Alfa Acciai, confronto azienda-sindacato per un accordo di “solidarietà interna”

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Quello che si apre nello stabilimento di San Polo è un processo da intendere “come un momento di confronto costruttivo, piuttosto che come una vertenza, in linea con lo spirito di collaborazione che contraddistingue il rapporto tra Alfa Acciai e lavoratori, testimoniato peraltro, negli ultimi quattro anni, proprio dal ricorso alla formula del contratto di solidarietà”. Con queste parole la dirigenza dell’azienda siderurgica, leader nella produzione di tondo, definisce la partita avviata con il sindacato nel delicato e negativo contesto congiunturale del settore e del sistema produttivo del Paese.

L’azienda ha già iniziato ad affrontare con sindacati e lavoratori il problema della fine di tale tipologia di strumento. All’orizzonte infatti non si intravedono segnali di ripresa dei tradizionali mercati di sbocco, a cominciare da quello italiano, in grado di dare una svolta alla situazione di sottoutilizzo degli impianti, “che oggi marciano al 60% della capacità produttiva. Da qui la necessità di darsi una taglia più ridotta, intorno al 1.100.000 tonnellate anno di produzione, con la quale l’azienda deve trovare un nuovo equilibrio competitivo”, prosegue il vertice del gruppo siderurgico.

Il problema diventa allora quello di trovare una soluzione in grado di garantire (e accrescere) nel lungo periodo la competitività dell’azienda in un settore che da tempo soffre per una concorrenza internazionale sempre più  agguerrita e – in Italia e in Europa – per una sovraccapacità produttiva.

È necessario pertanto che azienda e sindacato si mettano in discussione per trovare un nuovo e corretto equilibrio questa volta però non destinato a fronteggiare una momentanea emergenza Sicuramente una soluzione più equilibrata, una sorta di “solidarietà interna”, che può consentire di giungere, responsabilmente e in tempi ragionevoli, ad un nuovo riassetto del sito di San Polo. Forse serve un po’ di innovazione e coraggio per trovare una formula che esprima innanzitutto una volontà di continuità nel medio periodo. Nelle prossime settimane, pertanto, azienda e sindacato approfondiranno questa formula, in un confronto aperto e costruttivo.

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UN COMMENTO

  1. Per fortuna viaggia al 60%, perchè se viaggiasse al 100% sarei già morto (io abito in parte all’Alfa. Ma come si fa a dire che lavora al 60% quando l’azienda va sempre su tre turni, emette una quantità inverosimile di fumi e alla mattina lungo via Maggia c’è la coda di camion che arriva fin dentro al piazzale dell’Alfa?

  2. E’ evidente che la focalizzazione aziendale, di questa come di tutte le altre, è solo sul punto di pareggio tra ricavi, costi fissi e costi variabili (il noto break even point). E di conseguenza il primo taglio è ai costi fissi. E tra questi ai costi delle maestranze, impiegati ed operai. Il sistema produttivo del settore era sovradimensionato già quindici anni fa con un deficit, tutto all’italiana, di tecnologia e di innovazione sui processi ed i prodotti che nel tempo si è accentuato. Tutto il resto è venuto di conseguenza…

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