Moto nei boschi, Girelli (Pd): “Una prima vittoria per l’ambiente e la montagna”

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Gian Antonio Girelli, Pd
Gian Antonio Girelli, Pd
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Alla fine ha avuto ragione il Pd: quella legge, così com’è, non va bene. E la maggioranza, suo malgrado e forse anche spaccata, ha deciso di far tornare il provvedimento in Commissione Agricoltura. Anche sull’onda del movimento popolare sollevato dalle associazioni, da quelle ambientaliste al Cai, le modifiche al testo unico in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale, che oltre a regolare le gare di moto fuoristrada sui sentieri di montagna voleva portare a 30 anni la possibilità di intervenire sui boschi naturali senza compensazioni, non sono state trattate oggi, martedì 8 aprile 2014, in Consiglio regionale. E la decisione di ritirare la norma e rinviarla per il momento in Commissione – ma dopo le elezioni, ci hanno tenuto a sottolineare tutti gli esponenti di maggioranza – è venuta dopo la presentazione della pregiudiziale di merito (significa che si ritiene che un argomento non debba essere trattato, ndr) da parte del Gruppo regionale del Pd.

“La nostra richiesta prendeva le mosse dal parere dell’Ufficio legislativo del Consiglio regionale, che ha sottolineato come l’intervento, essendo l’ambiente di esclusiva competenza statale, avrebbe potuto solo andare nella direzione di un ampliamento della tutela, ma soprattutto dalla sentenza numero 105 del 2008 della Corte costituzionale che si era espressa per gli stessi motivi contro la possibilità per Regione Lombardia di intervenire in materia di foreste, essendo concorrente con lo Stato – spiega Gianantonio Girelli, consigliere regionale del Pd –. Quindi, si rischiava un’eccezione di legittimità costituzionale: non è nel nostro potere andare a incidere su quelle norme, né concedere deroghe ulteriori e stabilire casi di non compensazione, rispetto alla normativa generale”.

E continua: “Il provvedimento andava nella direzione di interpretare in senso diverso da quello che la legge nazionale prevede e che, appunto, ha riconosciuto anche la Corte costituzionale: le Regioni possono modificare la normativa sui boschi solo per migliorarne i contenuti, dare linee guida a favore della tutela, della conservazione e dello sviluppo del loro territorio di competenza. Ma questa norma era peggiorativa dell’esistente”. Non solo, prosegue Girelli: “In due anni e mezzo la definizione di bosco è passata da un limite di 5 a 30 anni, perché noi oggi avremmo dovuto deliberare questo passaggio. E questo non tutela e salvaguarda certo i boschi. Ecco perché abbiamo posto la questione pregiudiziale”.

A quel punto, dopo una sospensione dei lavori dell’Aula, alla maggioranza non è rimasto altro che fare un passo indietro e chiedere il rinvio del testo in Commissione, accolto anche dai proponenti della pregiudiziale. Ma rimane il dato politico, secondo il consigliere Pd: “E’ significativo che il provvedimento sia stato calendarizzato a dopo le elezioni. Vuol dire che diversi partiti di maggioranza erano preoccupati di dover spiegare a molta parte dei loro elettori una posizione devastante nei confronti dell’ambiente e della montagna”.

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