Il Bigio sul Guardian, Labolani: “Cara Lizzy Davies non venirci ad insegnare cos’è il nostro passato”

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In merito al recente articolo del Guardian sulla statua del Bigio interviene l’Assessore Mario Labolani che bacchetta sia la scelta dell’argomento che la stessa gionalista Lizzy Davies che ha firmato il pezzo.

DI SEGUITO IL COMUNICATO INTEGRALE

"Quando ho appreso che l’inglese The Guardian aveva dedicato un pezzo alla polemica del Bigio (si noti bene: alla polemica, non alla notizia o ad una case-history storico-artistica) mi sono stupito che avesse preferito tale argomento (se proprio a Brescia era interessato il tabloid), piuttosto che parlare della nostra nuova ed invidiata metropolitana, della Mille Miglia, il Capitolino (ora vanto UNESCO), o la splendida Santa Giulia… Ma no: quello che ha attirato l’attenzione era il ripristino di una statua. Una delle tante opere che la nostra amministrazione ha recuperato. Così, il giornale di Manchester che si è sempre fatto un vanto dell’essere l’unico quotidiano britannico a diffusione nazionale privo di un proprietario ed indipendente rispetto ai partiti politici, ha pensato bene di farne un caso, politico appunto (forse il Bigio, non ne ero al corrente, ha in passato militato in qualche partito o si è distinto per affermazioni provocatorie?!). Comunque, l’opera del Dazzi (che a proposito è citato solo per la fantomatica frase de-contestualizzata "anche se vogliono tirarlo giù, non mi interessa affatto" e non per i suoi innegabili meriti artistici) proprio sembra aver offeso la sensibilità anglosassone. Mi chiedo se in ossequio dovremmo demolire tutta piazza Vittoria e i molti edifici bresciani dei primi del secolo, il vittoriale o, di più: cancellare ogni simbolo archeologico della nostra penisola in cui campeggi un fascio littorio… Già perché forse la giornalista (che dubito abbia visitato la nostra città) non si è resa conto che il Bigio altro non è che uno dei tasselli mancanti al ripristino, in chiave filologica, dell’originaria struttura di un’intera area cui il Comune ha messo mano non per sfizio ma per precisa volontà, come altrove, di restituire alla città la sua dignità architettonica, storica ed artistica. Lungi da me pensare poi che vi sia della malizia dietro il fatto che le affermazioni del giornale inglese siano state “educate” da una qualche parte politica che voglia strumentalizzare la questione Bigio proprio quando a Brescia si sta andando al voto… D’altronde a quanto pare non sarei all’altezza di esprimere giudizi: a quanto pare (articolo docet), ora sono l’American University di Roma e l’University College di Londra a doverci insegare la nostra storia…. A istruirci sul fatto che “negli ultimi 20 anni il fascismo in Italia è stato riabilitato”… E io che non lo sapevo!… Infine si tira in ballo l’Olocausto e il nazismo: perché certo il Bigio deve centrare ed espiare entrambi… e in più è proprio vicino ad “una targa commemorativa ad Alberto Dalla Volta, amico di Primo Levi ad Auschwitz” e “a Piazza della Loggia, dove sono commemorate le vittime del 1974”.

Cara Lizzy Davies: non venirci ad insegnare cos’è il nostro passato… la nostra giunta e tutti i cittadini bresciani hanno sempre pianto e commemorato com’è doveroso quelle vittime così come i caduti di tutte le guerre (abbiamo da poco dedicato un monumento anche ai morti dei bombardamenti così come steli ai caduti del risorgimento), il tutto mentre i nostri ragazzi facevano viaggi organizzati nei lager nazisti e si pubblicavano libri di storia locale…Brescia è una delle poche città ad aver inaugurato il Giardino dei Giusti (a Manchester c’è?), il Percorso della Memoria (che ricorda le centinaia di vittime del terrorismo e della criminalità), le formelle che ricordano i deportati bresciani, poste davanti alle loro abitazioni…

Chissà se Lizzy (a Roma come corrispondente di The Guardian), è un’amante della coda alla vaccinara?! Spero di no per lei: perché se comincia a proporre l’abbattimento del Palazzo della Civiltà Italiana o dell’Archivio Centrale, oppure di mettere al rogo le opere di Livio e Cicerone… le toccherà rinunciare a frequentare le trattorie di Trastevere e riabituarsi ai fish & chips…

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  1. Insiste Labolani sul concetto di recupero esclusivamente in chiave filologica del progetto architettonico del Piacentini. E io insito allora, soprattutto con Arcai e Labolani, nel completare l’originarietà con l’unico tassello mancante: il bassorilievo nella Torre della Rivoluzione (così si chiamava quella dove si vede l’orologio) raffigurante Benito Mussolini a cavallo. Si vada fino in fondo per confermare che non vi è alcuna dietrologia e per sgombrare il campo da qualsiasi illazione di ispirazione nostalgica.

  2. A me la statua del Bigio non piace e non ne farei un’affare di stato…. Allora abbattiamo il pulpito di paizza Vittoria? NOn è che sia meno fascista….

  3. Non si capisce mai se Labolani ci fa o ci è. Anche se in questo caso possiamo giustificarlo. Molto probabilmente non capisce un gran bene l’inglese, altrimenti non ci si spiegherebbe come non abbia compreso subito perché la giornalista parla del Bigio a Brescia e non del Capitolium (che non è patrimonio dell’Unesco in quanto l’Unesco ha "eletto" il percorso longobardo e il Capitolium è antecedente all’invasione longobarda) o di altre bellezze della nostra città.

  4. Labolani puo’ anche risultare antipatico,ma su questo argomento ha perfettamente ragione.Mischiare arte e politica e’ triste….

  5. Poi ci lamentiamo se all’estero ridono di noi. Un tale esempio di provincialismo intriso di sentimento anti-inglese da ventennio è indegno di un rappresentante pubblico. Un assessore, poi.. Come segnala Andrea2, cerchi almeno di prepararsi, quando vuole rivendicare successi in campo culturale alla propria città.
    E ancora, come tanti continuano a ripetere, la solita balla del "E allora abbattiamo questo…" In che lingua ve lo si deve dire, perché vi entri in testa, che nessuno vuole abbattere niente? Si vuole evitare che dei nostalgici senza idee spendano 3-400mila euro di soldi *pubblici* per rimettere in piedi i soldatini del loro passato…

  6. "il Bigio altro non è che uno dei tasselli mancanti al ripristino, in chiave filologica, dell’originaria struttura di un’intera area cui il Comune ha messo mano non per sfizio ma per precisa volontà, come altrove, di restituire alla città la sua dignità architettonica, storica ed artistica. " Ah? E io che pensavo che l’originale Piazza Vittoria fosse un quartiere storico medievale…forse sarebbe quella la sua vera ristrutturazione? Di certo difficile e impossibile, ma allora non ci si dica che si vuole riportare la Piazza al suo stato originale, che nulla ha di artistico e, soprattutto, di filologico/archeolog ico, essendo stata costruita fra il 1927 e il 1932. Diciamo, Labolani, che di statue "vere&q uot; nei magazzini del nostro meraviglioso S. Giulia ce ne sono, ma sono nascoste a marcire, ecco la verità, altro che vanto. Gli inglesi la vedono lunga, più di voi "fantomatic i esperti d’arte"!&qu ot;il Bigio altro non è che uno dei tasselli mancanti al ripristino, in chiave filologica, dell’originaria struttura di un’intera area cui il Comune ha messo mano non per sfizio ma per precisa volontà, come altrove, di restituire alla città la sua dignità architettonica, storica ed artistica. " Ah? E io che pensavo che l’originale Piazza Vittoria fosse un quartiere storico medievale…forse sarebbe quella la sua vera ristrutturazione? Di certo difficile e impossibile, ma allora non ci si dica che si vuole riportare la Piazza al suo stato originale, che nulla ha di artistico e, soprattutto, di filologico/archeolog ico, essendo stata costruita fra il 1927 e il 1932. Diciamo, Labolani, che di statue "vere" nei magazzini del nostro meraviglioso S. Giulia ce ne sono, ma sono nascoste a marcire, ecco la verità, altro che vanto. Gli inglesi la vedono lunga, più di voi "fantomatici esperti d’arte"!

  7. pare che l’edizione di domani del Times dedichi un’intera pagina alla Pensilina, al Cubo Bianco e ad altre opere del noto assessore. Ecco perchè gli inglesi ci invidiano: noi ciavemo er Labo e loro no.

  8. Ne ha scritte di sciocchezze, ma la più bella è aver definito il Guardian un *tabloid*. Piacerebbe eh? E invece è uno dei quotidiani più autorevoli del mondo.Ne ha scritte di sciocchezze, ma la più bella è aver definito il Guardian un "tabloid". Piacerebbe eh? E invece è uno dei quotidiani più autorevoli del mondo.

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