Per il Ramadan la palestra diventa moschea. Rolfi (Ln): Comune prono agli islamici

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Il vice capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Fabio Rolfi, interviene in merito alla decisione dell’amministrazione comunale di Manerbio di  destinare per un mese la palestra comunale a luogo di preghiera per il Ramadan.

“Non solo la decisione è assurda, ideologica e pericolosa perché trasformerà Manerbio nel punto di riferimento delle comunità islamiche di Brescia e provincia, ma è anche – spiega Fabio Rolfi – in aperta contraddizione con la normativa regionale vigente che impone che i luoghi di culto siano individuati in sede di Pgt, o variante dello stesso approvata dal consiglio comunale in totale trasparenza – e continua -. Non si può improvvisare scelte di questo genere, eludendo la legge e, cosa non secondaria, sottraendo alla comunità uno spazio con una funzione sociale importante come quella sportiva, costruito e pagato con le tasse dei cittadini di Manerbio per essere al servizio della comunità, non certamente per diventare luogo di bivacco o di preghiera ad Allah.”

“Questa decisione – prosegue Fabio Rolfi – va contrastata con ogni mezzo perché dimostra ancora una volta la condizione di sudditanza e di debolezza nei confronti del mondo islamico da parte delle amministrazioni comunali di sinistra. Se il sindaco e la sua maggioranza vogliono destinare uno spazio alla preghiera islamica sul proprio territorio, devono avere il coraggio di proporre una localizzazione e portare il tema in consiglio comunale, come stabilisce la legge regionale 12/2005, assumendosi le loro responsabilità di fronte ai manerbiesi ed evitando di utilizzare espedienti da furbetti che si traducono soltanto nel sottrarre spazi pubblici ai cittadini di Manerbio per riservarli agli immigrati islamici. Per questa ragione presenterò nel più breve tempo possibile un’interrogazione in Consiglio regionale su questo tema  per verificare – conclude Fabio Rolfi – la situazione e le modalità di applicazione della legge.”

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  1. Mah, che dire. Alcuni giorni fa passando a fianco di un luogo di incontro in cui convergevano molti mussulmani, mi chiedevo, essendo io cattolico praticante, come mi sentirei se vivessi all’estero (indipendentemente dal paese) e se mi venisse tolta la dimensione della pratica religiosa. PEnsavo quindi che sarebbe per me una situazione spiacevole. Mettendomi quindi nei panni di un praticante di un altro credo penso che le scelte che permettono la pratica religiosa siano assolutamente opportune. E se vi sono problemi di ordine sociale, pubblico, ecc. che possono reqlizzarsi sarebbe forse meglio lavorare per evitarli. Operare con veti divieti e quant’altro mi sembra francamente una battaglia di retroguardia che non porta a nessun risultato se non far crescere inutili odi confidando nell’ignoranza abbastanza diffusa.

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