Mille Miglia, Gaburri (1000Miglia Srl): missione compiuta, ma bisogna tutelare il marchio

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(a.t.) “Sono un appassionato di auto storiche, ma della Mille Miglia sono innamorato da sempre: ricordo ancora con emozione l’edizione del 1956 in cui, insieme a mio padre, vidi arrivare in piazza Vittoria per la punzonatura lo squadrone Ferrari”. Quest’anno, dopo 21 anni senza perdere un colpo, Roberto Gaburri non ha potuto prendere parte alla kermesse. Ma la giustificazione per non presentarsi al via con la sua brescianissima Om Superba del 1928 era davvero valida. Gaburri è infatti il presidente della società (la 1000Miglia Srl) costituita dall’Aci con il compito di organizzare l’edizione del 2013 e portare soldi freschi nelle casse dell’ente di via Enzo Ferrari. “Missione riuscita”, spiega lui in questa intervista a Bsnews.it.

A chi dice che l’ultima è stata un’edizione sotto tono rispetto a quelle degli ultimi anni che risponde?

Si tratta di una valutazione soggettiva. E purtroppo molti giudizi sono viziati da invidia. Chi ama la kermesse afferma che questa è stata una grande edizione, all’altezza della fama che la corsa ha in Italia e nel Mondo. Penso che a parlare siano i fatti, come le migliaia di persone che ci hanno accompagnato lungo il percorso. Sono molto soddisfatto della gara di quest’anno.

Quanto ha influito il cambio in corsa dell’amministratore delegato? Stefano Sacco è stato nominato a luglio e si è dimesso a febbraio.

La decisione di Sacco di cambiare lavoro è stata uno stimolo per me e per tutta la squadra, che aveva un solo obiettivo: organizzare la gara nel migliore dei modi.

La crisi invece ha pesato? Gli iscritti italiani sono diminuiti sensibilmente in favore degli stranieri…

Non poco. Le istituzioni ci hanno messo a disposizione servizi, ma non risorse economiche. Inoltre conosco diversi imprenditori che amano la corsa, ma – avendo aziende in difficoltà – per rispetto delle proprie maestranze hanno deciso di non partecipare. In compenso sono cresciuti gli stranieri, che sono arrivati al 70 per cento dei partecipanti.

La Mille Miglia è una ricchezza della città e dovrebbe distribuire valore al territorio. Ma oggi si discute principalmente dell’utile che gli organizzatori devono distribuire all’Aci. Come si conciliano queste due esigenze?

La Mille Miglia continua a distribuire ricchezza sul territorio. Fino a ieri i gestori non erano bresciani: oggi i dipendenti vivono qui, le tipografie hanno sede nella Leonessa e via dicendo. Insomma: le due esigenze sono assolutamente conciliabili, si tratta soltanto di lavorare molto sulle tante realtà che sono affezionate alla kermesse e predisporre un piano pluriennale. Quanto al resto non voglio avventurarmi in paragoni con il passato: apprezzo quanto di buono è stato fatto perché dobbiamo dire grazie a tutti se la corsa dal 1927 è crescita tanto.

Tra la gestione in house e quella affidata a privati quali vantaggi e quali gli svantaggi?

La differenza tra i due mondi è enorme. Lavorare in una realtà privata significa prendere decisioni rapide e in prima persona, mentre nel pubblico tutto passa attraverso bandi di gara e procedure che devono garantire la massima trasparenza. Insomma: i tempi si allungano.

Per il prossimo anno cosa modificherebbe rispetto al 2013? Che novità mettereste in campo?

Le novità principali riguarderanno soprattutto il percorso e la regolamentazione. E una delle priorità sarà lavorare ancora di più sulla sicurezza. Oggi il problema sono le vetture al seguito, intrusi innamorati della corsa che però lungo il percorso compiono spesso azioni inimmaginabili. Grazie alla polizia stradale quest’anno siamo riusciti a imbrigliare qualche scalmanato, ma per risolvere il problema alla radice si può fare poco. Anche se stiamo studiando nuove soluzioni. Quanto, invece, al percorso 2014 non posso ancora svelare nulla nulla. Ma sarà d’effetto e sarà un buon mix di piccoli gioielli e grandi città, perché una corsa che guarda agli stranieri non può dimenticare le città d’arte più rinomate. L’appuntamento è in viale Rebuffone, a Brescia, dal 14 al 18 maggio 2014.

Ma ha in testa una Mille Miglia bresciana o una Mille Miglia italiana?

Una Mille miglia non solo bresciana, non solo italiana, ma mondiale.

Voi siete nati per tutelare la brescianità. C’è anche una questione di tutela del marchio, che potrebbe finire per sempre in mani romane…

Il pericolo esiste. E io mi batterò fino all’ultimo affinché proprietà e gestione rimangano bresciane. Sia chiaro non sto difendendo il mio ruolo. Sono un appassionato al servizio della Mille Miglia, non viceversa: c’è spazio per chiunque abbia la voglia e la capacità di prendersi questo incarico.

Non pensa che affidare il marchio a una fondazione possa essere una soluzione per risolvere questa situazione?

Certamente è necessario blindare il marchio. I consulenti e il commissario prefettizio dell’Aci stanno già lavorando per definire la forma migliore. Non mi sento di aggiungere altro: si tratta di questioni che non mi competono, e che richiedono competenze legali.

Già. Ma da bresciano e da appassionato di Mille Miglia pensa che la tutela del marchio debba passare per la cessione da parte dell’Aci?

Il marchio Mille Miglia suscita grandi appetiti e sarebbe positivo se le istituzioni bresciane – Comune, Provincia e Camera di Commercio – trovassero una forma di collaborazione con l’Aci per tutelarlo meglio. Certamente il passaggio al “privato” permetterebbe di agire in maniera un po’ più snella. Ma le fondazioni sono enti diversi dagli altri e hanno regole molto precise. Non se quella possa essere la soluzione giusta.

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UN COMMENTO

  1. GABURRI E’ UNA PERSONA SERIA, MA ALLA MILLE MIGLIA SERVE UN GRANDE ORGANIZZATORE INTERNAZIONALE… CHE SIA ARABO, ROMANO O PADANO POI POCO IMPORTA.

  2. con tutto il rispetto per Gaburri, ma credo che l’AC Brescia dovrebbe ridurre al minimo il rischio connesso all’organizzazione della MM e massimizzare il profitto: gara d’appalto e professionisti alla gestione!

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