Il nuovo statuto senza quote rosa infiamma Palazzo Loggia

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Uno dei piatti forti del consiglio comunale di oggi è stato il nuovo statuto di Palazzo Loggia. Diverse le novità introdotte per adeguarsi alle novità imposte da Roma, riassunte dalla presidente del consiglio Simona Bordonali. Tra queste la soppressione delle circoscrizioni, che verranno comunque sostituite dalle consulte territoriali. A deciderne il compito e le modalità di composizione (nomina o elezione) sarà l’aula nel regolamento. Ancora viene abolito il difensore civico, mentre il numero degli assessori passa da 10 (12 era il numero massimo consentito dalla legge) a 9 (con un minimo di quattro). Ma il vero oggetto della polemica è stata la questione della cosiddetta parità di genere (articolo 40). “L’auspicio è che si vada oltre il 50 per cento di donne in tutti gli organismi”, ha detto Bordonali, “ma sta soprattutto all’intelligenza e alla lungimiranza del sindaco farlo”. Una posizione ben diversa da quella di una quindicina di donne (la gran parte di lunga militanza politica) che ha distribuito un volantino – firmato dal gruppo “SeNonOraQuando” – che recitava: “sindaco Paroli, perché privare il consiglio dell’intelligenza delle donne bresciane?”. Mentre il Pd – come sottolineato dal capogruppo Emilio Del Bono – ha presentato un emendamento per “garantire il 50 per cento della rappresentanza delle nomine femminili”. Ma di ben altro avviso è stata la leghista Elena Bonometti che si è scagliata contro “il femminismo” e le “quote panda concesse dagli uomini”. Mentre la giovane Mariachiara Fornasari (Pdl) ha parlato di svilimento delle prerogative del sindaco e "di quelle donne che diventerebbero assessori solo in virtù di eventuali quote". "Invito le donne del Pd e quelle che protestano contro lo statuto", ha aggiunto, "ad andare in massa dal proprio segretario per chiedere di essere candidate". Più prudente il sindaco Adriano Paroli, che pure ha difeso la decisione di non imporre percentuali rosa. “Le proposte dell’opposizione evidenziano un principio giusto”, ha detto, “ma già la doppia preferenza cambierà le modalità di scelta per il consiglio e quando si fa una giunta vanno messi in campo criteri diversi, senza imporre vincoli. Comunque nella mia prossima squadra cercherò di fare in modo che le donne si avvicinino molto al 50 per cento”. Al dunque, però, l’Aula non è riuscita a trovare i due terzi dei voti (la quota necessaria per approvare in prima seduta lo statuto). Dunque tutto è rinviato al prossimo consiglio e alle trattative politiche che avverranno in settimana.

 

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UN COMMENTO

  1. Ritengo le capacità di molte donne mediamente superiori a quella degli uomini;L’inserimento delle donne nelle amministrazioni pubbliche tramite una legge e non per meriti propri contrasta con il criterio meritocratico da molti annunciato e mai applicato.Di legge seria per le donne se ne faccia una con urgenza, contro la violenza subita da molte donne.

  2. Verrebbe da dire che se il livello medio delle discussioni fra donne è questo, introdurrei il quoziente I (come intelligenza) come discriminante.

  3. Non siamo QUOTE, siamo DONNE con capacità critiche e indipendenza di pensiero. Mi sento umiliata dalla proposta quote rosa. Voglio essere considerata per le mie qualità, per miei meriti, per le mie capacità e le mie qualifiche, non perchè sono…rosa
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