Al Nuovo Eden “Sfiorando il muro” di Silvia Giralucci, la figlia di una vittima delle Brigate Rosse

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Mercoledì 22 maggio alle ore 20.30 il Nuovo Eden ospita in prima visione per Brescia la presentazione del documentario "Sfiorando il muro" di Silvia Giralucci e Luca Ricciardi. Silvia Giralucci è la figlia di una delle prime vittime delle Brigate Rosse. Attraverso lo sguardo di una bambina che perde prematuramente il padre e che cresce nel silenzio del dolore trova il coraggio di ripercorrere quegli anni tragici alla ricerca di risposte personali e storiche intervistando e parlando con alcuni dei maggiori protagonisti di un’epoca oscura. Sfiorando il muro è stato presentato alla 69ma Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Proiezioni Speciali Fuori Concorso.

 

L’autrice sarà presente in sala per incontrare il pubblico. La serata è organizzata da Casa della Memoria in occasione degli eventi per il ricordo del 39mo anniversario della strage di Piazza della Loggia.

 Sfiorando il muro è un film documentario che indaga gli anni Settanta con una luce inedita. Un film rivolto a chi oggi ha vent’anni per capire quel decennio ma anche a chi ne ha sessanta per ricordare ed elaborare. È un viaggio in prima persona nella memoria divisa degli anni Settanta attraverso storie di persone tra loro antitetiche, che in qualche modo per l’autrice diventa un modo di riconciliarsi con la memoria del padre, Graziano Giralucci, ucciso dalle Brigate rosse con Giuseppe Mazzola il 17 giugno 1974 nella sede del MSI di Padova. Una vittima da una parte esaltata come un martire dalla sua comunità politica, dall’altra a lungo considerata colpevole per il solo fatto di essere di destra. Per lei, un papà presente solo nei sogni, rimasto impigliato nell’attimo in cui la violenza politica è diventata terrorismo.

Sottolinea la regista Silvia Giralucci: “Sono partita dalle immagini che apparivano nella nebbia dei ricordi della mia infanzia come insegne al neon: scritte sui muri, spezzoni di telegiornali, frasi monche in famiglia. E poi sono andata a cercare i testimoni, persone che, nella diversità delle storie e degli orizzonti di riferimento, hanno rischiato molto per tener fede ai loro ideali”.

“Nel muro di fronte alla casa di mia nonna, una casa popolare di un quartiere periferico di Padova, campeggiava la scritta rossa:“Fuori i compagni del 7 aprile” . Accanto falce e martello. La leggevo e ogni volta mi interrogavo sul significato. Non facevo domande. Avevo imparato a non farne per non creare disagio attorno a me. Mio papà, Graziano Giralucci, militante del Msi, era stato ucciso dalle Brigate Rosse, e in famiglia era di fatto vietato parlare di politica. L’omicidio di mio papà e di Giuseppe Mazzola, il 17 giugno del 1974 nella sede del Msi di via Zabarella a Padova, segnò per le Br il “salto del fosso”, dalle azioni dimostrative agli omicidi. Per me, che avevo appena compiuto tre anni, fu l’inizio di un vuoto, affettivo, materiale, sociale e anche politico. Sono passati 35 anni e anch’io adesso ho voglia di capire e di superare. Non un mio problema personale, ma il problema di una città, di una generazione, di un Paese, che per un periodo ha vissuto la politica come un valore omnipervasivo che oscurava persino la pietas per i morti dell’altra parte politica”.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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UN COMMENTO

  1. Cosa c’entra un documentario dichiaratamente di parte (quella della destra estrema, non certo lontana dagli ambienti politici ed istituzionali responsabili dell’eccidio del 28 Maggio), visto che si basa sull’esperienza di una persona tragicamente coinvolta a livello personale nella spirale di violenza degli anni 70, con l’anniversario della strage fascista e di Stato di Piazza della Loggia? L’unica spiegazione plausibile per una scelta del genere è la volontà di continuare a spargere nebbia e confusione su una storia ancora troppo pericolosa per gli interessi di qualcuno. Non stupiamoci se i ragazzi delle scuole superiori credono che la strage di Piazza della Loggia sia stata opera delle Brigate Rosse: la colpa è di chi avalla iniziative come questa.

  2. Guardi Mario che la Casa della Memoria è: Soci fondatori sono il Comune di Brescia, la Provincia di Brescia e l’Associazione tra i familiari dei caduti della strage di Piazza della Loggia – Brescia – del 28 maggio 1974, costituita il 6 luglio 1982, a seguito della prima sentenza di appello del processo sulla strage.

    La Casa della Memoria si trova in uno stabile del Comune, da cui, insieme alla provincia, è finanziata.

    Nello statuto del 2004 si legge la denominazione precisa: “Casa della Memoria – centro di iniziativa e documentazione sulla strage di Piazza della Loggia, sulla strategia della tensione”.

    poi può anche polemizzare con chi ha avuto morti in casa…..veda un pò lei.
    Di sicuro guidare guardando solo negli specchietti retrovisori, con i tappi nelle orecchie, ecc ci porta solo a lasciarci le penne.

  3. Non intendo affatto polemizzare, e non mi pare di averlo fatto, con chi ricorda come crede i suoi morti, tantomeno se si tratta di famigliari strettissimi. Critico, invece, chi accosta (innocentemente?) fatti diversissimi quali la strage di Brescia e l’omicidio di due militanti di estrema destra. E’ come se, per esempio, in una Giornata della Memoria per le vittime dei campi di concentramento nazifascisti si proponesse un’iniziativa sulle vittime dei bombardamenti alleati sulla Germania o sui morti repubblichini: il contesto storico – temporale è lo stesso, ma la memoria deve saper distinguere, altrimenti si fa un minestrone che non permette di comprendere nulla. Che poi a mettere in campo iniziative a mio parere fuori luogo nello specifico delle commemorazioni della strage siano istituti ed istituzioni che dovrebbero farsi carico di trasmettere conoscenza e perpetuare la memoria (e per questo è indispensabile anche guardare negli specchietti retrovisori) è solo un’aggravante. Oltretutto, se fissiamo lo sguardo sul parabrezza anteriore, vediamo che la minaccia neofascista e neonazista non è affatto debellata, né nella nostra città, né in Italia, nè in Europa ed è, per questo, molto pericoloso ingenerare confusione, specie nei più giovani.

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