Loggia, Bragaglio: il Pd guardi al centro e Fenaroli

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Con una nota il consigliere comunale del Partito democratico Claudio Bragaglio torna sul tema delle prossime elezioni comunali. Stavolta non per sollecitare le primarie – come fatto più volte, anche di recente – ma per sollecitare il suo partito a fare scelte che guardino al centro e alle civiche, ma contemporaneamente anche al rapporto con Marco Fenaroli.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

in un suo recente intervento sulla Loggia, Federico Cancarini (Circolo Libertà Eguale) svolge riflessioni che meritano attenzione. Esamina i dati elettorali della città che lo portano a concludere che il PD deve fare scelte che “ottengano il voto del corpo centrale dell’elettorato”. Sottolinea criticamente che “il PD bresciano non ha ancora rinunciato all’ininfluente alleanza  con Sel” e che il distacco da Sel è condizione per ottenere il voto centrista in città.

Un cerchio giottesco, direi perfetto, se in politica potessimo applicare il rigore della geometria. Senza aver a che fare, per esempio, con un Grillo che manda gambe all’aria i vari geometri e i loro geometrici baricentri.

Intanto rilevo che tra i dati citati è assente un risultato di rilevante impatto. Lo schieramento di Ambrosoli, che comprende l’intero centro sinistra, raggiunge in città il 45%, a fronte del 38,6% di Maroni. Dove per lui finisca una tale significativa potenzialità non è dato sapere.

Un secondo punto che vacilla è la vera, ma troppo sbrigativa considerazione sul modesto risultato di Sel. Si dà il caso, infatti, che per la Loggia l’interlocuzione del PD è rappresentata da Marco Fenaroli, dalla sua aggregazione sociale e civica, che va ben oltre Sel. Ma anche tale fatto è del tutto ignorato. Pur in presenza d’una convergenza  sollecitata anche dal PD e da Del Bono.

Da parte mia ho avuto un’attenzione alle forze di centro, laiche e cattoliche. Sempre, non a corrente alternata. Certo, da un punto di vista d’una sinistra di governo che non ha mai creduto alla propria autosufficienza, al “Lingotto veltroniano” che azzera la presenza politica del “centro”, o alla fola del “partito unico maggioritario”. Per ritrovarsi magari poi ad appiattirsi sull’operazione centrista di Monti.

Cancarini in un’altra occasione m’ha rimproverato di volere un ritorno all’indietro, ad una “politica delle alleanze”. Indietro od avanti che sia, sostengo che senza alleanze non c’è politica di sorta. Persino un Berlusconi, con la Lega, ci ha dato ancora una lezione! Altro che ridicole polemiche sul “trattino” con il centro, indice solo d’una “boria maggioritaria”. Inconsapevoli che i “trattini” s’inventano (come viti e bulloni) non per dividere, bensì per unire forze tra loro diverse. Da preferirsi ad un avventato “amalgama malriuscito”, come è stato definito. Capiremo tra pochi giorni il futuro del PD, posto in ogni caso di fronte ad una necessaria rifondazione del proprio progetto  strategico, che sia impegnato in un complicato governo o in nuove elezioni.

Penso che il PD bresciano faccia bene a costruire interlocuzioni anche al centro, con Liste civiche. Uno spazio che purtroppo con le elezioni politiche s’è ristretto. E non per errori di Bersani, ma d’un Monti “politico”, per tutti i suoi limiti ed ambiguità.

Altro dato di analisi assente è la “tripolarità”, decisiva per la vicenda della Loggia, a seguito della presenza di M5S. A maggior ragione pensando al ballottaggio. Per il centro sinistra diventano quindi decisivi il tema e la direzione del “cambiamento”. Ben sapendo che una sovrapponibilità di programmi e di immagine dei candidati sindaci, tesi alla “conquista del centro”, non può che favorire – come da manuale –  i sindaci uscenti.

“Cambiamento”, è la scelta obbligata, per venir fuori dalla crisi politica, sociale e lavorativa che anche a Brescia drammaticamente si aggroviglia. Cambiamento anche di quadro generale, consapevoli che, anche a livello locale, molto cambierà dell’attuale polarismo e degli stessi soggetti politici.

Siamo di fronte a snodi decisivi, analoghi a quelli che Brescia, con coraggio ed originalità, ha saputo affrontare in vari difficili momenti. A metà degli anni ’70 con Trebeschi e Loda, negli anni ’92-94 con Corsini e Martinazzoli. Non saprei dire, oggi, se vi sia un effettivo spazio (per dire di volontà e capacità), prima dell’appuntamento elettorale. O sia da immaginarsi dopo, con la vittoria del centro sinistra, ponendo fine ad un ciclo politico ormai concluso, che va posto alle nostre spalle. Un ciclo che negli ultimi anni ci ha consegnato la paralisi dell’intero sistema della governabilità locale, e non della sola Loggia.

Oggi la città vive, persino con gioia, la novità del Metrò. Ma si dà il caso che essa sia anche la dimostrazione delle migliori e precedenti stagioni della politica locale. Della qualità di quelle stagioni di governo noi godiamo i frutti. Ritrovandoci oggi paralizzati in una palude politica e di classi dirigenti che ci impedisce di piantare nuovi alberi per le future generazioni. Una palude da cui è indispensabile uscire, costruendo una nuova politica locale sulle fondamenta del municipalismo civico.

Claudio Bragaglio

Consigliere comunale PD

 

 

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  1. Non ho capito niente. Riesce a spiegarlo meglio, magari meno sintetico? una ventina di paginette potrebbero bastare.
    Altrimenti leggeremo e votaremo il programma di Piattaforma civica, sufficientemente chiaro. Oppure no, non serve leggerlo, per convincersi a sostenere Onofri basta riuscire a finire di leggere le argomentazioni firmate Bragaglio.

  2. E’ fin patetico il consigliere Bragaglio che, adesso, a giochi ormai quasi fatti parli di cambiamento. Un cambiamento che sembrerebbe potersi attuare dopo un’eventuale vittoria del centro sinistra guidata dal vecchio, dall’immobilismo, da tutto ciò che cambiamento non è.
    Se Bragaglio credesse in ciò che scrive, chiuderebbe dichiarando che lui non si candida più e che anzi si adopererebbe affinché i tanti nomi di apparato e le liturgie ad essi collegate, lo seguissero. Ma ovviamente non lo farà sottintendento nel cambiamento evocato il celebre adagio ‘cambiare tutto, per non cambiare nulla’.
    Il PD bresciano e la cozzaglia di partini e liste civiche-civetta che stanno fiorendo come funghi in queste ultime settimane, si schianteranno nuovamente contro un muro per non aver messo in atto un vero cambiamento.

  3. Il compagno Bragaglio all’ultimo minuto, come da tradizione, si allinea e decide di sostenere la linea Del Bono-De Martin, che gli abbiano garantito la ricandidatura??? Comunque sia, meglio tardi che mai.

  4. Atto finale di Claudio Bragaglio. In sintesi: gli stolti Del Bono e PD vinceranno al secondo turno, pagando dazio agli alleati aggregatisi solo al ballottaggio. A questo primo problema di governo, se ne sovrapporrà un altro: nel nuovo assetto tripolare ci sarà una doppia opposizione, una esperta di centrodestra e una urticante pentastellata. Questa è la palude politica, dove non si possono piantare nuovi alberi per le generazioni future. Che poi la qualità delle precedenti stagioni di governo di identifichi con il Metrobus, mi fa pensare che quel quasi miliardo di euro in cassa forse oggi permetterebbe a qualsiasi nuova classe dirigente politica di piantare non qualche nuovo alberello, ma acquistare decine di ulivi già centenari…

  5. concordo con piergi ( ahime’ ) Del Bono e PD vinceranno al secondo turno non per meriti della sinistra e nemmeno per demeriti del centrodestra ma solo per il fattore M5S che al ballottaggio non si schierera’ con nessuno e come a Milano lascera’ liberta’ di voto dicendo ovviamente che tra i 2 se proprio dovesse andare a votare sceglierebbe il meno peggio ( spingendo per il candidato della sinistra ) ed ancora una volta i vendoliani partito con percentuali da 4 gatti cosi come in parlamento raccoglieranno molto piu’ di quello che avevano seminato.

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