Tintoretto e Cimabue, Bragaglio (Pd): serve un accordo che soddisfi pubblico e privato

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Con una lettera aperta l’esponente del Pd, Claudio Bragaglio, interviene sul futuro delle torri Tintoretto e Cimabue, auspicando che venga trovato un “accordo” tra Regione, Aler e Comune che “per un soggetto privato rientri nel quadro della profittabilità dell’investimento e per il soggetto pubblico riguardi il diritto alla casa ed il valore sociale dell’Housing”.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA:

Il Convegno dell’Urban Center sulla Torre Tintoretto è stato di grande rilievo sia per i progetti messi in campo, che per l’autorevolezza degli interlocutori. In particolare, sul fronte del Comune con gli assessori Fenaroli e Tiboni, della Regione con l’assessore Bulbarelli. Sul fronte imprenditoriale, con il presidente dell’Aib, Bonometti, oltre che degli Ordini professionali. Si vedrà nei prossimi giorni l’esito della “Manifestazione di interesse”, promossa da Aler e dal Comune. Intanto va positivamente acquisito l’interesse di Regione Lombardia.

Storia travagliata, si sa! Che per amor di verità, e non certo di polemica, poteva essere anche storia diversa, se il progetto presentato in Regione nel 2007 dalla Giunta Corsini avesse avuto corso, così com’era stato impostato con gli assessori regionali Borghini e Scotti, e con l’Aler stesso. Con 36 mln di euro (di cui 30 a carico della Regione) si sarebbero ristrutturate entrambe le torri (Tintoretto e Cimabue), ottenendo così 450 alloggi (390 ristrutturati e 60 nuovi). Alloggi da ultimarsi nel 2013, con i nastri tagliati nell’anno delle elezioni! Invece la Giunta Paroli s’imbarcò con l’idea dell’abbattimento, arenandosi al punto in cui si è. E da cui ripartire.

Il punto dirimente a mio parere è oggi di natura politica. E riguarda l’effettiva volontà di collaborazione tra Regione, Aler e Comune. Quella che – per esempio – resse nel tempo con la vicenda del Residence Prealpino. Il segnale espresso dall’assessore Bulbarelli m’è parso incoraggiante.

Su quella direzione è auspicabile che si concluda positivamente il “Contratto di quartiere” che si è realizzato – con i suoi 170 alloggi – ormai nella parte più significativa. Ne rimangono ancora 50 circa da realizzare per concludere il Contratto stesso.

Giustamente nel Convegno s’è sostenuto che il futuro della Tintoretto è da ricercare al di fuori di questo Contratto di Quartiere. Ciò significa dar corso ad uno specifico “accordo di programma”, incardinato sulle linee previste da Aler e Comune. La vendita della Torre o le altre forme di gestione e di valorizzazione aprono varie possibilità. In particolare quella che – dati i tempi e le condizioni di mercato – rinvia alla ricerca d’una auspicabile “cordata” di soggetti economici privati. Difficile che il mercato si attivi spontaneamente. Troppe vicende di alienazioni (immobiliari o di quote azionarie) ci dicono della necessità d’un ruolo attivo del soggetto pubblico. Si pensi alla vicenda stessa del Brescia Calcio. In assenza d’una convinta “promozione”, la semplice attesa d’un acquirente mi pare non possa alimentare una grande speranza per la Tintoretto.

Il quadro dei soggetti pubblici (Regione, Aler, Comune) è quindi chiamato a fornire, in modo trasparente, un percorso che faciliti il formarsi d’una cordata, stabilendo oltre alle finalità sociali (peraltro già indicate), il conferimento del valore patrimoniale pubblico dell’immobile e del sedime, i diritti edificatori, le possibilità di compensazione. Prevedendo altresì nel rapporto tra pubblico e privato anche la permuta degli alloggi, con possibile acquisizione degli stessi a favore del pubblico (Aler/Comune) – anche sul mercato dell’invenduto. Come peraltro proposto tempo fa dal consigliere regionale Rolfi.

Insomma, un “accordo” su tutto ciò che per un soggetto privato rientra nel quadro della profittabilità dell’investimento e che per il soggetto pubblico riguarda il diritto alla casa ed il valore sociale dell’Housing. Le soluzioni ad hoc, sganciate da un disegno d’insieme – come la vicenda stessa degli alloggi per gli operai di via Fiorentini ha dimostrato – rischiano di non funzionare.

Il presidente Isacchini nel suo intervento ha alluso ad una qualche soluzione minimalista ed emergenziale. Va ovviamente valutata, ma con l’attenzione rivolta oltre che alle migliori intenzioni, anche ai possibili effetti critici indotti dalla ri-concentrazione in una Torre del disagio sociale.

Quanto emerso dal convegno ritengo sia il livello della sfida da assumere, anche per la riqualificazione urbana e sociale dell’intera zona. Comprendendo anche la Torre Cimabue. E pure Sanpolino, considerate le ricadute problematiche che sul nuovo quartiere si sono riversate proprio con la sistemazione abitativa d’una parte significativa della Tintoretto.

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  1. Un privato che investe in quella porcheria politico-urbanistica anni ’80 degna dei palazzoni sovietici? Naaaaaaaaa investirà SOLO se il pubblico gli darà dei soldi da un’altra parte.
    Per il resto le abitazioni appena terminate in via Diaz, Folzano, ecc continuate ad assegnarle ai soliti e vedrete quanto poco impiegheranno ad andare in malora.

  2. Sarò onesto, non voglio entrare nel merito su cosa bisogna fare perchè non sono informato, ma io che sono di san polo, cresciuto all’ombra del tintoretto, una volta demolito mi mancherà.

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