Disoccupazione, a Brescia in 45mila senza lavoro: tanti i giovani

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La crisi non dà tregua neanche a Brescia: il tasso ufficiale provinciale, rilevato dall’Istat, mostra una disoccupazione all’8,4% (8,1% per gli uomini e 8,8% per le donne). Meno del tasso nazionale che si attesta a due cifre, ma se nel 2008 era intorno al 3% la crescita è stata esponenziale. Secondo i dati di Aib, riportati dal Giornale di Brescia, sono 45.000 i bresciani disoccupati. I dati peggiori riguardano soprattutto i giovani: la disoccupazione giovanile nella nostra provincia è al 24,5%, in netta crescita rispetto al 6,1% del 2008.

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UN COMMENTO

  1. I disoccupati, giovani e meno giovani, devono innanzitutto capire che non possono affrontare la loro situazione da soli, individualmente. Non devono farsi irretire dalle falsità dei messaggi imperanti che spingono all’egoismo, alla sopraffazione del tuo simile, che esaltano la competizione ad ogni costo. Devono organizzarsi collettivamente e diventare, ogni giorno, una vera spina nel fianco per il sistema che li vuole precari a vita, contenti di un lavoro senza diritti e senza dignità, contenti di paghe da fame e, soprattutto, docili, piegati, a testa bassa. Non è vero che "manca il lavoro": basta guardarsi intorno per vedere che di lavori utili quando non indispensabili ce ne sono a bizzeffe e non è vero nemmeno che "mancano i soldi": basta vedere quanto cresce la ricchezza di chi ricco lo è già. Il lavoro c’è, i soldi anche, solo che se li accaparrano i soliti noti, gli stessi veri colpevoli della cosiddetta crisi e fino a quando tutti resteremo buoni buoni a farci togliere tutto, persino unendoci ai cori di quelli che si scandalizzano per le rivolte (a meno che non avvengano lontano da casa, ovvio) non se ne uscirà. E’ tempo di ribellarsi, davvero, non dando retta a demagoghi verdognoli o stellati ma individuando i nemici e combattendoli senza quartiere.

  2. Senza contate che questa crisi è diventata una scusa utilizzata dai datori di lavoro per proporre contratti scandalosi. Storia vera: colloquio per un posto di lavoro a 30 e più Km da casa, prima domanda: sei disposto a prendere meno di X? Ah certo…delle competenze professionali e dell’esperienza possiamo parlarne dopo no?

  3. @mario Condivido in parte la tua lettura della situazione, ma non la reputo del tutto adatta ai giorni nostri, il mondo è cambiato dalle mitiche lotte degli anni 60, la gente è meno disposta a chiedere diritti perchè ancora mangia e lavora poco, sul fatto dei soldi ai pochi noti non è del tutto vero, il problema del lavoro non è nelle grandi aziende che oramai sono scomparse per lo più dalla metà degli anni 80, ma sta nel lavoro nelle piccole realtà, quelle dove un contratto a tempo indeterminato strutturato così com’è non è fattibile, perchè la la concorrenza sfrenata e senza regole ha portato ad un risicato guadagno sul prodotto finito. La battaglia dei giovani deve essere fatta per una società più giusta, non contro l’imprenditore, ma contro i ladroni, i vogliacchi che hanno concepito questo sistema lavorativo in cui gli assunti pagano un sacco di tasse che va ad ingrossare le tasche di uno stato che non reinveste nella società questo mare di soldi (come succede in paesi in cui si pagano tante tasse, queste non finiscono a pagare stipendi dei forestali calabresi, ma vengono reinvestite nella società) e precari a vita che senza una tutela e senza potere d’acquisto.

  4. vedi,approfittatori, hai ragione in toto,ma ci son tante di quelle braccia in giro inoperose e tanta gente ancora in arrivo….sara’ sempre più guerra tra poveri,mi sa

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