Writers condannati a pulire bus imbrattato, il docente di criminologia Romano: “Una scelta illuminata”

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Interviene sulla pena alternativa per i due Writers, condannati a pulire il bus di Brescia Mobilità che avevano imbrattato, il docente di Criminologia dell’Università di Brescia Carlo Alberto Romano, definendo tale punizione una scelta illuminata.

DI SEGUITO L’INTERVENTO DI ROMANO IN VERSIONE INTEGRALE

L’idea di coinvolgere i due ragazzi minori in un percorso riparativo, veicolato dall’ufficio di mediazione penale di Brescia e all’interno della cornice gestita dalle competenti Autorità Giudiziarie, cui Brescia Trasporti ha aderito, si rivela particolarmente illuminata.

Essa costituisce un esempio concreto di come la comunità, in ogni sua componente e quindi anche in quella d’impresa pubblica, possa avvicinarsi al tema della sanzione, adottando strumenti e misure che ne prevedano un ruolo attivo e diretto, bypassando il meccanismo della delega al sistema sanzionatorio gestito dallo stato che, inutile negarlo,  non sempre ha saputo raggiungere risultati ottimali nel perseguimento dell’obiettivo rieducativo, costituzionalmente sancito e ancor più evidente quando destinatari ne debbano essere persone in età evolutiva.

La giornata di lavoro che i due ragazzi trascorreranno presso l’officina di Brescia Trasporti, aldilà della pulizia del mezzo imbrattato cui saranno destinati,  ha un triplice valore.

In primo luogo dimostra che la Giustizia minorile sa percorrere strade innovative ed efficaci per occuparsi di fatti di questo tipo, riconducibili più all’idea della semplice revisione dei canoni comportamentali di riferimento che a quella dell’irreversibile ricorso all’etichetta deviante, con conseguente e inevitabile inserimento nel circuito sanzionatorio tradizionale, nel quale peraltro la severità del castigo rischia di produrre un limitato o nullo effetto deterrente a causa degli ammortizzatori processuali che ne arginano, de facto,  l’applicazione.

In secondo luogo consentirà ai ragazzi di vivere un’esperienza formativa di forte impatto, anche emotivo, nella quale il contatto con i mezzi e la persone che più direttamente hanno subito il danno del loro agito potrà portare a un’acquisizione di consapevolezza nel processo di crescita in corso e quindi a un oggettivo aumento della capacità di auto responsabilizzazione, utile non solo per evitare recidive specifiche ma per consegnare ai futuri  cittadini un corredo relazionale idoneo e adeguato.

In terzo luogo permetterà alla comunità lavorativa e amministrativa di Brescia Trasporti di superare la rigida percezione di contrapposizione fra chi “fa il proprio dovere” e chi invece, per motivi per lo più incomprensibili, ne danneggia la quotidiana operatività, a tutto vantaggio della reciproca comprensione e della possibilità di avviare un dialogo chiarificatorio.

Se il fatto fosse stato gestito nell’alveo tradizionale del modello reato/sanzione non tutti questi obiettivi avrebbero potuto essere perseguiti; naturalmente non sempre e non con tutti i reati, e non con tutti gli autori, si può avviare un percorso ripartivo di questo tipo. Ma, occorre dirlo, anche non con tutte le vittime. Non vi è alcuna contiguità col perdono, atto intimo e  non necessariamente  sintomo di una volontà risolutiva. In questo caso Brescia Trasporti, che rappresenta la comunità – vittima ha scelto di rendersi parte attiva e di partecipare alla sicurezza futura, perché la capacità di contenere la recidiva del modello riparativo è certamente più ampia del sistema tradizionale. Forse l’impegno è maggiore, ma il beneficio, per tutta la comunità, non solo per l’impresa di Trasporti, è incomparabile. Ottima scelta, quindi: non è la prima espressa in questi termini dal territorio bresciano, confidiamo non sia l’ultima. Certamente ha un significato esemplare rilevante. A noi saperlo cogliere e diffondere.

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