Vita “sotto saldo”: la testimonianza di una commessa “sopravvissuta”

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(a.m.) "Se lavori in un negozio, due volte l’anno ti mandano in guerra. E’ una guerra subdola e sporca, a tempo, dove devi combattere l’ignoranza e la maleducazione della gente. Il tuo ambiente lavorativo diventa campo di battaglia, diventa devasto e distruzione, non ci cresce più l’erba. Il tuo nemico, Attila, ha le sembianze di una donna con il rossetto sui denti e il profumo sbagliato di chi ha fatto mille tentativi con i campioncini che aveva nel mobiletto del bagno. Attila arraffa e disordina, ha le pretese di un’imperatrice che ordina e umilia, non ti saluta (sia mai!), ribalta e si fa strada senza curarsi di niente e di nessuno. Attila strappa, lascia cadere quello che non le serve e, se non serve a lei, non e’ necessario che qualcun’altra lo abbia in buone condizioni. Attila non ha strategia o tattica intelligente, ha solo la consapevolezza di guidare l’esercito più forte, composto da migliaia di barbare come lei. E non le importa se sulla tua busta paga non sei stipendiato come soldato, ma come commesso, perché questa è la sua guerra e lei deve vincerla in nome della moda e dell’occasione da esibire alla cena delle Milady. Costi quel che costi. E, in verità, costa tutto relativamente poco, perchè la guerra che stai combattendo contro Attila si chiama: saldo". Con queste parole Valentina, bresciana doc e commessa in una grande catena d’abbigliamento descriveva in un blog, lo scorso anno, l’inizio dei saldi. Nuovo anno, nuovi sconti e dopo una settimana le abbiamo chiesto se qualcosa è cambiato…

Sopravvissuta alla prima settimana di saldi?

Siamo ancora in "guerra". In questo periodo non capisci bene che succede, sei completamente spaesata pur essendo una veterana e l’unico pensiero che ti fa affrontare la giornata è: "Devo tornare a casa sana e salva e sopravvivere a quest’orda barbarica di donne in tacco 12, che no, non avranno il mio scalpo scontato del 30%".

Rispetto alla normalità quali sono le cose più sconvolgenti che fa la gente?

Tutto è sconvolgente sotto i saldi. E’ come se si entrasse in un limbo in cui tutto è giustificato, come in guerra e in amore… In questo caso amore per shorts o vestitini. Non devo spiegarvi certo io cosa sono in grado di fare le donne per ottenere qualcosa. Alcune mi hanno perfino supplicata di dire alla ragazza che si stava provando l’unico vestito taglia M, rosso, rimasto in negozio, che le stava da cani, per poterselo accaparrare. Ma la cosa più sconvolgente, e divertente, è comunque il calo di femminilità che si concedono. Ravanano sui tavoli con una tale foga che, a differenza loro, la distribuzione degli aiuti umanitari nel Paesi del terzo mondo ha la classe di un banchetto a Buckingham Palace.

Rispetto agli anni passati hai notato un calo nelle vendite?

Si. Decisamente. Ovvio, non ci si lamenta, ma sicuramente la crisi ha ridimensionato l’esigenze e le priorità di tutti. Adesso ci pensi due volte anche prima di comprarti la maglietta a 9.99 euro. Di risposta a questo, i negozi, su certi capi, partono subito con sconti per i quali, invece anni fa, dovevi almeno aspettare il ribasso della quarta settimana.

È cambiato il modo di acquistare delle persone?

E’ cambiata di più la tipologia delle persone. Nel negozio dove lavoro, che fa parte di una grande catena basata sulla moda low cost, da un po’ di tempo bazzicano le vere signore della Brescia-bene. E poi, tante cinesi. Donne e ragazze ormai cresciute in Italia e che vogliono emanciparsi, anche esteticamente, seguendo in pieno le linee di moda dettate dal loro paese adottivo.

Se potessi fare una lista di consigli di comportamento da appendere in negozio quali daresti?

Uno su tutte: abbiate rispetto del lavoro degli altri. Sempre. Fare la commessa non vuol dire raccogliere i pantaloni  che lasciate appallottolati in camerino, come se fossimo le filippine che non vi potete permettere. Tanto meno distruggere una pila appena piegata solo perché avete deciso che l’ultima maglietta in basso è quella che fa per voi. Certi atteggiamenti cozzano con l’idea di donne belle e sicure che volete dare gironzolando per i negozi del centro. E’ come se noi commesse entrassimo quotidianamente nei vostri uffici e cosi, ole’!, vi ribaltassimo la scrivania. L’educazione credo che sia uno dei pilastri fondamentali per una comunità civile. Eppure, sotto saldi, queste mie convinzioni, vacillano stile Torre di Pisa…

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  1. E’ vero che la gente è maleducata! Ma vorrei dire alla commessa che tanto si lamenta che a volere il suo posto di lavoro ed a subire quello che lei chiama stato di guerra ci sarebbero centinaia di altre persone che sono disoccupate e farebbero salti mortali e si accontenterebbero anche di uno stipendio inferiore pur di avere un lavoro da commessa. Non lamentiamoci del "brodo grasso". Questo è il consiglio che voglio dare alla commessa in questione ed a tutte le sue colleghe. Io sarei disposta ad uno stato di guerra nel senso da lei evidenziato anche tutto l’anno pur di lavorare come commessa!!! Accetto lamentele solo da coloro che veramente non riescono a trovare lavoro ed hanno famiglia da mantenere!!!

  2. cara/o basta lamentele, qui si scherza su come diventi la gente ai saldi. non mi sembra che si dica che il lavoro fa schifo o altro… cerchiamo di mettere un po’ più di ironia nella vita e smettiamola di fare sempre i pesanti su tutto!

  3. Sono il solo ma tra "filippine", "cinesi" e "terzo mondo" ho sentito un’alitata di velato complesso di superiorità per non dire peggio?
    Magari sono solo io che leggo troppo tra le righe eh…

  4. se queste non sono lamentele spiegatemi cosa sono – di seguito testo integrale riportato nell’articolo: "Fare la commessa non vuol dire raccogliere i pantaloni che lasciate appallottolati in camerino, come se fossimo le filippine che non vi potete permettere. Tanto meno distruggere una pila appena piegata solo perché avete deciso che l’ultima maglietta in basso è quella che fa per voi. Certi atteggiamenti cozzano con l’idea di donne belle e sicure che volete dare gironzolando per i negozi del centro"

  5. A me tutta questa manfrina che la gente non si debba lamentare perché c’è chi non ha lavoro avrebbe anche un po’ stufato. Siamo arrivati in ogni campo al "zitti perché tanto c’è chi fa/sta peggio". E così Corona non meriterebbe il carcere perché tanto ci sono i pluriomicidi e chi ha un lavoro dovrebbe accettare i secchi di guano in testa pensando a chi non ce l’ha. Eh no. Chi ha un lavoro se ha motivo, come in questo caso (e peraltro con molta ironia) di sottolineare cosa non vada ha ben donde di farlo. E sarò idealista ma penso che questo contribuisca, per quel poco che vale, a salvare l’ultimo paio di diritti che restano anche agli oggi disoccupati che forse domani disoccupati non saranno più. E che come per magia dal giorno 2 del loro impiego troveranno un sacco di motivi per lamentarsi. Scommettiamo?

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