La burocrazia costa alle imprese bresciane 676,1 milioni di euro

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«Burocrazia: un male per le imprese, una piaga tutta italiana che mantiene molte persone, perciò è tanto difficile da estirpare». Così commenta Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Imprese Unione di Brescia il dato sui costi della burocrazia e il relativo sondaggio sul rapporto degli imprenditori con l’e-government e la PA via web. «Se il ministero “per la semplificazione” creato qualche tempo fa, non ha realizzato i fatti, ma solo tante parole – aggiunge Massetti – potrà l’E-government salvarci alleggerendo dalle imprese bresciane quei 676.1 milioni di euro? La soluzione è certo auspicabile, ma ci sono ancora molti, troppi ostacoli da superare, nel rapporto con la Pubblica Amministrazione».

La burocrazia a Brescia, rappresentata dai costi sostenuti nell’espletamento degli adempimenti amministrativi, costa alle imprese con dipendenti 676.1 milioni di euro pari al 2% del valore aggiunto prodotto dall’industria e dai servizi. Dopo Milano, dove la burocrazia costa alle imprese con dipendente 2.028 milioni di euro, pari all’1,39% del valore aggiunto delle imprese, i costi più elevati si registrano proprio nella provincia bresciana, seconda in assoluta con questo dato negativo sull’intero territorio lombardo.

Continua il presidente Massetti: «Se da una parte questo mostro continua nel suo inestricabile logorio a discapito della competitività, le imprese bresciane sono già attrezzate e, tutt’oggi, si raffrontano con facilità attraverso procedure on line. Ma attenzione al pericolo di un’ulteriore beffa: la pratica on line snellisce e velocizza sì la burocrazia, ma spesso non ne è che un doppione del cartaceo. L’Italia è indietro 10 anni rispetto agli altri paese europei, non scherziamo e smettiamola di mantenere pratiche medievali che permettono la mera sopravvivenza di enti inutili e costosi».

La rilevazione effettuata dal centro studio della Confartigianato conferma che l’utilizzo del web si sta diffondendo sempre più per interagire con la PA: l’80% degli intervistati ha infatti affermato di aver avuto accesso online a informazioni, documenti o pratiche relative ad almeno un ente pubblico nell’ultimo anno, direttamente nel 38,3% dei casi, o attraverso un altro soggetto (41,7%), quali consulenti, commercialisti o CAF.

INPS e Camere di Commercio sono in testa alla classifica degli enti pubblici dove più alta è l’interazione via web. Il 56,7% degli intervistati ha infatti interagito online con l’INPS e il 42,6% con le Camere di Commercio, seguiti da INAIL (38,7%), Comuni (34,9%) e Agenzia delle Entrate (34,0%). Interessante il confronto con le banche, enti per cui l’interazione via web è particolarmente diffusa, i cui servizi online sono utilizzati dal 67,1% degli intervistati.

Tra le numerose difficoltà segnalate, quella maggiormente riscontrata dagli imprenditori nell’utilizzo dei servizi di e-government è la mancanza di chiarezza sulle modalità di funzionamento, come ci segna il 33,2% degli intervistati.

La procedura online maggiormente utilizzata è stata per il pagamento dell’IMU (32,0%), ma dimostrano di avere successo anche l’interazione con la PA tramite Pec (28,5%) e la fatturazione elettronica (19,0%), due strumenti sui quali è stato molto investito proprio per favorire i processi di e-government. Buoni risultati anche per il pagamento di TIA/TARSU, per la richiesta del DURC e per l’accesso ai bandi di gara. Ancora bassi gli accessi online al SUAP (2,7% degli intervistati).

Va segnalato anche che, l’elaborazione dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia su dati Istat, solo il 26,9% dei Comuni bresciani, tra quelli che hanno un sito web, offre la possibilità di completare per via telematica l’intero iter dei servizi offerti. Venendo alle difficoltà riscontrate nell’utilizzo dei servizi di e-government, ben il 80,8% degli intervistati dichiara di essersi scontrato con qualche problema: il 33,2% ha trovato poco chiare le modalità di funzionamento, il 29,3% ha avuto difficoltà nel reperire le informazioni ricercate e al 28,8% è capitato di dover poi integrare la documentazione con l’invio o la consegna di persona di documenti cartacei. Tempi troppo lunghi per completare le procedure sono lamentati dal 28,6%, mentre il 28,3% ha sperimentato problemi tecnici nel servizio. Sono relativamente meno, ma comunque significativi (17,9%) quanti temono per la riservatezza dei dati inviati.

Spesso gli utenti web si sentono abbandonati, come testimoniano alcuni commenti degli intervistati: “non si viene avvisati dello stato delle proprie pratiche”, “non ho ricevuto risposta alle e-mail inviate”, “non è possibile interagire via chat o email per risolvere eventuali problemi”, ma “serve moltissimo tempo per prendere la linea con il numero unico di assistenza”. Ancora, sono le stesse PA a volte “a non usare la Pec per l’invio di documenti”, o a non dare “la possibilità di completare le procedure interamente via web”.

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