Green Hill, quattro sotto processo: i beagle rimarranno definitivamente alle famiglie

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Dovranno rispondere di uccisione di cani senza necessità e maltrattamenti di animali in concorso. Questi i capi d’accusa per gli imputati del processo di , l’allevamento di beagle destinati alla ricerca scientifica di Montichiari. Come riporta il Bresciaoggi il pm Ambrogio Cassiani ha chiesto di fissare la data del processo nei confronti di Ghislane Randot, rappresentante legale dell’allevamento sul colle di San Zeno, del direttore di Roberto Bravi e del veterinazio aziendale Renzo Graziosi. In giudizio nche Bernard Gotti della Farms group. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di uccisione di cani senza necessità e maltrattamenti di animali in concorso.

I beagle, dopo il sequestro del  luglio del 2012, sono stati affidati a famiglie grazie anche all’opera di volontari di Lav e Legambiente, che attraverso ricorsi su ricorsi hanno impedito che l’azienda rientrasse in possesso dei cani. Per fare in modo che le famiglie rimangano con i cuccioli la procura ha disposto una sorta di vendita: versando circa cento euro, i custodi diventeranno a tutti gli effetti proprietari del beagle. Il denaro andrà a formare un fondo, che in caso di condanna degli imputati finirà nelle casse dello Stato. Se venissero assolti, rappresenterà una sorta di «risarcimento» per la perdita dei beagle. 

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