Pcb nel sangue, via al piano dell’Asl: analisi su 1.600 bresciani

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Fra due giorni, lunedì 22 luglio, prenderà il via il massiccio piano dell’Asl per il monitoraggio dei livelli di Pcb nel sangue dei bresciani. Un lavoro imponente, che fino al 2015 si snoderà lungo quattro filone di indagine distinti, coinvolgendo complessivamente migliaia di persone residenti tra Brescia e i comuni di Castel Mella e Capriano del Colle con la sua frazione di Fenili Belasi.

Carmelo Scarcella, direttore generale di Asl Brescia, assieme a suoi stretti collaboratori ha illustrato ieri i piani di intervento programmati. Si parte già lunedì con il reclutamento, tramite lettera postale, di 1.600 persone individuate estraendo a sorte sulle liste dell’anagrafe, filtrando i residenti del capoluogo (nelle zone a sud della Caffaro, nel quartiere Primo Maggio, a sud della ferrovia nel quartiere di Chiesanuova e poi altre zone non inquinate come l’Oltremella, San Polo, Buffalora e Sant’Eufemia), per poi a settembre passare a quelli di Castel Mella e Capriano, ai bambini, dai 5 anni, e agli adolescenti. Requisito fondamentale l’essere residenti da almeno 5 anni in una di queste zone. I prelievi del sangue, a cui si farà precedere la compilazione di scrupolose schede tramite le quali l’Asl indagherà lo stile di vita, le abitudini alimentari e la rilevanza delle malattie nelle persone contattate, saranno effettuati presso la sede Asl di via Cantore. I partecipanti allo screening riceveranno, una volta terminate le analisi, gli esiti del prelievo, e saranno invitati a recarsi presso il proprio medico per la spiegazione dei dati e l’eventuale indicazione sul comportamento da tenere in caso si evidenziassero problemi. 

Le successivi fasi del monitoraggio riguarderanno la mappatura di 600 persone che in questi anni hanno sviluppato un melanoma, poi quelle con linfoma non Hodgkin e leucemia linfatica. Infine, a 2014 avviato, partirà il monitoraggio di 500 neomamme bresciane delle quali si analizzerà il sangue e il latte materno per capire se e come si trasmette il pcb da madre a figlio.

Un lavoro lungo e costoso (pagato con fondi regionali, 120mila euro, del Ministero dell’Ambiente, 80mila, e della stessa Asl, altri 180mila euro), ma fondamentale per trovare le risposte che i cittadini, soprattutto in questi ultimi mesi, chiedono a gran voce.
(a.c.) 

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