Onofri: da questo consiglio mi sarei aspettato di più

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Con una nota intitolata “il primo passo”, il consigliere civico Francesco Onofri è intervenuto sul consiglio comunale di oggi, spiegando il suo comportamento in aula e criticando il percorso che ha portato alla designazione del presidente del consiglio comunale.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

Confesso che mi attendevo di più dal mio primo consiglio comunale. Entriamo in cinque anni durissimi. Siamo su un’imbarcazione malferma in acque tempestose, e il comandante della nave ogni tanto dovrà poter contare sulla parte dell’equipaggio che meno gli è amica, ma di cui potrebbe aver politicamente bisogno per il bene della città. E invece che accade? Accade che il candidato alla presidenza del consiglio – il garante delle regole che rappresenta l’intero organo consiliare e che non a caso può essere eletto nei primi due scrutini solo con una maggioranza qualificata di 2/3 – è stato indicato senza un previo confronto nemmeno informale con la minoranza. Bastavano alcune telefonate o anche solo un caffè coi capigruppo venerdì. Si poteva e doveva chiedere un parere sulle due figure papabili, Laura Parenza e Giuseppe Ungari, stimabili e valide entrambe, o almeno dar conto delle ragioni di una scelta e aprire da subito un dialogo. E invece tutto è avvenuto in modo brusco, irriguardoso dei rispettivi ruoli e politicamente debole. Non bastasse, il capogruppo del Pd Fabio Capra oggi ha fatto un discorso molto aggressivo, fuori tema e fuori luogo, dimenticandosi che non è più all’opposizione. Donatella Albini ha confuso le libere e pacifiche elezioni del maggio 2013 con il 25 aprile del 1945. Inevitabili a quel punto le risposte di Giorgio Maione, Fabio Rolfi e Nini Ferrari. E giusta a quel punto la reprimenda giunta da una voce del pubblico: “Basta beghe!” Io credo che spetti sempre al più forte, in questo caso alla maggioranza, fare il primo passo. Il primo passo nel chiedere scusa – con i fatti e non solo con le parole o con le devozioni a Santa Rita – e rappacificarsi dopo i lunghi coltelli della campagna elettorale. Il primo passo per aprire il Comune non solo alle visite guidate in Loggia, ma soprattutto alla parte della città (sono due terzi dei bresciani) che non hanno votato per Del Bono e che per uno di quei due terzi sono rappresentati dalla minoranza consiliare. Nonostante non l’abbiano fatto loro, e proprio perché non l’hanno fatto loro, mi sono allora detto: “Il primo passo lo faccio io. Non mi irrigidisco sul “no” e gli vado incontro”. E così ho dichiarato la mia intenzione di voto: al primo scrutinio, quello del quorum qualificato di 2/3, scheda bianca, per segnalare il mio forte disappunto per questa mancanza di riguardo e per questo avere improntato improvvidamente alla discordia il primo giorno della dura navigazione che ci attende. Ma poi ho votato ugualmente il buon Beppe Ungari, con un augurio di buon lavoro. Caro Sindaco Del Bono, mi raccomando: prendi saldamente il timone della nave e dà autorevolezza non solo alla Giunta, ma anche ai gruppi consiliari che ti rappresentano. Perché il consiglio è il luogo in cui la città ti giudica, quello in cui puoi costruire una politica autorevole e non solo autoritaria, dare vero credito al tuo governo. Ce n’è bisogno. E poi chi fa il primo passo, è scritto, presto o tardi il Ciel l’aiuta.

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UN COMMENTO

  1. I bresciani le hanno affidato il ruolo di minoranza con un 7% di consensi. I suoi giudizi sugli interventi di Capra e Albini mi sembrano più da censore che da consigliere di minoranza. Ovviamente sono giudizi da rispettare ma che non condivido perchè dietro leggo ancora la "puzza sotto il naso" di chi si dipinge come civico duro e puro e che si erge a colui che, come tale, è il solo ad avere la verità in tasca. Caro Onofri le dico che non è così. Buon lavoro, comunque

  2. Invece io le dico che il suo inizio è ottimo, perché è lontano mille miglia dai ringhiosi, talvolta, melensi, altre volte, rituali della politica. Lei dice ciò che i cittadini pensano.

  3. Io sono un cittadino e penso quello che ho scritto nel primo commento. Ha avuto una possibilità di cambiare le cose imponendo il proprio peso al ballottaggio e non l’ha fatto. Ha preferito giocare a fare il "grillino", mi scusi ma è così. Per cambiare le cose bisogna sporcarsi le mani non stare su un piedistallo a giudicare gli altri. E come me lo pensano in molti.

  4. Infatti non si e’ schierato, a differenza della ‘ibarruri’ de noalter. Poteva ambire anch’egli alla solita poltroncina, ma ha preferito calare più alto. Certamente non fara’ mancare un contributo di qualita’ , quando sara’ necessario. Per ora accontentatevi della passionaria.

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