Leopaldo (Arteingenua): il prossimo assessore alla Cultura? Vedo bene Minini, Grazioli e Angelini

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(a.marsigalia) Dopo il voto alle politiche e alle regionali, Brescia ora si concentra sul prossimo appuntamento elettorale. Noti i temi più caldi, come la metropolitana, il parcheggio sotto il Castello, i conti della Loggia. Poco trattato invece il tema cultura, spesso relegato come meno importante, nonostante la vocazione, spesso dichiarata, dagli amministratori di far diventare Brescia un polo turistico, culturale e artistico. Ma questo può davvero accadere in tali condizioni economiche e sociali? Lo abbiamo chiesto a Anna Leopaldo project manager di Arteingenua, Associazione bresciana che si propone come finalità quella di sostenere lo sviluppo dell’arte contemporanea e degli artisti emergenti, non tralasciando la finalità didattica e sociale dell’arte.

D – Cultura a Brescia: la città può davvero diventare una fucina di idee e un polo attrattivo anche nell’ambito dell’arte contemporanea?
R – La nostra città è ricca di realtà che già si occupano di cultura: istituzioni come le accademie e l’università, fondazioni ed associazioni, gallerie, collezionisti,  artisti e curatori. Manca però un supporto dell’amministrazione che trasformi le riflessioni, le possibilità e i singoli progetti in un reale programma culturale di ampio respiro: Brescia ha tutte le possibilità per  affermarsi anche a livello nazionale come un polo culturale.

D – Cosa dovrebbero fare amministrazioni e enti per promuoverla?
R – Non si tratta solo di promozione ma di ripensare e condividere tutte le risorse del nostro territorio, ci sono state troppe occasioni lasciate decadere, dal Musil alla possibilità di acquisire le donazioni dei collezionisti. Dobbiamo avere il coraggio di sederci tutti insieme attorno ad un tavolo per valutare cosa ciascuno di noi può fare per Brescia, al di là delle polemiche tra le precedenti amministrazioni e ripensando il modello di cooperazione tra risorse pubbliche e dei privati.

D – In un periodo di crisi la cultura può essere ancora un motore economico?
R – I settori culturali e creativi sono una delle forze trainanti dei nuovi modelli di economia basati sulla conoscenza. A livello regionale europeo, ad esempio, esiste una netta relazione tra livello locale di concentrazione delle industrie creative (in termini di occupazione settoriale) e prosperità in termini di PIL pro capite. Ma tutto questo viene troppo spesso ignorato, pensando che la cultura non generi ricchezza e occupazione. Per elaborare un  modello di sviluppo locale a base culturale dobbiamo agire in discontinuità rispetto alle pratiche e politiche recenti:  integrando pienamente le politiche culturali all’interno delle politiche industriali e della competitività e pensando alle politiche culturali come politiche della produzione e dell’innovazione e non più soltanto come attrattiva turistica, dobbiamo elaborare anche strategie che valorizzino il patrimonio culturale e gli operatori culturali sperimentando nuovi modelli di innovazione tecnologica e sociale. “Non si tratta di conservare il passato ma di mantenere le sue promesse” diceva Theodor Adorno.

D – Chi vedrebbe bene come assessore alla cultura di Brescia?
R – Giorgio Grazioli l’attuale segretario della Congrega Apostolica, grazie anche alla sua esperienza nella Fondazione Brescia Musei sarebbe molto credibile come Assessore alla Cultura o Umberto Angelini che sta facendo un ottimo lavoro alla Fondazione del Teatro grande. Si potrebbero individuare anche altre personalità forti come Massimo Minini. Sono molto curiosa di sapere cosa succederà, speriamo non si scelga in base alle logiche di soliti clientelismi, come se la cultura non fosse una "cosa seria".

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  1. beh, sulla competenza e l’esperienza non ci saranno dubbi, ma questi riusciranno a dare spazio a menti fresche o si abbarbicheranno sulla montagna con i loro "amici"?

  2. Angelini, si è distinto soo per un’inusitata focalizzazione di nicchia sulla danza. Minini significa focalizzazione di nicchia (un po’ pochino…) sull’arte contemporanea. In quanto a Grazioli, porvenienza Fondazione CAB-Folonari e poi Brescia Musei e quindi Caritas più Congrega Apostolica rappresenta solo la sintesi fisica di "quelli che contano" a livello locale. La cultura a Brescia, dopo la sventurata esperienza con Arcai, merita ben altro Assessore con ampie competenze e ampie conoscenze, ma soprattutto una capacità di sintesi e regia progettuale mancate sino ad oggi.

  3. sono convinta anche io che ci sia bisogno di "ampie competenze e ampie conoscenze, ma soprattutto una capacità di sintesi e regia progettuale mancate sino ad oggi." ma non vorrei poi che si traducesse nell’ennesimo Atiila vorrei si ripartisse dalla nostra città con un comitato di riferimento che venisse dai diversi linguaggi che comprendesse l’importanza di dar vita ad una nuova progettualità, abbiamo tutti voglia di rinascere ma anche di nutrire il nostro territorio, vorrei lungimiranza e consapevolezza non "star" che poi prendono e non seminano…..

  4. gggiovani o no l’importante è che sappiano fare e tutti e tre sono persone serie e competenti. consideriamo che bisognerà continuare a fare "le nozze con i fichi secchi" ancora per un bel pò, con tanti soldi sono capaci quasi tutti a fare.

  5. Dove passava Attila non cresceva più l’erba. E di Attila francamente non ne ho visti in passato nè oggi ne vedo pericolosamente in circolazione. Arte contemporanea e artisti emergenti: competenza interessante vissuta, in più, da project manager. Bene, ringraziando, sentiamo adesso anche qualcun altro per proporre candidature da Assessore alla Cultura di Brescia.

  6. Non può che essere un grillino: riassumerebbe tutte le tendenze socioculturali populiste. Come dire: dall’uomo qualunque all’uomo cinquestelle. Da Giannini a Grillo. Un uomo qualunque, purché sia qualunque grillino si voglia.

  7. Competenze e capacità dimostrate sono gli unici criteri da seguire per individuare chi si deve occupare di cultura. La trasparenza sull’attività dei politici e la partecipazione e il controllo dei cittadini farà il resto (i cittadini devono imparare a interessarsi di più della città in cui vivono!). Chi sbaglia deve pagare, ma non serve arroccarsi su posizioni ideologiche (grilline, di destra o di sinistra). Bisogna che la nuova amministrazione dia un vero segnale di discontinuità con il passato (imbarazzante l’esperienza uscente). Basta investire sul cemento. La cultura deve essere sfruttata realmente come volano per l’economia, in città come nel Paese. Abbiamo risorse naturali e bellezze artistiche che il mondo ci invidia: mettiamole a frutto, prima che lo stato di abbandono in cui sono non sia più recuperabile. Smettiamo di cementificare la città e i soldi usiamoli per restauri e servizi per cultura e turismo: tutta l’economia ne beneficerà. RIAMPRIAMO LA PINACOTECA MARTINENGO, scandalosamente chiusa da oramai non so più quanti anni.
    La politica locale deve tornare a PENSARE alla città per il bene della città…abbiamo sott’occhio l’esempio da non seguire…per migliorare basta solo guardarsi intorno e copiare ciò che altrove hanno fatto già.

  8. Tendenze socioculturali populiste nel Movimento 5 Stelle ? Si sta farneticando: si chiede, al contrario, che le migliori e certificate, magari meritocratiche competenze e professionalità siano messe al servizio della città in tema culturale. Niente clientelismo, ma anche niente dilettanti o esperti "di nicchia" come mi è sembrato di dire espressamente. Ci sono, basta cercare…

  9. Segnale di cambiamento nel cambiamento : giusto indicare tre donne come prossimo Assessore alla Cultura e quindi tre brescianissime donne di cultura con competenze e conoscenze che lascio ad altri giudicare: Renata Stradiotti, Elisabetta Conti, Elisabetta Selmi. E mettiamoci pure un uomo che la Fondazione Teatro Grande ha già ampiamente "sperimentato": Umberto Fanni.

  10. bravo piergi, 4 bei nomi, con i 3 della leopaldo siamo a 7 nomi interessanti, un ampio ventaglio di ipotesi per chi dovrà scegliere

  11. ricordiamoci però che la gestione amministrativa di un assessorato non è semplice, avere competenze manageriali potrebbe essere comunque un aspetto importante, perchè non scegliere una donna o uomo che sappia gestire con serietà e trasparenza e affiancargli un consiglio riunendo alcune personalità di cultura che vengono da tradizioni differenti?

  12. Molto d’accordo con Piergi su Angelini e Minini. Il primo poi non sa nulla della città e l’assessore deve essere assolutamente ben consapevole della nostra realtà. Elisabetta conti e elisabetta selmi saranno pure colte ma non credo abbiano esperienza gestionale amministrativa…e invece sono convinta che per fare l’assessore alla cultura serva capacità di immaginare scenari gestionali e reti, predisporre strumenti legislativi ed economici, e soprattutto conoscere molto bene il mercato di arte, spettacolo, cultura in genere. Insomma una doppia competenza, organizzativa e culturale. ma soprattutto tanta, tanta, tanta onestà!!!

  13. scusi luisa, che scatole con ‘stà onestà! è un valore imprescindibile che non dovrebbe essere nemmeno tirato in ballo. quale delle persone citate nei vari post non sarebbe onesta? se vogliamo criticare le rispettive capacità è un discorso, ma se dubitiamo dell’onestà di una di queste siamo davvero messi male

  14. Cultura significa letteratura, signor Piergi? Ci sono forme di sapere/cultura superiori: la cultura scientifica e quella tecnica. Non esserne consapevoli e’ il tipico vizio italiano.

  15. sapere/cultura superiore? ma non scherziamo, diverse, certamente, con diverse "utilità", ma è come affermare con disinvoltura che è nata prima la gallina!

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