Universtità italiane, la classifica del Sole24Ore: Brescia è 33esima

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E’ costruita sulla base di nove indicatori della didattica (attrattività, sostenibilità, stage, mobilità internazionale, borse di studio, dispersione, efficacia, soddisfazione, occupazione) e tre indicatori della ricerca (fondi esterni, ricerca, alta formazione). Non ha pretese di scientificità assoluta, ma è pur sempre frutto di un lavoro accurato seguito in prima persona da Gianni Trovati, redattore della rinnovata classifica delle principali università italiane per Il Sole 24 Ore. Come è messa Brescia? Non benissimo, ma nemmeno troppo male: occupa esattamente metà classifica, alla posizione numero 33 su 61.

Al top secondo Il Sole 24 Ore ci sono gli atenei di Verona e Trento, seguiti a ruota dal Politecnico di Milano, Bologna e Padova. Entrando nello specifico della composizione del punteggio ottenuto dalla nostra Statale si vede che siamo, al pari del Politecnico, in testa alla graduatoria per quanto riguarda il tasso di studenti occupati ad un anno dalla laurea, mentre le cose non vanno così bene per gli altri indicatori (si possono consultare qui). A destare maggiore perplessità è la valutazione che fanno dell’ateneo gli studenti prossimi alla laurea: il punteggio da loro attribuito all’università è così basso da posizionare Brescia al terzultimo posto in Italia (leggi qui).

Sulle colonne del quotidiano Bresciaoggi in edicola stamane è il rettore Sergio Pecorelli a commentare la classifica: «In molti passaggi la fonte è il rapporto Anvur i cui dati risalgono al 2010. In quattro anni le cose cambiano. Brescia non è in cattiva posizione, accettiamo e consideriamo le critiche come uno stimolo. Tuttavia stiamo parlando di parametri discutibili, non in tutti i casi oggettivi. Insomma, queste classifiche andrebbero stilate dal ministero e in base al merito, non dai media».
(a.c.)

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  1. Per niente stupito: tanta boria da parte della docenza, ma poca pochissima predisposizione al dialogo con lo studente e -purtroppo- poca passione. Fortunatamente ci sono le rare eccezioni e chiarisco che mi sto riferendo alla facolta’ di ingegneria. I professoroni con la P minuscola che fanno le star e lasciano tutto agli spesso inadeguati assistenti dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza. Ma non se lo faranno: dall’alto del loro doppio stipendio e della spocchia che gli da’ essere dei docenti universitari. Vergogna

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