Onofri dà i voti a Paroli: in cinque anni 7 cose buone e 28 tra omissioni ed errori

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POLITICA A BRESCIA - Adriano Paroli (ex sindaco di Brescia) - diritti Andrea Tortelli
POLITICA A BRESCIA - Adriano Paroli (ex sindaco di Brescia) - diritti Andrea Tortelli

Sette cose buone fatte, 22 “peccati omissivi” e 6 “idee sbagliate o errori”. E’ questo secondo il civico Francesco Onofri il bilancio dell’operato della giunta Paroli nell’ultimo quinquennio. Onofri, in particolare, accusa il sindaco di “assenza di indirizzo politico” e “mancanza di una visione della città”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE

Un giudizio su questi anni di amministrazione di Adriano Paroli. Cinque anni fa si votava per il nuovo sindaco. Proviamo a fare allora un bilancio di questa Giunta.

LE COSE BUONE

Cominciamo dalle cose buone che sono state fatte.

Anzitutto Paroli ha nominato un vicesindaco sgobbone, esponente di un partito, la Lega, che io considero vecchio tanto quanto gli altri, ma almeno è un lavoratore ed è vicino ai cittadini, molto più del sindaco.

Ha fatto alcune nomine giuste: penso – faccio qualche esempio – all’assessore Pedretti, a Paolo Valerio in OMB International, a Franco Dusina alla Centrale del Latte, a Marcella Bonafini a Casa Industria.

Ha aderito al “patto dei sindaci”, potenziato Bicimia, ripedonalizzato il centro e le piazze, introdotto il wi-fi in città.

Ha aggiustato il piano finanziario del metrobus, grazie anche alla bravura del dott. Alessandro Beltrami, funzionario del Comune responsabile dei “conti”.

Ha rilanciato il Teatro Grande, e con la nuova fondazione, sotto la guida di un giovane soprintendente e di un buon consiglio ha ottenuto buoni risultati.

Il CTB ha lavorato bene.

La gestione ordinaria del Comune non ha subito scossoni (a parte lo scadente stato di salute delle strade).

LE COSE CATTIVE

E adesso invece le dolenti note, dolentissime.

Un sindaco assente

Se una persona non si dedica anima e corpo al mestiere di Sindaco perché per 4/5 del mandato ha anche l’ incarico di parlamentare (e ha smesso di avercelo solo perché è stato obbligato), se non ha tempo né voglia di ricevere i cittadini, se troppe volte promette che farà cose che poi invece non fa (a noi di farci vedere il bilancio, a suo fratello di mettere un freno al chiasso notturno insopportabile della movida del Carmine), allora vuol dire che non è portato per fare il Sindaco. Faccia altro. Non lo obbliga nessuno. Se almeno stando a Roma quattro anni avesse ottenuto dal Ministero un’accelerazione sulla bonifica dell’area Caffaro, avrebbe attenuato la colpa delle sue lunghe assenze.

Sarebbe bello sapere quante volte è andato dal Ministro dell’ambiente Prestigiacomo, sua collega di partito, a parlare della Caffaro.

Le omissioni

I “peccati omissivi” sono sempre i più gravi.

Non ha risolto l’emergenza del Cesio 137 della cava ex Piccinelli.

Non ha riorganizzato la macchina del Comune lasciando una pesantissima eredità a chi verrà dopo di lui, al limite della sostenibilità economica.

Non ha ridotto i dirigenti del Comune.

Non ha ridotto le consulenze.

Non ha accorpato le società del gruppo Brescia Mobilità lasciando inalterato lo scandaloso numero di poltrone pagate dal contribuente.

Non ha aperto un luogo di confronto permanente tra università, scuola, imprese e lavoratori per favorire buone relazioni e opportunità di crescita imprenditoriale e di impiego.

Non ha destinato somme congrue all’ambiente nel bilancio (solo 250.000 euro all’anno).

Non ha fatto diventare Brescia vera protagonista dei circuiti turistici e di Expo 2015.

Non ha preparato per tempo la città alla metropolitana (parcheggi di scambio, rete di autobus, biglietto unico).

Non ha trovato una soluzione per la logistica ferroviaria della “piccola velocità”.

Non ha difeso a voce alta la Mille Miglia dagli attentati contro la sua brescianità.

Non ha pensato agli anziani quando ha previsto altri centri commerciali che danneggiano i negozi e non realizzando – come si poteva fare con denari sprecati in acquisti inutili e in consulenze – residenze protette per anziani nei quartieri, vicino alle famiglie.

Non ha risolto il problema dello stadio e del palazzetto dello sport, come aveva promesso.

Non ha potenziato le strutture sportive di quartiere.

Non ha aumentato la raccolta differenziata come ci impone la legge. Non ha stanziato i soldi promessi per le piste ciclabili.

Non ha vivacizzato il centro storico, trascurando il progetto di piazza Vittoria come “location” prestigiosa per firme e marchi importanti da invitare.

Non ha frenato il consumo del territorio danneggiando ambiente e abbattendo il valore delle case dei bresciani.

Non ha realizzato né iniziato il parco delle cave.

Non ha presentato il bilancio preventivo del 2013.

Non ci ha fatto vedere i conti del Comune, dopo che l’aveva promesso a tutti i candidati sindaco e dopo che gliel’avevamo chiesto formalmente.

Non ha realizzato niente di nuovo in castello, né in Maddalena.

Non ha realizzato la maggior parte del suo programma del 2008.

Le idee sbagliate e gli errori

Le sue idee forti (su tutte la “cittadella dello sport” a San Polo e “sede unica” del Comune) sono un’assurdità urbanistica, economica, ambientale e per la mobilità.

L’altra idea, quella del parcheggio sotto il castello, fa concorrenza al metrobus e rischia di causare un pesante deficit alla casse comunali, perché costruzione e gestione non saranno affidate a una società specializzata esterna, ma ad una società del Comune che correrà tutti i rischi dell’impresa.

Ha fatto diverse nomine in A2A ancora figlie del “manuale Cencelli”.

Nelle altre società partecipate ha confermato alcuni vecchi notabili e professionisti di partito della politica bresciana, che è giunta davvero l’ora che passino la mano.

Ha affidato al suo commercialista di fiducia incarichi di revisore dei conti in ben 15 società o enti comunali, non tutti a titolo gratuito.

La causa persa del bonus bebè, l’uso disinvolto delle carte di credito, i soldi regalati ad Artematica, le sanzioni per eccesso di velocità, gli acquisti di immobili da decine di milioni di euro e a prezzi totalmente fuori mercato (quando il Comune ne possiede molti vuoti che hanno bisogno di urgenti manutenzioni), un PGT vecchio nella sua impostazione e molto criticato anche dalle categorie completano il quadro delle scelte sbagliate.

Mancanza di visione

In sintesi emerge un’assenza di indirizzo politico, la mancanza di una visione della città.

Peccato, perché questi primi cinque anni della crisi avrebbero potuto essere impiegati bene, con lungimiranza, grazie anche all’entusiasmo di una squadra nuova e di forze politiche che entravano per la prima volta in Loggia. Nel 2008 avevamo visto l’utilità di un cambiamento, dopo troppi anni di potere in mano alla stessa parte. In democrazia il cambiamento è spesso salutare. Ma a Brescia il ricambio non ha funzionato.

E tanti elettori di centro destra oggi sono molto, molto delusi. Brescia ha davvero bisogno di voltare pagina, adesso.

 

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1 COMMENT

  1. Un neo, un neo non da poco. Il Teatro Grande sarebbe stato rilanciato ? Rispetto a quando ? Il giovane soprintendente in cosa si sarebbe distinto se non per la sua ossessiva e monotematica proposizione di danza e balletti ? La Fondazione avrebbe un progetto culturalmente chiaro o una visione di insieme definita ? Qualcuno sa quanto si spende, o meglio si risparmia, all’estero per livelli qualitativi di ben altro profilo ? Tra soprintendente e membri della Fondazione chi ha solide basi culturali riguardo, per esempio, all’opera lirica, alla musica sinfonica, alla musica da camera, al panorama internazionale che compone l’offerta complessiva ? Che nessuno risponda con la parola managerialità, perchè strategie e gestione del business sono assai discutibili. Si salva il Ctb, indubbiamente.

  2. Diciamo che Onofri ha disperatamente cercato almeno tre quattro punti per non fare le solite figuracce di Del Bono, bravissimo a polemizzare sterilmente ma incapace di proporsi in modo convincente. Quindi ci sta che anche che si apprezzi, almeno, un parziale rilancio del Teatro Grande, il cui cambio di gestione sicuramente implica anche difficoltà di avvio.

  3. se va avanti così il due per cento lo prende Del Bono, a meno che, come possibile, Fenaroli non diventi il candidato. Allora rischiano il quattro per cento. Chi vivrà vedrà

  4. Ma scusi caro Onofri, sulla base di quale criterio la nomina di Paolo Valerio sarebbe una cosa positiva da riconoscere a Paroli??? Capisco le nomine di Dusina e Pedretti, Bonafini, ma Valerio che “c’azzecca”? O il fatto che sia un suo amico personale, membro di Officina e nella sua lista nelle scorse elezioni ne fa automaticamente una persona “nominabile”?
    In più, Valerio non solo è stato nominato da Paroli , Presidente del CdA di OMB International, ma anche Direttore Generale della stessa azienda, senza alcuna pubblica selezione tra diversi candidati, come invece le norme imporrebbero, mi scusi ma questo è clientelismo …

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