Sabato a Ghedi la manifestazione anti F-35, in corteo verso la base militare

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Un enorme sperpero di risorse pubbliche, ed un intervento contrario all’articolo 11 della Costituzione ("L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"). Sono queste le parole utilizzate da tante associazioni e movimenti nonviolenti, ma anche da alcuni partiti, per definire il progetto europeo di acquisto di cacciabombardieri F-35. La protesta, allargatasi a macchia d’olio fin dallo scorso anno, torna nel vivo ora in quanto entro fine anno il Governo dovrà esprimersi circa un rifinanziamento del piano militare. Anche a Brescia, in particolar modo a Ghedi, gli echi si fanno sentire. E’ programmata per sabato infatti una importante manifestazione che porterà un corteo fino all’ingresso della base militare dove sono presenti diversi Tornado, gli aerei che verranno sostituiti dai nuovi F-35. 

A promuovere l’appuntamento Sinistra ecologia e libertà, Rifondazione comunista, Movimento nonviolento, Pax Christi, Emergency Brescia, Nuova Resistenza, Mani tese, Mir, il circolo Acli di Sant’Eufemia e quello bresciano di Libertà & Giustizia. Il ritrovo è fissato per le 13:30 in piazza Roma a Ghedi, da dove il corteo partirà alla volta della base (il percorso è lungo circa 3 chilometri). Al termine del corteo si terrà un incontro pubblico sui temi dei finanziamenti alle politiche militari.

Gli organizzatori assicurano che si tratterà di una manifestaizone pacifica, volta solamente a sensibilizzare la gente ed a richiamare l’enorme spesa per gli aerei, soprattutto in un periodo di mancanza di risorse per gli altri settori della Cosa Pubblica.
(a.c.)

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  1. Credo che sia sempre molto facile e comodo protestare per le spese militari, d’altronde chi può dire di essere a favore della guerra? Quello che non salta subito all’occhio leggendo l’art.11 della Ns Costituzione è che l’Italia ripudia la guerra come atto di OFFESA, non di difesa… Non sono uno strenuo difensore di una visione di politica internazionale cd. realista, però credo che pur vivendo in un contesto di estrema tranquillità non ci si possa bloccare nel rinnovo dei mezzi militari e nello sviluppo delle nuove tecnologie (per chi non lo ricordasse, il 90% delle innovazioni tecnologiche oggi usate da tutti derivano da innovazioni e progetti militari). Lo Stato è un baraccone con ben altri livelli di spesa annui ( e non spalmati su 20 anni come in questo caso), con enormi sacche di inefficienza da colmare in ministeri diversi da quello della Difesa… Non è un caso che anche i Ns compagni europei spendano molto di più in rapporto al Pil dell’Italia,non perché si voglia la guerra (per carità sono felicissimo anche io della pace, è un valore fondamentale cui non rinuncerei se non per legittima difesa)ma perché investimenti in questo settore fanno poi da volano non solo nel settore armiero, ma soprattutto per le imprese ingegneristiche (STM, Ansaldo)che possono rivendere il know how per scopi pacifici.

  2. Investimenti nel settore armiero fanno da volano non solo nel settore armiero ? In parte vero, ma non vero nel caso degli F35, che sono americani ed il cui acquisto si sovrappone al progetto tutto europeo degli Eurofighter Typhoon: prodotti europei che significano salari e fatturato anche italiani. Progetto in cui abbiamo già investito a carico del Minitsreo dello Sviluppo Economico 20 miliardi di euro a fronte dei 12 spalmati in dieci anni che costerà l’acquisto degli F35 a carico del Ministero della Difesa. Ma, questo è il distinguo poco noto, i caccia europei sono ottimi velivoli da combattimento aereo difensivo ma non sono anche dei bombardieri, in grado cioè di trasportare a distanza ogive (anche nucleari) con cui colpire bersagli da attaccare a terra. E qui entra in gioco il nostro diverso ruolo nella Nato, le molte basi americane già esistenti in Italia, gli stessi ordigni nucleari che gli americani tengono custoditi da noi, come a Ghedi, e la prospettiva di essere utlizzati come paese per bombardare altri paesi. E qui la questione diventa anche e soprattutto politica: dall’Italia devono ancora partire azioni militari di attacco oppure no ? Possiamo esimerci dal farlo o chiedere un disimpegno parziale ? Possiamo ridiscutere il nostro ruolo nella Nato ?

  3. Ciao,
    ho letto con grande interesse le tue motivazioni ed in parte le condivido. Sicuramente hai ragione quando dici che sarebbe stato preferibile eseguire l’investimento su aerei di progettazione e fabbricazione interamente europei, concordo. Viceversa non concordo sull’idea che avere un potenziale militare offensivo generi automaticamente una guerra. Le vicende politiche degli ultimi vent’anni, dopo il crollo Urss, dimostrano come nazioni con grande potenziale offensivo ( Cina, Germania e perché no, dato l’arsenale nucleare, l’Ucraina) non abbiano considerato tale opzione, anzi tendenazialmente i primi due sono tra i principali critici delle politiche estere americane. Un conto è il potenziale, un altro la volontà, cosa ne pensa?
    Così come sono d’accordo sul fatto che si possa ridiscutere i ruoli all’interni della Nato, alla luce del cambio radicale dello scenario politico globale dal 1989 ad oggi.

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