Il kaki di Nagasaki arriva a Berlingo, Bovezzo, Malegno, Mura e alla scuola Ugolini di Brescia

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Sono trascorsi quasi tredici anni da quando a Brescia venne piantato nel cortile di S. Giulia il primo albero di kaki discendente da quello vittima della bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945. Adesso esso è cresciuto – accanto all’albero di aogiri – l’albero del parasole proveniente da Hiroshima – e con i frutti che produce annualmente ci ricorda che la vita è più forte della morte e la pace deve prevalere sulla logica della guerra.All’origine di questo progetto della “memoria” ci sono due giapponesi: lo studioso e botanico Masayuki Ebinuma che nel 1994 cominciò a far crescere delle pianticelle dai semi di kaki del vecchio albero sopravvissuto a Nagasaki e il giovane artista Tatsuo Miyajima che ebbe l’idea di diffondere nel mondo, anche come forma d’arte, gli ideali che queste pianticelle nate da un kaki colpito dalle radiazioni atomiche potevano ispirare: risveglio della nostra coscienza di pace e di rispetto dei diritti umani sempre e dappertutto; comprensione, solidarietà e amicizia tra i popoli; rispetto per l’ambiente e ammirazione dell’arte, come linguaggio universale, che stimola lo stupore verso la bellezza e il desiderio di migliorare la nostra condizione umana. Nella seconda settimana di aprile di quest’anno, alla presenza del padre dei kaki di Nagasaki – il Dott. Ebinuma – le giovani piante di kaki provenienti dal Giappone saranno piantumate a Berlingo, Bovezzo, Malegno, Mura e presso la scuola Ugolini di Brescia. La delegazione giapponese si sposterà poi in altre parti d’Italia per le cerimonie di piantumazione del kaki a Roma, Salerno, Foggia… Nel Bresciano, con quest’anno diventano 38 le località dove sta crescendo il kaki di Nagasaki e 38 sono le comunità dove si è riflettuto a lungo sul significato e l’impegno a cui questa piantumazione rimanda: nessuno può esimersi dall’impegnarsi concretamente per la pace che è il bene più grande per gli individui, la società e il mondo intero.

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