Bassissima adesione al programma di analisi dell’Asl contro il Pcb, ora si riprova

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Annunciato a fine di luglio, il grande piano dell’Asl di Brescia per il monitoraggio dei livelli di Pcb nel sangue dei bresciani che vivono all’interno delle zone considerate a rischio è stato largamente snobbato. I numeri prlano chiaro: solo 298 su 800 i cittadini che si sono presentati in ambulatorio per i prelievi.

Per capire la reale incidenza della contaminazione da pcb nel sangue dei bresciani non c’è altro modo se non quello della massiccia analisi delloro sangue. Per questo durante l’estate (leggi la notizia) l’Asl ha messo a punto il programma, non senza un grande sforzo economico per sostenere le spese, accolto molto favorevolmente non solo dagli amministratori ma anche dalle persone normali, che finalmente avrebbero potuto capire se è pericoloso, e in che modo, vivere nelle zone inquinate. A distanza di meno di tre mesi la campagna è partita, le lettere di invito a presentarsi in ambulatorio sono state spedite ma la risposta è stata scarsa. L’Asl ricorda che non ci si può autocandidare ai test, le persone devono essere scelte a campione. Fino ad ora hanno risposto meglio le donne rispetto agli uomini, e rispetto anche agli stranieri residenti in città da almeno 5 anni: davvero pochi coloro che si sono sottoposti al prelievo.

Ora si tenta di convocare nuovamente coloro i quali non hanno aderito, poi si stabilirà un nuovo campione e si procederà col nuovo invito. Questa è solo la prima fase della campagna, alla quale seguiranno un’indagine per stabilire la correlazione tra la pcb nel sangue e malattie come il linfoma non Hodgkin e leucemie a livello linfatico, poi quella sulle donne in attesa e sui loro figli e infine una georeferenziazione che servirà a collegare la presenza dei tumori alle diverse zone inquinate della città. La strada è lunga, e pergiunta in salita.
(a.c.)

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