Fappani (direttore di Arenasonica): lavorare sulla cultura non è solo elargire a fondo perduto

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(di Alessia Marsigalia) Qualcuno la definisce la Indieville italiana: band emergenti, eventi, locali dedicati, Brescia in questi anni ha avuto un vero e proprio boom di fermento culturale, musicalmente parlando. I giovani si danno da fare, gli organizzatori non mancano e nemmeno gli spazi. Ma l’Amministrazione forse potrebbe fare di più."Lavorare sulla cultura dal punto di vista istituzionale non può più essere un mero esercizio di elargizione a fondo perduto, ci vuole una progettualità di sistema che coinvolga l’intero paese" ci racconta Paolo (Blodio) Fappani, musicista e operatore culturale bresciano, dal 2001 direttore artistico e co-direttore di produzione di uno dei Festival cittadini più importanti, Arenasonica. 

Brescia è una città con una grande vocazione per la musica tra band emergenti: mi confermi?

Brescia ha vissuto negli ultimi quindici anni un fermento musicale (e più generalmente culturale) senza eguali in Italia. Un fermento non semplicemente quantitativo. Brescia dagli anni zero è tanta buona qualità e un manipolo di eccellenze. Alcuni la chiamano Indieville, altri Isola felice, io preferisco limitarmi a pensare a Brescia come ad un luogo stimolante dove far musica e lavorare musica. Credo che i numeri parlino da sé. Brescia conta almeno quattro locali dedicati (e tecnicamente adeguati) alla live music, almeno tre festival estivi di respiro nazionale/internazionale e una manciata di band che fanno parlare di sé in Italia e in Europa. Non male per una città con meno di duecentomila abitanti. Esistono certamente anche delle ombre: Brescia tende a fare sistema, a bastarsi da sola, e questo nell’economia di una carriera artistica può essere un limite. Inoltre la discografia che conta, con qualche eccezione, non abita in provincia e gli illustri bresciani che ce l’hanno fatta sono lì a dimostrarlo.

Secondo te la città potrebbe valorizzare di più i suoi talenti? se sì come?

Il talento è un fattore personale, forse innato nelle persone o forse figlio dell’educazione culturale ricevuta, non credo che una città o le sue istituzioni possano avere un ruolo nella valorizzazione del talento. Il talento se deve emergere emerge, se non emerge allora significa che non era talento. La città potrebbe valorizzare maggiormente il sistema culturale nel suo complesso e fare in modo che di fronte al talento di pochi ci sia la capacità di molti di capirlo, di avere una preparazione culturale ed un livello di interesse adeguato. L’abbattimento delle frontiere tecnologiche ha introdotto una forma di democrazia artistica che permette a chiunque di esprimersi e di condividersi. Peccato che alla progressione geometrica dell’offerta non corrisponda un pari innalzamento della domanda. Ci sono un sacco di prodotti culturali ma poche se non pochissime persone che abbiano la voglia ancor prima che la capacità di goderne. Ovviare a questo problema è il compito delle istituzioni cittadine quale diretta emanazione delle istituzioni nazionali. Può sembrare un concetto obsoleto ma sto parlando di educazione civica.

Eventi, festival… la città fa abbastanza? E’ difficile organizzarli?

La drammaticità economica degli anni che viviamo è palese e sotto gli occhi di tutti. Organizzare festival ed eventi oggi è un’arte circense, un equilibrismo continuo tra emotività e portafoglio, l’incessante ricerca del punto di incontro tra l’ottimo culturale e l’ottimo popolare. Negli ultimi anni la città non fa nulla per agevolare tutto ciò. Non credo si tratti scarso interesse, piuttosto di un’oggettiva difficoltà imposta dai vincoli di bilancio. Questo ci porta al fatto che lavorare sulla cultura dal punto di vista istituzionale non può più essere un mero esercizio di elargizione a fondo perduto, ci vuole una progettualità di sistema che coinvolga l’intero paese, e ancor prima l’umiltà di andare a studiarsi la casistica a noi più vicina: la Francia del Ministero Lang e la Germania post riunificazione.

Con la nuova amministrazione ti aspetti qualcosa in più per supportare le realtà musicali della città?

Credo che l’approccio migliore ad una nuova amministrazione sia di non aspettarsi nulla, di aver fiducia che le poltrone che contano siano occupate da persone in grado di capirne la responsabilità e di agire di conseguenza. Se devo sbilanciarmi in un auspicio, spero di ritrovarmi tra quattro anni a vivere in una città in cui le istituzioni abbiano definitivamente codificato l’importanza delle realtà artistiche e organizzative provenienti dal basso, nell’ottica di una Brescia del futuro in cui certa grandeur lasci il passo alla concretezza.

Se dovessi fare un confronto con altre città italiane cosa manca a Brescia?

Rispetto ad altre città Italiane a Brescia non manca nulla, anzi è da più parti vista come un’isola felice. Tuttavia sarebbe riduttivo bearsi nel proprio status. Credo che il confronto sia da fare con altre città europee e con altri modi di intendere la cultura a livello istituzionale. La riconversione post industriale tedesca è un esempio di come spazi lavorativi e militari in disuso possano trovare nuova vita grazie all’incontro tra l’iniziativa artistico/giovanile e una classe dirigente illuminata. Ancora più interessante a livello politico sarebbe considerare come queste dinamiche possano avere nel medio periodo una notevole influenza a livello urbanistico e demografico. Berlino è un chiaro esempio di come la riconversione in ottica socio culturale si accompagni a una riqualifica ambientale e ad un ricambio di popolazione nei quartieri: zone degradate ritornano in vita, ritornano popolate, diventano di tendenza e iniziano ad attirare i capitali immobiliari. Magicamente l’intervento e l’interesse culturale si trasforma in business ma una volta tanto tutti ci guadagnano. Quindi tornando alla domanda, Brescia non deve invidiare nulla alle altre città italiane; certo, se riportiamo tutto in un’ottica utopistica berlinese, probabilmente il Comparto Milano non sarebbe un immenso cantiere in balia della crisi nera dell’edilizia, sarebbe popolato da tante realtà microimprenditoriali legate alla musica e alla cultura in generale in tutte le sue mille tendenze ed espressioni, sarebbe un colpo d’occhio di scheletri industriali e mattoni rossi delle Brescia che fu, popolato dai suoni e dal movimento della Brescia che verrà.

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