Staminali, un decreto-legge consente a Sofia e agli altri di continuare a curarsi

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La lotta dei genitori di Sofia, Federico, Smeralda e di tutti gli altri bambini che negli ultimi mesi hanno combattuto per ottenere l’autorizzazione a continuare le cure compassionevoli a base di cellule staminali preparate con metodo stamina, ha ottenuto uno sblocco decisivo. Il Consiglio dei ministri infatti ha approvato un decreto-legge nel quale, tra le altre cose, si stabilisce che tutti i pazienti che hanno iniziato la terapia con le staminali preparate con metodo Stamina potranno portare a termine i loro protocolli anche se il laboratorio di riferimento, in questo caso quello dello messo sotto sequestro degli Spedali Civili di Brescia, non è autorizzato. “La norma – ha dichiarato il ministro Renato Balduzzi – si basa sul principio etico per cui un trattamento sanitario già avviato che non abbia dato gravi effetti collaterali non deve essere interrotto”. E lo stesso, come chiarisce lo stesso Balduzzi spiegando il nuovo decreto-legge, vale anche per i casi in cui i trattamenti siano stati avviati tramite atti preparatori (il prelievo di cellule dal paziente o da donatore destinate all’uso terapeutico) e per quelli già ordinati dall’autorità giudiziaria. “ Per tutti questi trattamenti terapeutici ci sarà un’attenta valutazione degli esiti, con l’acquisizione di tutti i dati clinici dei pazienti sottoposti al trattamento”. Ma non è tutto. D’ora in poi tutti i «medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva», di cui fanno parte anche quelli con le staminali, possono essere somministrati esclusivamente in un ospedale pubblico, nelle cliniche universitaria o negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

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