Onofri contro Del Bono: il Bigio torni in piazza nel nome della riconciliazione

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    Il Bigio può tornare in piazza Vittoria. Nel nome della conciliazione. A chiederlo, con un lungo intervento, è il consigliere comunale Francesco Onofri che interviene sulla questione della ricollocazione del colosso del Dazzi nella posizione originaria criticando duramente il sindaco Emilio Del Bono. “Occorrerebbe un sindaco sollecitatore di riflessioni e pacificatore – si legge – invece abbiamo un sindaco che parla la lingua del capo di partito e che paga volentieri il prezzo di una campagna elettorale viscerale, (…) commettendo il medesimo errore di chi, prima di lui, dall’altra parte ha scioccamente impugnato il Bigio come una clava ideologica. In piazza Vittoria”, conclude Onofri, “possono e devono convivere le pietre d’inciampo che ricordano il sacrificio innocente degli ebrei bresciani Dalla Volta, deportati e uccisi, e il Bigio dell’era fascista, perché questo miscuglio noi siamo stati”.

    IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI ONOFRI

    “Non è facendo tabula rasa del passato che possiamo agire efficacemente, ma scolpendo i nostri propositi sul suo marmo”. Questa frase è di Nicolàs Gomez Davila, pensatore colombiano reazionario di cui Garcia Marquez però diceva: “Se non fossi comunista l’avrei pensata in tutto e per tutto come lui”.

    Ed è il punto di partenza per un discorso sul Bigio. O forse ne è già la sintesi e ci dice perché, oltre le ideologie, dovremmo maturare la scelta di rimetterlo al suo posto prima che siano morti tutti quelli che se lo ricordano quand’era in piedi.

    Sono nato più di vent’anni dopo la fine del ventennio fascista. Ho quasi cinquant’anni.

    Direi che di tempo ne è passato abbastanza, e che di soldi ne abbiamo spesi anche troppi per doverne sprecare ancora con progetti alternativi.

    Il motivo per cui questa nostra città dopo tanti anni non è ancora in grado di guardare con occhi normali al problema di una statua da ricollocare in un contesto architettonico che la “chiama”, è forse che il nostro paese non ha ancora elaborato con la necessaria profondità il “lutto” dell’esser stata fascista, e ha trasformato la lotta partigiana in un riscatto morale così grandioso da cancellare quel passato di cui vergognarsi e da rimuovere, ma che cancellare non possiamo.

    Dobbiamo invece, io credo, imparare ad accettare quel nostro “male” e guardarlo negli occhi guardando una statua che lo simboleggia.

    Il perché di questo ritardo della coscienza autocritica collettiva è presto detto: i Giacomo Matteotti che parlavano apertamente a Montecitorio nel 1924, gli Andrea Trebeschi che vendevano sottobanco libri antifascisti proprio in piazza Vittoria, e che hanno pagato con la vita questa loro coraggiosa libertà, erano merce assai rara in quegli anni. Perché la maggioranza dei nostri genitori, nonni, o bisnonni, a seconda della nostra età, avevano la tessera, facevano il saluto, andavano alle adunate. E la lotta di liberazione, senza bisogno di citare gli orrori di cui ha scritto Pansa, non può cancellare il fatto che i nostri partigiani, compresi quelli dell’ultima ora, ci hanno liberato insieme agli americani da un invasore del quale l’Italia era stato fedele alleato per anni, senza che “le masse” fossero scese in piazza per opporvisi.

    La festa della liberazione è allora, inevitabilmente, anche il memoriale dell’enormità di un asservimento volontario ai nazionalsocialisti, inclusa l’infamia delle leggi razziali, ed il memoriale della pazzia di aver lasciato andare al massacro i nostri giovani in una guerra senza senso, anche solo militarmente, e tuttavia accolta da quella folla urlante di folle giubilo in piazza Venezia.

    Invece ogni anno il 25 aprile finisce per essere per molti l’occasione per dividere i buoni dai cattivi, il bene dal male e a pronunciare una liberatoria sentenza di autoassoluzione, che ci colloca ovviamente tutti dalla parte dei giusti.

    “Il mio errore mi è sempre dinanzi”, disse il re Davide dopo aver commesso il suo crimine, e lo disse sebbene fosse l’unto del Signore, sicché mi pare possiamo farlo anche noi. Anzi, quella regale ma umile invocazione della pietà divina è forse il miglior titolo da dare al Bigio.

    In questa cronicizzata urgenza di maturazione è chiaro che occorrerebbe un sindaco sollecitatore di riflessioni e pacificatore. Chi meglio di un sindaco del centro sinistra potrebbe farlo? E invece abbiamo un sindaco che parla la lingua del capo di partito e che paga volentieri il prezzo di una campagna elettorale viscerale, che qualcuno tra i suoi legge persino con gli occhiali deformanti di un referendum anti Bigio, sminuendo però in tal modo il valore stesso del suo capo e del suo programma.

    Così facendo il “primo cittadino” vien meno ai suoi doveri, e sposta ancor più in là nel tempo il giorno della maturazione, commettendo il medesimo errore di chi, prima di lui, dall’altra parte ha scioccamente impugnato il Bigio come una clava ideologica.

    In piazza Vittoria possono e devono convivere le pietre d’inciampo che ricordano il sacrificio innocente degli ebrei bresciani Dalla Volta, deportati e uccisi, e il Bigio dell’era fascista, perché questo miscuglio noi siamo stati.

    Smettiamo allora di spostare il male sempre fuori da noi, di attribuirlo sempre e solo agli altri, cosa che faceva peraltro molto bene con ottusa retorica l’Italia fascista, come ogni regime totalitario.

    Se sarà stato il Bigio ad insegnarci a farlo, vorrà dire che si può imparare qualcosa anche da una statua né brutta né bella, come tale perfetta per ricordarci ciò che siamo.

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    UN COMMENTO

    1. Forza Onofri e non si fermi:Siete già in due nella giunta ad interpretare il sentimento dei cittadini che capmpano col proprio lavoro e non pensano di arraffare poltrone e prebende facendo le vestali antifa’ veterotogliattiane.

    2. é curioso che in questo dibattito culturale vivace animato da Onofri manchi l’autorevole parere dell’Assessore alla cultura Castelletti. Ah dimenticavo, il dibattito è culturale…

    3. E’ curioso che ci siano persone che non approfittino mai, dico mai, della magnifica opportunità di stare zitti. Eppure pensano di essere simpatiche, di fare le battutine, e magari si sono anche laureate in Cattolica con 92 in scienze della formazione. E’ proprio curioso e bello che al mondo ci siano persone colte. "Curiosity killed the cat". Miao.

    4. Hai ragione, è proprio curioso sapere che ci sono persone colte. Io ho un amico colto che ha letto tutti i libri di Moccia e abita in via Berlinguer o Salvador Allende, non ricordo con precisione.
      PS: secondo me Onofri non è contro Del Bono (come non lo è la Castelletti). Esprime un parere diverso.

    5. Finalmente un commento intelligente, pacato, con delle argomentazioni condivisibilissime, senza essere estremamente di parte, sopratutto convincenti nello "Spirito di Unione"che deve prendere il sopravvento ai Rancori ormai Remoti, e insieme guardare AVANTI !!!

    6. Ricollochiamo in Piazza della Vittoria la statua che simboleggia il male, cioè il fascismo, per esorcizzare il fascismo stesso. E bravo l’Onofri capace di un incredibile volo pindarico al quale mancherebbe solo la ricollocazione originaria nella Torre dell’Orologio del bassorilievo raffigurante Benito Mussolini a cavallo. Così esorcizziamo tutto alla grande. Pessimo esempio di gestione rivisitata della memoria storica. E in più un’allegra sponda alla Castelletti, per chi non se ne fosse accorto…

    7. Finalmente uno che riesce a ragionare in modo libero e non ideologico sulla questione, un pensiero dettato dal buonsenso e dal pensiero critico, di uno che ha capito il senso della questione senza fermarsi allo slogan come ha fatto il 99% degli altri.

    8. Il buonsenso è fatto anche di numeri, di euro, che, uscendo dalle nostre tasche, è giusto ricordare. Infatti, il riposizionamneto del Bigio è già costato 224 mila euro, di cui 105 mila solo per il prezioso marmo di Botticino della struttura di base al centro della quale andrebbe posizionata la statua. Un investimento o un costo che non si doveva sostenere ? Ecco, tutto dipende dall’esito finale dell’operazione…

    9. Che cavolo c’entrano i numeri, l’allegra sponda alla castelletti, il bassorilievo di mussolini… mi pare che col buonsenso ci si stia allargando un po’ troppo.

    10. IL BIGIO DEVE TORNARE IN PIAZZA!! CHE C’E’ DI MALE E’ ANCHE BELLO DA VEDERSI. SON CONTRARIO ALLE DEMOLIZIONI IN GENERE. DI RECENTE QUALCHE ANNO FA GLI AMERICANI IN IRAQ HAN ABBATTUTO LA STATUA DI SADDAM. E’ STATO PER ME UN ERRORE DA IGNORANTI.I PAPI HAN DEMOLITO EDIFICI PUBBLICI DEI ROMANI PERFINO VARI ACQUEDOTTI, MA DI MEGLIO NON HAN SAPUTO FARE. ANCHE LA DEMOLIZIONE DELLA STATUA DI NERONE E LA SUA DOMUS , ERA BELLISSIMA, E’ STATO UN ERRORE. LA STORIA NON SI CANCELLA DEMOLENDO, MA E’ UNO SPECCHIETTO RETROVISIVO CHE CI PERMETTE DI ANDARE AVANTI. CULPOP

    11. IL BIGIO DEVE TORNARE IN PIAZZA!! CHE C\’E\’ DI MALE E\’ ANCHE BELLO DA VEDERSI. SON CONTRARIO ALLE DEMOLIZIONI IN GENERE. DI RECENTE QUALCHE ANNO FA GLI AMERICANI IN IRAQ HAN ABBATTUTO LA STATUA DI SADDAM. E\’ STATO PER ME UN ERRORE DA IGNORANTI.I PAPI HAN DEMOLITO EDIFICI PUBBLICI DEI ROMANI PERFINO VARI ACQUEDOTTI, MA DI MEGLIO NON HAN SAPUTO FARE. ANCHE LA DEMOLIZIONE DELLA STATUA DI NERONE E LA SUA DOMUS , ERA BELLISSIMA, E\’ STATO UN ERRORE. LA STORIA NON SI CANCELLA DEMOLENDO, MA E\’ UNO SPECCHIETTO RETROVISIVO CHE CI PERMETTE DI ANDARE AVANTI. CULPOP

    12. IO CHE SON NATO DOPO LA GUERRA, E PARLANDO CON AMICI SICILIANI I QUALI MI DICONO CHE I PARTIGIANI DELLA SICILIA ERANO I MAFIOSI SICILIANI CHE ERANO DOVUTI FUGGIRE DALLA SICILIA DEL PREFETTO MORI, FASCISTA, I QUALI ERANO NELLE CARCERI DEGLI USA, LIBERATI PER AIUTARE I SOLDATI AMERICANI AD OCCUPARE LA SICILIA E PRENDENDONE IL CONTROLLO DEL TERRITORIO UCCIDENDO SENZA SCRUPOLI MAGISTRATI POLIZIOTTI E QUANT’ALTRO. LA MIA COSCIENZA E’ CONTRARIA ALLA PARTIGIANERTIA IN GENERE.

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