Beppe Rosso interpreta “Solitudine” nella Piana dell’Angelo

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Terzo ed ultimo appuntamento dell’edizione 2013 di Passi nella neve, che ha visto un folto pubblico partecipare sia all’appuntamento con Pamela Villoresi alle Bocchette di Val Massa (Temú) sia al reading di Fabrizio Bentivoglio al Rifugio Bozzi (Ponte di Legno). Tocca a Beppe Rosso domenica 11 agosto, alle ore 9.30 del mattino, chiudere la rassegna con lo spettacolo Solitudine, nel magnifico scenario della Piana dell’Angelo, al Corno d’Aola, nei pressi del Rifugio Petit Pierre, a 1920 metri di altitudine. Nei pressi del Corno d’Aola, oltre alla vista dei resti del muraglione che faceva parte del forte, si ha una meravigliosa visuale sulle prime linee del fronte del Passo del Tonale e sull’imponente cresta Castelluccio-Lagoscuro-Payer-Pisgana dove oggi si sviluppa l’ardito Sentiero dei Fiori.

Alle soglie di quel 2015 che segnerá i cento anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale e i settanta dal termine della Seconda, anche gli appuntamenti di Passi nella neve, (quest’ultimo realizzato, come il precedente, in collaborazione con il Comune di Ponte di Legno) mantengono questa duplice attenzione, passando a raccontare il Secondo Conflitto, in una linea temporale di continuitá in cui cambiano luoghi, cause, eventi, ma rimane immutato il dramma di chi ne viene coinvolto.

L’atto unico Solitudine venne pubblicato sulla “Gazzetta del Popolo” di Torino il 10 febbraio del 1963, otto giorni prima della morte di Beppe Fenoglio. Il dramma narra la vicenda di Sceriffo, un partigiano che, incapace di sopportare la solitudine dello sbandamento, decide di andare a fare visita ad una donna, nella cui casa troverà la morte. Beppe Rosso con il suo Solitudine porta alla luce e intreccia scene e frammenti di quel teatro partigiano a cui Fenoglio, spinto dalla passione per la scena, dedicó l’ultima parte della sua produzione in una prospettiva che mai aveva percorso. Il partigiano cessa di essere un eroe epico: la sua condizione diventa problematica, il disagio si fa dramma per il nascere delle paure di questi giovani combattenti, pur nella tensione verso la “giusta causa” e l’inderogabile scelta fatta. La scena si popola di personaggi mitici, tragici, sarcastici, irrisolti nelle loro contraddizioni, inconciliabili con il mondo ma tremendamente umani. Nel dramma di Fenoglio tutti i protagonisti sono soli. Parlano tra loro, ben sapendo che nessuno arretrerà dalle proprie posizioni.

C’è la solitudine di Perez, il comandante partigiano, che conosce il suo dovere di militare, e sa di risultare odioso alla popolazione. C’è quella quasi animale di Sceriffo, che non resiste nascosto, e ha bisogno di sentir la voce di una donna. C’è la solitudine di Nick, più metafisica, simile a quella di Johnny. Ma c’è anche la solitudine del mugnaio, che non riesce a far sorridere la moglie, né ad imporre il buon senso ai giovani partigiani. Fenoglio riesce a restituirci l’essenza dello sbandamento, con una precisione che a volte appare più nitida di quella raggiunta nel suo romanzo Il partigiano Johnny.

Beppe Rosso è l’artista che meglio ha saputo interpretare le atmosfere e i personaggi dello scrittore piemontese, anticipando un meritato ritorno di interesse per un autore dalla scrittura dura e asciutta, dalle ambientazioni brutali e commoventi, a lungo considerato marginale nel panorama letterario italiano.

La partecipazione allo spettacolo è libera.

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