Rifiuti, Sel: l’amministrazione di Brescia riveda la decisione del Governo

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Il decreto “Sblocca Italia” anche sulla partita rifiuti procede con presunte “semplificazioni” delle regole che invece esaltano processi sbagliati, condotti in nome del solo profitto e a scapito degli interessi (e in questo caso anche della salute) dei cittadini.
L’art. 35 del cosiddetto “Sblocca Italia” dice: “Tutti gli impianti, sia esistenti che da realizzare, devono essere autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall’art. 15 del D. Lgs. 4 marzo 2014 n. 46. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti esistenti, le Autorità competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali”.
Le intenzioni sono evidenti: considerare l’impianto di Brescia parte d’un sistema integrato a livello nazionale (il che comporterebbe automaticamente l’arrivo di rifiuti da bruciare da tutta Italia) e al tempo stesso aumentare la capacità di utilizzo dell’inceneritore al massimo delle sue potenzialità.
La legislazione in materia di rifiuti è tuttavia “concorrente” tra Stato e Regione: in questo caso deve prevalere il livello “locale”, con un possibile bacino di raccolta provinciale.
Tanto più che non v’è accenno alla necessità di sanzionare in modo significativo, ad esempio, i Comuni che non raggiungessero nei tempi stabiliti i termini di legge di raccolta differenziata (con recupero dimostrato delle frazioni riutilizzabili e riciclabili): così si favorisce soltanto la non soluzione dei problemi nei siti inadempienti la legge.
Le amministrazioni che non riutilizzano, riciclano, recuperano in misura adeguata alla legge dovrebbero pagare il conferimento molto più dei Comuni virtuosi: i proventi di tali sanzioni andrebbero destinati in parte a politiche di soluzione di tali problematiche (ovviamente gestite in modo “sorvegliato”) e in parte a compenso del disagio creato alle popolazioni che ospitano gli impianti eventualmente destinati all’incenerimento degli inadempimenti altrui.
La “saturazione del carico termico”, inoltre, andrebbe intesa correttamente come l’utilizzo necessario solo per il “fabbisogno di calore” delle comunità servite: a Brescia si fa con il teleriscaldamento, per cui tuttavia nei mesi caldi dovremmo già oggi spegnere almeno una/due linee dell’inceneritore (altro che aumentare per tutto l’anno le quantità conferite!).
L’amministrazione di Brescia deve impegnarsi per la revisione profonda della decisione del Governo e per una sua corretta interpretazione (legge regionale e fabbisogno termico locale i riferimenti), ma soprattutto per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti che abbandoni definitivamente la “centralità” dell’incenerimento.
In sede locale le decisioni sul ciclo dei rifiuti devono essere assunte dalla politica nell’interesse dei cittadini, senza affidarne gli indirizzi alle società tenute a svolgere il relativo servizio: si cominci almeno dando finalmente avvio alla raccolta differenziata spinta con il metodo “porta a porta”.

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UN COMMENTO

  1. Speriamo che l'amministrazione assolutamente si opponga e non attui il decreto anche andando contro lo stato !!!! Sappiamo tutti che l'impianto di Brescia e' ormai obsoleto ed occorrerebbero molti soldi x modernizzarlo .Vogliamo aumentare i casi di tumore??? Abbiamo sempre il livello delle polveri sottili al di sopra del consentito !!! BASTA BASTA BASTA accogliere altri rifiuti !!!! DEL BONO FATTI VALERE. !!!!!

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