delle soluzioni, intesa come servizio e dovere per la comunità, e non come strumento di arricchimento personale”, prosegue Adriana Apostoli. Una necessità quanto mai urgente anche in Lombardia, dove in maniera simile al resto del Paese, la classe politica sembra avere smarrito la sua capacità di rappresentare in modo autentico e disinteressato i bisogni della società. Conclude la docente bresciana: “Nella nostra regione, la politica deve essere in grado di giocare un ruolo determinante per completare una riforma equilibrata dell’assetto territoriale, capace di resistere a egoismi e pulsioni localistiche”.

 

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  1. Dice bene la Dott.ssa Apostoli quando richiama il dramma della riproduzione a livello periferico dei vizi della politica nazionale. Le Regioni in particolare, operative dal 1970, fattesi carico di competenze esclusive assai importanti non hanno mai risposto con l’ottimizzazione e la razionalizzazione delle relative risorse disponibili. E’ un problema politico di metodi e di strutture, ma soprattutto di uomini che è ormai troppo tardi richiamare all’onestà, alla trasparenza, al perseguimento del bene pubblico anzichè degli interessi privati o personali. E’ su quest’ultimo punto che, per cambiare rotta, il cambiamento deve essere radicale, severo, il più rapido possibile.

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