Voto agli immigrati, Labolani (FdI): si pensi prima ai bresciani

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Anche l’ex Assessore Mario Labolani di Fratelli d’Italia interviene in merito alla proposta di Marco Fenaroli, assessore alle politiche sociali, di dare anche agli immigrati residenti il voto per eleggere i rappresentanti dei consigli di quartiere.

DI SEGUITO IL COMUNICATO INTEGRALE

 

Apprendo dai media che l’Assessore Fenaroli plaude all’idea di consentire agli immigrati di partecipare al voto per i rappresentanti di quartiere. Rifletto su questo: la democrazia è quella cosa che insegna come non il colore della pelle, la religione, il sesso o la provenienza diano diritto di partecipare della cosa pubblica, ma il concreto e fermo proposito di fare la propria parte per la comunità. Lo scegliere una strada di diritti e doveri, abbracciare certi valori: sono tutte cose rappresentate dalla cittadinanza (diritto e dovere, appunto). A chiunque è toccata in sorte per diritto di nascita. Non tutti la meritano. Altri scelgono di volerne abbracciare due. Finora nulla in contrario. La domanda è: come discrimina Fenaroli questo valore se mette sullo stesso piano tutti sotto la semplice idea di “immigrati”. Fra loro, non dubito, c’è chi ama il proprio quartiere, chi lo frequenta e magari ne conosce storia e tradizioni, ma se un non italiano non conosce la lingua, gli usi, i costumi, si rifornisce solo di prodotti stranieri da altri stranieri, non fa nulla né intende fare nulla per la sua comunità: perché chiamarlo per forza a votare (se non come mero favore a qualcuno)? Come fa davvero a sapere di cosa ha bisogno il quartiere? Dico di più: a quel punto chi l’ha fatto fare ad un altro straniero di aver studiato, cercato di conoscere, fraternizzare ed essersi impegnato per capire il nostro paese ed integrarvisi? Bastava far sapere a Fenaroli che si risiedeva in questo o quel quartiere. Vado oltre: Ci sono quartieri dove la stessa stra-presenza immigrata rappresenta il problema. Si parla tanto di buona convivenza. Convivere significa dividere equamente i propri spazi nel rispetto dell’altro. E se qualcuno non lo fa? Se c’è chi soverchia l’altro? C’è la legge. E prima di quella si spera nel buon senso civico, nella buona creanza, nell’educazione. Nulla di male a non possederle: si possono sempre imparare. Ma se uno si vede “regalato” a priori la possibilità di decidere, cosa gli impedirà di dire: “Questa è la regola perché siamo di più e ci va bene così!”?! C’è una legge: rispettiamola. E se la norma va bene a livello statale, regionale, provinciale e comunale, perché cambiarla per il quartiere? Allora tanto vale proporre di aprire le frontiere, abbattere le regole, dimenticare le leggi, cedere al caos. Fenaroli esce con questa proposta nel giorno in cui i dati danno i figli degli immigrati al 40% nelle nascite. Allora bisogna premiarli? È un modo di “mettere le mani avanti” ed imbonirsi i tanti futuri elettori? Ma “loro” portano denaro. Davvero? Perché pagano i contributi? E chi dice che, come succede in mezza Europa, come già adesso spendono gli stipendi solo per prodotti non italiani, così le pensioni non andranno a spenderle poi nei paesi d’origine? Oggi pagano i contributi, si (beh, o vuole la legge), oggi beneficiano però anche di bonus, case dell’Aler, facilitazioni, ottimi ospedali, servizi, donativi, non pagano gli affitti per anni, le polizze auto, ma ma: un domani… Caro Fenaroli, Fratelli d’Italia è assolutamente contrario al voto degli immigrati nei quartieri, prima i Bresciani !

 

 

 

 

Mario Labolani

 

 

Fratelli d’Italia

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  1. Se tu avessi mai pensato ai bresciani, al posto di ingozzarti come hai fatto fin’ora, avresti aperto la tua "mensa" ai bresciani meno abbienti…

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