Analisi acqua a San Bartolomeo: cromo esavalente oltre i limiti

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65 microgrammi per litro di cromo esavalente. E’ questo il preoccupante dato che emerge dalle analisi private condotte sull’acqua che sgorga dai rubinetti di una palazzina in via Razziche, zona San Bartolomeo, a Brescia. Il limite massimo, infatti, è di 50 microgrammi per litro. Un’acqua fuorilegge insomma, quella che uscirebbe dalle tubature della palazzina in questione. Le analisi sull’acqua di via Razziche sono state condotte dal laboratorio Sps ecologia di Valpolicella (Vr), che utilizza una metodologia certificata Accredia e che quindi “non può essere utilizzate per uso alimentare”.

A darne notizia è il Corsera di Brescia. Secondo il quotidiano infatti le famiglie residenti nella palazzina, una volta ricevuta la conferma dei valori elevati di cromo esavalente, hanno scritto al sindaco Del Bono, all’assessore all’Ambiente, Gianluigi Fondra, ad Asl e A2A perché “si attivino in modo serio e inequivocabile affinché accertino le ragioni per le quali l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti non è potabile”. Ma non solo. Sono disposti anche a rivolgersi alla Procura, presentando un esposto a tutela della loro salute, per capire come stanno le cose.

Altre analisi private avevano riscontrato valori difformi rispetto a quelle presentate da Asl e A2A, ma in nessun caso il valore del cancerogeno cromo esavalente aveva superato i 34 microgrammi per litro, ad eccezione di un’abitazione di Bovezzo dove si era toccata quota 66 microgrammi.

Dati che rischiano di vanificare le rassicurazioni arrivate nei mesi scorsi da parte di Asl e A2A. Il sindaco da parte sua, una volta viste le analisi di via Razziche, ha disposto di verificare la segnalazione. Cosa che A2A ha promesso di fare: “ Per fugare ogni dubbio siamo disponibili ad effettuare in contraddittorio le analisi presso l’abitazione privata, i due punti rete più prossimi e le fonti di approvvigionamento attive. In ogni caso, la società (a partire da oggi, giovedì 3 aprile 2014) provvederà a rifare i prelievi sia ai punti rete che alle fonti di approvvigionamento attive per verificare la potabilità dell’acqua”.

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