Immigrazione e politiche di genere, Cgil: questa amministrazione è troppo timida

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"La nuova Amministrazione comunale governa la città da oramai un anno ed è per noi utile misurare la distanza con la situazione preesistente anche in ordine al rispetto dei diritti ed al contrasto di tutte le discriminazioni esistenti in città, questioni che avevano alimentato un pesantissimo contenzioso con la precedente amministrazione (campi rom-sinti, pratiche vessatorie e repressive nei confronti della comunità migrante, vicenda bonus bebè e via dicendo)", così la Cgil attacca la giunta Del Bono accusandola di non essere in grado di dare una reale svolta di cambiamento rispetto a questioni come l’immigrazione, le politiche di genere e l’orientamento sessuale. . 

DI SEGUITO IL COMUNICATO INTEGRALE

In questi mesi si sono svolti numerosi incontri con gli assessori competenti per segnalare l’urgenza di abbandonare definitivamente le pratiche di controllo non obbligate dalla legge che rendono particolarmente problematico il rapporto dell’amministrazione con la comunità migrante.

Tra questi, a titolo di esempio, citiamo il doppio canale per l’accesso al cambio di residenza per gli stranieri con obbligo di prenotazione on line e l’ allungamento dei tempi di rilascio degli atti ben oltre i vincoli fissati dalla legge, la verifica illegittima del requisito dell’idoneità dell’alloggio come condizione per procedere all’iscrizione anagrafica da parte dei cittadini stranieri, le difficoltà per l’acquisizione della cittadinanza da parte dei neo maggiorenni di origine straniera, la procedura di identificazione dei nubendi stranieri a prescindere dalla loro regolarità del soggiorno, così come la scarsa attenzione per i Centri di emergenza abitativa attualmente assegnati a gruppi di persone di origine Sinti e Rom che vivono la nostra città da almeno venti anni.

Verifichiamo però che, al di là delle rassicurazioni, non si riesce a fare alcun passo avanti significativo che dia l’idea di un cambio di registro. A nostro avviso servirebbe che questa amministrazione  decidesse finalmente di azzerare tutte le pratiche di disturbo e palesemente discriminatorie inventate precedentemente per tenere sotto tutela la comunità straniera. E sugli stessi temi, allo stesso modo, sarebbe utile un ruolo più attivo e propositivo del Comune nei confronti delle altre pubbliche amministrazioni, a partire dalla vicenda vergognosa dello Sportello Unico sull’Immigrazione.

 

Al contrario abbiamo assistito alla chiusura dello sportello di via Saffi (parzialmente riaperto recentemente per affrontare in modo particolare le tematiche dei richiedenti asilo e dei rifugiati) e a tutt’oggi fatichiamo a capire l’intenzione di salvaguardare il lavoro degli operatori (che prestano la loro opera da 17/18 anni per il Comune, mediati da diverse forme di lavoro ed attualmente dipendenti di una cooperativa). Analoga timidezza riscontriamo sul fronte della lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere che ha provocato la sospensione della decisione di aderire alla rete RE.A.DY (con Bergamo, Milano, Torino, Cremona, Palermo, Udine a altre città) piuttosto che la vicenda, francamente sconcertante, che ha portato una commissione di valutazione, allargatasi oltre i limiti delle sue competenze, a respingere per inammissibilità una proposta di delibera di iniziativa popolare che chiedeva al Comune di assicurare la parità di accesso ai servizi comunali attraverso il riconoscimenti delle famiglie di fatto.

 

Si tratta di due approcci attraverso i quali si sarebbe potuto aggredire le pratiche discriminatorie e che, al contrario, a oggi si presentano in sostanziale continuità con il passato, senza il coraggio di superare orientamenti, comportamenti ed ostacoli istituzionali al pieno riconoscimento di diritti di cittadinanza. Una cittadinanza intesa in modo allargato, accogliente ed inclusivo, che tiene conto di una comunità plurale rispettosa delle diversità e delle differenze e non ne fa motivo di ostacolo alcuno.

 

Unico segnale positivo, ma è decisamente troppo poco, è la proposta di estensione del voto ai cittadini immigrati per la formazione dei consigli di quartiere, seppur inspiegabilmente limitata ai residenti da più di 5 anni.

 

Non stupisce la reazione di alcuni settori della minoranza politica in Loggia, stupisce invece la timidezza della maggioranza politica che avrebbe numeri e strumenti per praticare un deciso cambio di passo.

 

L’articolo 3 della Costituzione sottolinea che  «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Anche un’Amministrazione comunale, per i suoi poteri, deve fare la sua parte per fare in modo che questo articolo, uno dei dodici fondamentali della Costituzione, trovi piena attuazione sul territorio che governa.

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  1. Appunto, un sindacato non c’entra nulla con questi argomenti: inoltre l’art. 3 non recita che qualcuno deve essere più uguale degli altri per colore, lingua, preferenze sessuali, ecc

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