Riforma Senato, Bazoli tuona contro gli “alternativi” Corsini e Mucchetti

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Il deputato bresciano del Pd, Alfredo Bazoli, non ci sta a veder “fallire” la riforma del Senato per colpa di esponenti del suo stesso partito, che in 22 hanno firmato il disegno di legge alternativo a quello presentato dal governo Renzi. Lui i nomi non li fa, per delicatezza, ma il riferimento ai due senatori bresciani che fanno parte degli “alternativi” – vale a dire Massimo Mucchetti e Paolo Corsini – è chiaro.

“Chi si mette di traverso alla riforma del Senato deve anche prendersi la responsabilità del fallimento di un’intera classe politica di fronte ad una necessità di riforma che viene chiesta da oltre 25 anni – afferma Bazoli -. Bisogna andare avanti sulla strada intrapresa, la politica ha già accumulato un ritardo e ora non può continuare a permettersi di tergiversare”. Per il deputato bresciano il rischio è che una “polemica di principio” si trasformi in una “azione che mette a repentaglio la riforma”. E conclude: “Se il partito ha scelto per la non elezione diretta dei senatori, la direzione da mantenere è quella e non ci si mette di traverso, il rischio è il fallimento definitivo”.

Non è d’accordo, invece, il senatore Paolo Corsini che sul Giornale di Brescia chiarisce: “Siamo a favore della riforma del Senato, a favore del bicameralismo paritario, a favore dell’abolizione dello stipendio dei senatori perché il Senato non voti né la fiducia né la legge di Bilancio, ma non siamo d’accordo sulla elezione non diretta dei senatori perché si spezzerebbe il rapporto tra volontà politica e rappresentanza”. Con queste premesse, la discussione all’interno del partito è destinata a continuare.

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UN COMMENTO

  1. Corsini ancora una volta pecca di arroganza e prende la ennesima decisione errata della sua esperienza politica. Questi 22 frondisti sono semplicemente meschini e scorretti. Tuttavia il tempo è sempre galantuomo: saranno spazzati via alla prossime elezioni.

  2. L’Italia è una repubblica parlamentare. Se dei parlamentari propongono un disegno di legge alternativo a quello in capo commettono forse un reato di lesa maestà? O in questo Parlamento, oltre che in questo Paese, è ancora consentito dire che non si è d’accordo, motivando il dissenso e proponendo delle alternative?

  3. Credo che si faccia parte di un gruppo parlamentare si debba seguire la linea del Partito, questo vale oggi come ieri (i famosi franchi tiratori). I ventidue FALSI difensori della Costituzione stanno cercando di mettere k.o. il governo Renzi per una loro personale resa dei conti con il rottamatore. Detto questo, sono ovviamente liberi di portare avanti le loro sincere battaglie politiche e di far cadere il governo a braccetto con i grillini. Rammento ai 22 valorosi cosa ne pensa la gente: 68% di preferenze alle primarie per l’attuale premier.

  4. Riprendo da Polisblog:
    "Rispett o alla riforma voluta da Renzi, il disegno di legge presentato dal sentore Chiti propone una differenziazione di ruoli tra le due Camere mantenendo però l’eleggibilità dei senatori, e riducendone contestualmente il numero.
    La Camera vedrebbe dimezzati da 630 a 315 i propri componenti e manterrebbe l’attribuzione del voto di fiducia e dell’approvazione della legge di bilancio, mentre il Senato diventerebbe di soli 100 membri, eletti nelle Regioni contestualmente alle elezioni regionali, più 6 per gli italiani all’estero. Il nuovo Senato si occuperebbe dell’esame e del voto delle leggi costituzionali, elettorali, dei trattati europei e dei provvedimenti che investano diritti fondamentali della persona. Secondo i promotori (tra cui appunto ci sono Corsini e Mucchetti), i risparmi con questa riforma sarebbero superiori rispetto a quella del premier."
    Se così è, non si comprende il livore di Bazoli dettato solo da logiche di schieramento all’interno del PD, ma non da ragioni tecniche o di risparmio sui costi della politica. Tutta questa fretta ci convince sempre di meno…

  5. Renzi ha un piglio iper Berlusconiano quindi chiunque si frapponga alla sua idea viene considerato un nemico. In una democrazia si discute, soprattutto su una modifica costituzionale piuttosto pesante. C’è un elemento pesantemente autoritario da parte di Renzi che coniuga arroganza e ignoranza. Anche gli Stati Uniti sono un sistema a bicameralismo perfetto, non è vero che siamo l’unico Paese, lui rischia di credere alle stupidaggini che dice. L’idea che i problemi dell’Italia derivino dal fatto che ha due camere è semplicemente una bugia, Renzi dà degli obiettivi finti agli italiani perché non affronta quelli veri. Chiudendo il Senato non risolve nulla, è vero un depistatore di massa. La cosa che viene proposta da Renzi trasforma il Senato in un parco giochi dei due partiti maggiori. Se uno guarda come verrebbero nominati, sarebbero quasi tutti Pd e Pdl. Il Senato diventerebbe semplicemente un elemento di compensazione all’interno dei due più grandi partiti. Se lo mettiamo insieme al fatto che già la legge sulla Camera va in questa direzione siamo di fronte, in nome dell’efficienza, a una torsione bipolare antidemocratica. Se vogliono fare una cosa così è meglio togliere tutto. Invece di essere una democrazia in cui gli italiani si esprimono Renzi sta rovesciando questo in un modo che neanche Berlusconi aveva osato fare e riesce a farlo perché quella è la proposta di Berlusconi da sempre e in parte della P2. Renzi riuscirà a realizzare il programma di Craxi. Fino adesso era stato impossibile perché il centro-sinistra si era opposto alla destra. Adesso, diventando il programma di Renzi, lo fanno tutti insieme appassionatamente ma è il programma della destra non del centro-sinistra.

  6. Il Senato che ha in mente Renzi è una pura celebrazione del bipolarismo (perchè è evidente quali partiti nomineranno i membri di questa assemblea), un bipolarismo che avvantaggia soprattutto il PD (che notoriamente è molto più favorito di Forza Italia nelle elezioni locali) e per di più composto da tanti ras locali, che cumuleranno cariche locali e nazionali. Una struttura docile basata sul notabilato locale e perfettamente funzionale ad una gestione centralista e antidemocratica. Un ritorno di fatto al sistema politico ottocentesco.

    Per queste ragioni ha perfettamente ragione Claudio de Fiores su Il manifesto che, come unico rimedio, suggerisce un Senato delle garanzie per contenere le distorsioni del maggioritario che si vuole introdurre alla Camera dei deputati. E per questo è altrettanto giusto che le garanzie offerte dal Senato siano fondate su una rappresentanza popolare eletta con un sistema rigidamente proporzionale. Considerazioni di buon senso che non albergano in questo governo, né tantomeno nell’istrione che lo dirige. Entrambi da spazzare via il prima possibile.

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