Le scelte coraggiose dei sindacati

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Dopo dieci anni (l’ultima fu nel 2003, contro la finanziaria di Berlusconi) CGIL, CISL e UIL hanno manifestato unitariamente, chiedendo al governo scelte coraggiose. Bene, siamo tutti d’accordo. Ma quali? I Sindacati, dal canto loro, quali scelte coraggiose sono disposti a compiere? Hanno la consapevolezza che la situazione è tale per cui ci vorrebbe un vero e proprio piano Marshall? Nel quale tutti siano chiamati a dare, a rinunciare? Loro, i sindacati, a cosa sono disposti a rinunciare, nell’ambito di un progetto di rilancio dell’Italia? Se le grandi imprese se ne vanno (l’ultimo annuncio è della Indesit) cosa propongono i sindacati affinché siano indotte a restare? Il ruolo dei sindacati è fuori discussione, così come sono fuori discussione i loro meriti, specie in periodi bui della nostra repubblica, ma devono comprendere che la crisi non può essere gestita soltanto finanziando la Cassa Integrazione. Sono pronti, per esempio, a una robusta riforma della formazione professionale, nella quale i sindacati sono “magna pars”? Non c’è alcun dubbio: ci vogliono scelte coraggiose, è vero. Ma da parte di tutti, anche dei sindacati. Che negli ultimi cinquant’anni sono sempre stati al potere (come all’INPS) o vicini ad esso, condizionandone le scelte e gli orientamenti, e che hanno delle precise responsabilità. Certo, ci vuole coraggio, ma da parte di tutti, altrimenti l’appello resta una petizione di principio. 

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