Caso Caffaro, macchinari ricolmi di Pcb nello stabilimento

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La pericolosità della Caffaro anche all’interno dello stesso stabilimento. E’ infatti presente una ingente quantità di Pcb nei trasformatori dei macchinari che, se venissero abbandonati, "trasporterebbero" con sè veleni. Lo rivela un operaio al Corsera di Brescia e, se l’azienda dovesse chiudere, "le guarnizioni si seccherebbero in poco tempo. – racconta l’operaio – e il pentaclorobenzene ed il triclorobenzolo finirebbero nelle vasche di contenimento, realizzate in cemento ma non ricoperte di vernici speciali per assicurarne l’impermeabilizzazione. Quindi i liquidi potrebbero finire nel terreno". Si tratta di cloro, mercurio, pcb, solventi clorurati, tetracloruro di carbonio, Ddt ed altri pesticidi. Sono i trasformatori e i refrigeratori dei macchinari necessari alla produzione di clorito e clorato di sodio che contengono ancora delle grosse quantità di quei liquidi. Una situazione complessa visto il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che la Provincia sta rinnovando. E senza la quale la Spa con sede a Pisa (che si è detta disposta a sostituire i macchinari) non può lavorare. A queste notizie appaiono ancora più scarsi i 6,7 milioni stanziati nel 2006 dal ministero per la bonifica. 

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