Europee, il Pd “sbanca” la città con il 46 per cento, Grillo solo quarto nel Bresciano

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Buono il numero dei votanti per le europee, migliore, come era prevedibile, quello per comunali. Come nel resto d’Italia, l’election day per il rinnovo del Parlamento Europeo si è chiuso con una netta vittoria del Partito Democratico, anche nella Leonessa Il dato ufficilale per il capoluogo, in particolare, registra ben 41.662 voti per Renzi e i suoi, pari a uno stupefacente 46,46% che assegna quasi la maggioranza assoluta dei voti al partito in città. Un po’ più sotto quello complessivo per tutta la provincia, col Pd comunque primo partito con il 37,94 per cento delle preferenze.

Ecco la “classifica” dei voti di lista nella Provincia di Brescia: Pd 37,94% (242.043 voti), Lega Nord 18,73% (119.511), Forza Italia 17,30% (110.372), Movimento 5 stelle 14,7% (94.063), Nuovo centrodestra / Udc 3,31% (21.128), Fratelli d’Italia 2,82 (17.990), Tsipras 2,81% (17.924), Verdi 0,92 (5.908), Idv 0,66% (4.257), Scelta Europea 0,54% (3.473), Io Cambio 0,18% (1.195). 

Su 206 Comuni della Provincia di Brescia, il PD è il primo partito in 180. La Lega Nord è prima in quindici (Adro, Bione, Cimbergo, Corteno Golgi, Erbusco, Incudine, Marmentino, Monno, Mura, Pertica Alta, Pezzaze, Preseglie, Temù, Vallio Terme, Vezza d’Oglio) e Forza Italia in undici (Castelcovati, Castrezzato, Collio, Comezzano-Cizzago, Irma, Limone, Prestine, Roccafranca, Rudiano, Tavernole, Trenzano). 

Ecco il dato completo della città: Pd 46,45 (41.662), Forza Italia 14,67% (13.162), Movimento 5 Stelle 13,37% (11.997), Lega Nord 11,33% (10.161), Tsipras 4,93% (4.424), Nuovo Centrodestra / Udc 3,80% (3.414), Fratelli d’Italia 2,81% (2.524), Verdi 1,25 (1.123), Scelta Europea 0,65% (586), Idv 0,59 (530), Io cambio 0,1% (98). 

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  1. L’immagine del Paese che emerge dal voto è da spavento. Per settimane si sono confrontati tre leader extraparlamentari (Renzi, Grillo e Berlusconi), esplicitamente orientati in senso populista sia per quanto riguarda i “programmi” (nessuno saprebbe descriverli con precisione, al di fuori degli staff), sia – o soprattutto – nella modalità di comnicazione politica. Tutti e tre si ponevano come “salvatori della patria”, tutti e tre chiedevano un voto per imporre “gli interessi italiani in Europa”, tutti e tre – con toni appena diversi – promettevano che avrebbero “cambiato l’Europa” mettendo fine alle politiche di austerità. Le diversità tra i tre sono altrettanto evidenti. Berlusconi non rappresenta più il punto di coagulo tra interessi imprenditoriali “presentabili” ed economia “impresentabile” (sommerso, evasione fiscale, gerarchie vaticane, criminalità organizzata capace di controllare interi territori, ecc). Parti consistenti del suo blocco sociale si sono manifestamente “esternalizzati” cercando rifugio nella bolla speculativa renziana. Ora può soltanto accelerare la frana.
    Grillo, tra i tre, era quello con alle spalle un consenso trasversale genericamente “popolare”, senza un nucleo sociale centrale in grado di polarizzare altri strati di dimensioni minori. Il suo schema politico e comunicazionale, tra i tre, è quello che più assomiglia alla parabola del “qualunquismo” di Guglielmo Giannini (anni ’50). Uno schema “masanelliano” che può funzionare unicamente in un trend di crescita continua, perché non possiede una “cultura politica” in grado di spiegare le battute d’arresto o le sconfitte. Il silenzio che da ieri sera emana dal suo entourage ne è una dimostrazione concreta.
    Lo schema renziano, vincente, è invece quello del populismo di regime. Arrivato a palazzo Chigi senza alcuna legittimazione popolare (le “primarie” del Pd sono state una barzelletta…) si giocava molto in questo passaggio elettorale. È il “volto nuovo” dei vecchi poteri, il punto di convergenza tra costruzione reazionaria dell’Unione Europea e potentati nazionali; doveva dimostrare di saper coagulare consensi intorno a politiche decisamente impopolari ricorrendo a escamotage apertamente populisti (clamoroso quello degli “80 euro in busta paga”; che non ci sono nemmeno a maggio, ma qualche voto gliel’hanno portato lo stesso). Come nel fascismo di cento anni fa, il populismo di regime nasce “socialista” o socialdemocratico, coglie la fine di un’epoca e si propone come rinnovamento generale (“rottamazione”) mentre consolida la parte più efficiente e competitiva del vecchio assetto di potere. Punta dichiaratamente a distruggere i “corpi intermedi” tra società civile e istituzioni (partiti e sindacati, dunque) e a stabilire un rapporto diretto con “il popolo”, saltando a pie’ pari il potere di blocco dei gruppi di interesse consolidati. La parte di paese che si “si affida” è un mix di interessi strutturati, illusioni e paure. Tra i tre populismi è riuscito a sembrare quello con i piedi più piantati per terra, grazie ovviamente a una informazione a senso unico che mai come questa volta deve essere definita di regime. Non ci sono molti dubbi, a questo punto, su ciò che accadrà nei prossimi mesi. Il governo ne esce rafforzato e completamente identificato con l’attore fiorentino. Andrà avanti come un treno sulle cosiddette “riforme strutturali” (a cominciare dal mercato del lavoro, su cui c’è da attendersi un’accelerazione del “jobs act”) e soprattutto su quelle costituzionali. Su questi due fronti i dubbi – sindacali o di costituzionalisti – verranno spazzati via come neve tardiva di primavera. Il semestre europeo a guida italiana rappresenta anche la finestra di “stabilità” entro cui non ci saranno più fibrillazioni politiche interne al palazzo. E solo il prossimo anni sapremo se il consenso attualmente aggregato sarà rimasto ancora addosso al premier. Se sì, ci attende la legge truffa anticostituzionale chiamata “Italicum” e probabilmente il tentativo di elezioni plebiscitarie.
    Qual siasi ragionamento di opposizione deve partire da questi dati di fatto. Il paese, e soprattutto gli strati sociali popolari, appaiono totalmente disarmati di fronte a questo caterpillar. Non c’è spazio per fughe in avanti della “soggettività”, non c’è spazio per attendismi nella gestione dell’indispensabile conflitto sociale.

  2. La nuova MACROREGIONE sarà composta da Lombardia, Albania ( sede ministero Università ) e Tanzania ( sede ministero del tesoro)

  3. potremo far pagare un pò di tasse in più. Finalmente potremo mettere la museruola ai sindacati. Finalmente potremo rendere ancor più precario il lavoro senza che ci sia chi possa lamentarsi. Finalmente potremo fare le politiche di destra. Finalmente potremo morire democristiani.

  4. Non ti è bastato nemmeno il risultato delle elezioni per scaricarti della bile accumulata? Ti resta Chianciano. Comunque preparati a nuovi travasi. Il compagno Presidente del Consiglio, da buon DC, per ora ha solo parlato, mentre la disoccupazione giovanile veleggia oltre il 40%.

  5. Come ha detto il condottiero dei maaloxati grillini "vinceremo poi" Intanto continuano a insultare ( unica cosa che sanno fare ) Insultare, poi, porta tanti voti e farà vincere le elezioni. Ma molto poi.

  6. Lasciatelo perdere il piddino, è contento di morire democristiano tra le braccia delle gnocche senza testa del nuovo pd berluschino, si sono comprati 1-2 milioni di voti in più con 80 euro e l’affluenza bassa ha fatto il resto. Intanto in francia e in uk si sono svegliati, presto o tardi toccherà anche noi.

  7. Io credo che gli italiani abbiano voluto dare fiducia a questo PD anche in Europa per spianare la strada alle tanto decantate riforme, adesso hanno sia l’Italia che l’Europa e da qui alle prossime elezioni hanno tutti i mezzi necessari a cambiare le cose…se questo non dovesse succedere non ci sarebbero scuse e sarebbe un enorme fallimento. Intanto il M5S è secondo con un 20% che non mi sembra il pessimo risultato come vogliono farci credere…mi preoccupa di più il 16% di FI che secondo me è ancora troppo, non abbiamo ancora imparato niente? Ah si, una cosa l’abbiamo imparata da loro: fare politica diffamando gli altri.

  8. Il 20% non sarebbe poco, è vero. E’ però innegabilmente un pessimo risultato per chi millantava di essere primo (solo per fare facile propaganda); non è che "vogliono farci credere", era proprio Grillo a dire di essere primo.

  9. Diciamo che è un pessimo risultato rispetto a quanto millantato da Grillo in campagna elettorale, ma in generale un partito si dovrebbe leccare le dita con il 20%. Io non sono un grillino, ma mi da molto fastidio questa propaganda anti M5S orchestrata da sinistra e destra insieme, mi fa quasi pensare che abbia ragione lui a dire che quelli vogliono solo stare al potere…si sono scannati per anni e poi hanno preferito allearsi tra loro che con Grillo…a me questo fa pensare…

  10. Idem, non son grillino e trovo eccessiva questa caccia alle streghe della stampa anche se, come ha detto il loro idolo Scanzi, a forza di urlare e sfottere se la sono tirata addosso. Con una campagna piu sobria non avrebbero subito un tale dileggio. Al di la di tutto il 20% e’ un numero ancora strepitoso a mio avviso.

  11. Intanto il comune di Viadana al confine con la provincia di Brescia a guida PD viene commissariato causa ombre di ‘ndrangheta. Pd: l’itaglia cambia verso…..la calabria!

  12. "hanno preferito allearsi tra loro che con Grillo" forse ti sfugge che è stato Grillo a rifiutare di allearsi con il PD. Pensa l’acume politico, se con il buon Bersani, Grillo avesse accettato l’alleanza, avrebbe tenuto il PD èer i co***oni, e sarebbe riuscito a costruire qualcosa. Invece no, lui preferisce fare il comico, passare le giornate ad urlare, insultare, inventare nomignoli, prendere il maloox, lanciare proclami, promettere il reddito minimo garantito a tutti di 600 €, espelelre chi non è d’accordo con lui, ecc. ecc. senza poi combinare nulla di nulla di nulla

  13. Guardi che il caso di Viadana nasce dalla denuncia fatta da uomini del PD. Un partito che ha migliaia e migliaia di iscritti può anche sbagliare e tesserare qualche persona indegna, ma, come in questo caso, ha anche la forza di riparare all’errore.

  14. Se la questione fosse solo l’acume politico saremmo ancora qui a tessere le lodi di Andreotti. In politica esiste(va) anche una cosa chiamata coerenza, Grillo si sarebbe alleato al PD se il PD fosse stato disposto ad accettare determinate riforme (alcune più che legittime, altre da discutere, comunque proposte da un partito con il 25%) che lui aveva promesso ai suoi elettori, ricordiamoci che il M5S nasceva con determinati presupposti, se alle prima occasione utile avesse accettato certi compromessi sarebbe venuto meno alle promesse elettorali. Forse ci siamo abituati male negli ultimi anni, visto nessuna promessa elettorale è stata rispettata da 20 anni a questa parte, mi viene in mente il contratto con gli italiani, oppure Prodi che in campagna elettorale promise di ritirare i soldati dal medio oriente, ricevette i voti dei pacifisti e poi non fece niente. Va bene l’acume politico, ma credo che per un elettore la cosa più importante sia la coerenza degli intenti del partito che vota. Non sto difendendo Grillo, che ha commesso molti errori a livello politico, ma penso l’accanimento verso il M5S sia dovuto a una campagna diffamatoria nei suoi confronti (ha provocato un incidente ed è stato giudicato colpevole…in ogni intervista gli danno dell’assassino…e cosa si dovrebbe dire di chi ha rubato allo stato, a chi è colluso con la mafia…c’è una bella differenza tra procurare accidentalmente un incidente ed essere ladri e mafiosi…quello non può essere accidentale) e non rendersi conto di ciò da miopi.

  15. "Campagna diffamatoria"? Grillo ha meritoriamente impostato il suo movimento sul fatto di essere incensurati. Non ammette che si candidino nel suo movimento persone che hanno riportato condanne: non mi pare che faccia distinzione tra quelle più gravi e quelle meno gravi. E se è un bene puntare su persone incensurate (come condizione necessaria, ma non sufficiente ad essere dei bravi amministratori: aggiungerei io…), è limitativo non discernere tra i tipi di condanne riportate. Perchè è evidente che un omicidio colposo è diverso dal peculato o da altri reati. Ma se è Grillo il primo a non voler distinguere, perchè mai dovremmo noi distinguere se il reato per cui lui è stato giudicato sia più o meno grave? E non mi si dica che Grillo non è candidato a nulla ed è "solo" un portavoce. Non ci crede nessuno…

  16. Perchè al di la di quello che dice Grillo o chiunque altro ognuno valuta le cose con la propria testa…non vedo l’attinenza tra una condanna come la sua e la politica…che sia un portavoce o un candidato non mi interessa sinceramente.

  17. Be’, l’attinenza ce l’ha nel momento in cui Grillo richiede (e con motivi fondati) agli altri di essere incensurati "senza se e senza ma". Poi Grillo propone (e anche qui giustamente) l’alternanza per le cariche: perchè non è prevista l’alternanza per il "portavoce"? Mistero…

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