La violenza fa breccia anche nelle coppie più normali. E la vittima è colei che può evitarla

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    (a.m.) La violenza all’interno di un rapporto di coppia è molto più frequente di quanto riportino le cronache, che comunque sono tante. Solo a Brescia c’è una denuncia di violenza al giorno e recenti sono i casi di donne picchiate costantemente dal marito (vedi qui la notizia). Dinamiche familiari che vedono vittima e carnefice in un confronto-scontro continuo. A parte i casi dove esistano fattori esterni, come abusi di sostanze o malattie mentali, anche una relazione tra due persone cosiddette normali, può avere pesanti implicazioni e può sfociare nella violenza. Il perchè? Abbiamo chiesto un parere a Nada Satrcevic, filosofa della psicologia ed esperta in comunicazione e sessualità che ha spesso lavorato nel bresciano tenendo corsi di formazione e occupandosi di casi locali.

    Cosa c’è a monte di tutte queste aggressioni  in una relazione di coppia?

    All’origine di questi casi, soprattutto in ambito familiare c’è la combinazione di due soggetti, che in quella precisa relazione esprimono la propria parte aggressiva o la propria sottomissione. Succede infatti che in altri ambiti queste stesse persone abbiano un atteggiamento completamente diverso.

    Perché molte vittime rimangono tali e spesso non denunciano la situazione?

    La vittima ha quasi sempre una bassa autostima e quasi sempre c’è alla base un rapporto anaffettivo con la sua famiglia d’origine (i genitori): la vittima non conosce le regole della relazione amorosa, per cui fa di tutto per essere accettata.

    Le persone violente possono essere curate?

    Il violento è curabile, ma bisogna essere in grado di capire i suoi meccanismi per opporvisi. Spesso la vittima, riconoscendo l’avvio di questi meccanismi, potrebbe agire prima che si mettano in moto. Il cambiamento deve essere sia nel carnefice che nella vittima. Ed è proprio la vittima che deve imparare a reagire e a capire cosa sta alla base in quei momenti, perché di solito il carnefice non si pone questioni. Ovviamente stiamo parlando di casi dove non c’è una qualsiasi dipendenza da alcool o droga (che prevedono altre vie), ma una dinamica di coppia complessa. 

     

     

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