Strage, Trebeschi: “In piazza Loggia non vittime inconsapevoli, ma Caduti, da combattenti disarmati”

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Quarant’anni dopo la strage di piazza Loggia a ricordare quegli anni bui sono stati in tanti. Oltre a Emilio Del Bono, a Giuliano Pisapia e Virginio Merola, c’era anche l’ex sindaco Cesare Trebeschi che in un appassionato discorso ha ripercorso la storia e ricordato quel giorno.

DI SEGUITO L’INTERVENTO INTEGRALE DI CESARE TREBESCHI

Aprire quattro finestre sulla storia, non sul fatto, descritto in milioni di pagine di giornali e di atti processuali. riesco a seguire il presidente Onger su questa strada solo, modestamente, rifacendomi ad antefatti personali. Ma Long a way to Tipperary si dice cantassero i soldatini inglesi venuti a soccorrerci dopo Caporetto: è lunga anche per me la strada verso il 28 maggio, e alcune tappe, autentica scala di Giacobbe, nemmeno il logorio dell’anagrafe le cancella. A partire, 1942-1943, dal convergere di persone oggi diremmo di destra e di sinistra su conferenze e fiere del libro che allarmarono ambienti fascisti e curiali; da un lungo colloquio, Epifania 1943, quando il suo vecchio amico don Battista Montini convince mio padre, sostenitore dell’impegno civile, ma pluralista, dei cattolici, che le incombenti minacce nazista e staliniana impongono ai cattolici l’unità politica.

All’indomani dell’armistizio, 10.9.1943, si costituisce la segreteria della d.c. bresciana, con Leonzio Foresti, esponente con Piero Cenini, della sinistra, Angelo Buizza vicino ai moderati e mio padre aperto al dialogo con le due anime. Negli stessi giorni, zio Emilio Salvi sente sussurrare in farmacia di imminenti arresti.

12.9.1943, gambe in spalla ci incamminiamo da Cellatica con mio padre, tre cugini Salvi e Stefano Guerrini, alla ventura, bypassando Brione e Polaveno. A S.Maria del giogo, un magico incontro incrina il rigido schermo antimarxista: Silvio Bonomelli, di Iseo, leader del socialismo franciacortino, che finirà trucidato dai fascisti. Dante aveva detto di Cavalcante d’intorno si guardò, come talento avesse di veder s’altri era meco, e di Sordello tu sei della mia patria, e l’un l’altro abbracciava. No, non era ancora giunta l’ora di un abbraccio, ma i due vecchi avversari mormorarono facciamo due passi insieme.

A Zone, per papà, rifugio nella cella organaria. Pochi giorni dopo, il paese sembra tranquillo, ci si arrischia ad uscire. Nino Crippa (insegnerà filosofia all’Università di Genova) ci accompagna a casa Franchi, che lo ospita con Mario Spinella (futuro segretario di Togliatti e direttore della scuola comunista delle Frattocchie).

Fine settembre, p.Manziana sale a Zone reclamando il rientro di mio padre in città, abbandonata da tutti i vecchi (papà ha compiuto in quei giorni 46 anni).

30.11.1943 Peppino Pelosi convince papà ad organizzare trasmissioni di formazione politica, con una radio trasmittente rimediata da Michele Capra e Roberto Salvi.

Epifania 1944 retata di radiobrescialibera: papà, Manziana, Molinari da Verona a Dachau

6.2.44 fucilazione di Lunardi e Margheriti

Giugno 1944, parte dallo studio di via battaglie Franco Passarella

3.9.44 rastrellamento a Cellatica, fra i 30 arrestati, zio Cesare e Franco Castrezzati

24.1.1945 a Gusen morte del n°77797, mio padre

26.4.1945 Brescia è libera

22.12.1947 l’Assemblea costituente approva a larghissima maggioranza la Costituzione redatta con la partecipazione di tutti i gruppi politici. Calamandrei e Marchesi convincono La Pira a non fare del nome di Dio motivo di divisione.

1951 Cellatica, con Castrezzati in Consiglio comunale

1960 Luigi Bazòli mi convince a candidarmi in provincia

Negli anni del Concilio Vaticano, con i Papi Roncalli e Montini la Chiesa rivede se stessa e il suo essere costituita nel tempo. La prima riforma, liturgica, abolendo la discriminazione del latino afferma il principio di eguaglianza. Tra le successive riforme, nell’impegno civile dei cristiani non c’è parola per bandiere costantiniane.

27 aprile 1973 Spinella viene a Brescia. lo incontro con Alberto

Arnaldo (nonno di Alberto) e Cesare (mio nonno) crescono le loro famiglie assieme fino alla morte del padre G.Maria (“compagno a Tito Speri nelle X Giornate ebbe gloria di carcere per amor di patria”, si legge sulla sua tomba), ereditandone spirito e simpatie zanardelliane, Cesare morirà giovanissimo (suo figlio Andrea, mio padre, non aveva ancora tre anni), e i suoi figli saranno sempre legatissimi alo zio Arnaldo, anche se educati religiosamente (e di riflesso politicamente) alla scuola filippina di p.Bevilacqua.

autunno 1973 a pranzo da Luigi e Giulietta

23.5.74 prima comunione di Antonio, partenza per Mauthausen; in una famiglia con più figli, legittima aspettativa di ogni figlio a non esser considerato un numero anonimo, in un giorno importante li accompagniamo uno ad uno, dove il nonno era solo un numero, risalendo con loro la Wienergrabe. al muro degli italiani incontro con p.David Turoldo; rientro 27 sera, troppo tardi per sapere che domani, sciopero generale e comizio antifascista con Franco Castrezzati oratore ufficiale.

28.5.74 sono in studio davanti al mio tavolo quello di Pigi Piotti: una telefonata, la bomba

Di corsa, in piazza, ormai solo un morto, forse un professore. Non intravvedo Arnaldo, vedo i netturbini, ma corro subito in via Castello: gli zii hanno solo sentore di probabile ferita.

Luigi si consulta con Sofia per le bandiere di Avanguardia operaia.

29 ASM, convoco un’assemblea di solidarietà per M.Milani; pareva tutti avessero davanti agli occhi un uomo solo che chiamava compagni, è Livia, aiutatemi a salvarla.  Su tutti i bus ci sarà in quei giorni un appello dell’Associazione Famiglie Caduti in guerra.

Funerali: sono i giorni dell’ira e di una responsabile consapevolezza, Fischi agli uomini dello Stato, insulti e sputi alle bandiere dello scudo crociato pur animosamente presenti.

7.12.1977 Paolo VI, superando i mugugni curiali riceve il Consiglio comunale di Brescia e benedice l’operosa solidarietà; a Francesco Loda, presentato come capogruppo comunista, dice premuroso qui sono tutti benvenuti

Confido nessuno consideri il ricordo del pellegrinaggio a Mauthausen come una notazione intimistica stravagante; o fuori tema gli incontri con Spinella, Bonomelli, Passarella; o fuori tempo il ricordo dei giorni della paura, della diffidenza, degli insulti alle bandiere dc; nelle giornate di un vecchio, non solo nel suo universo, tutto si tiene.

Come qualificare i morti, otto o nove che fossero, di Piazza Loggia? Non mancò, quando li si disse Caduti, chi preferì parlare di vittime innocenti insinuando il dubbio di una profanazione rispetto ai 600.000 che il 4 novembre di ogni anno si ricordano come eroi di Vittorio Veneto, anche se molti di loro erano andati al macello per la vanità di qualche generale, molti vittime dell’assurdo sistema delle decimazioni, molti forse cantando Gorizia tu sei maledetta, tutti per un’inutile strage.

In p.Loggia non vittime inconsapevoli, ma Caduti, da combattenti disarmati. A chi proponeva un monumento “eroico”, il padre di Alberto disse: no, si metta una pietra rossa dove è caduto. E l’Associazione che univa le famiglie caduti in guerra alzò la voce

Portate fiori su questa pietra

Colori della gioia di vivere a noi rapita

Da queste mura l’eco senza fine dell’indignazione

Ma non si fermi il tempo

Al giorno dell’ira e del rimpianto

su questa pietra con i nostri figli e per loro

Costruite una città libera e viva.

Nella rovente svolta della storia, piazza Loggia segna un nuovo tornante ponendo a uomini di ogni fede la centralità della scuola e della questione femminile: tra le vittime di una stessa sopraffazione, forse non soltanto fra loro, si riscopre una sopita fraternità e un comune impegno.

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