Il soprintendente: niente Bigio in piazza? Nessun’altra statua sarà ammessa

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O il colosso di Arturo Dazzi o nulla. E’ categorico, per motivi scientifici e non ideologici o politici, il soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici di Brescia, Cremona e Mantova, Marco Fasser, che ha di nuovo ribadito che il lungo processo di riqualificazione di piazza Vittoria si potrà concludere solo con la ricollocazione del Bigio.

Dopo che negli ultimi giorni ha preso corpo l’idea (leggi la notizia) di dare mandato allo scultore inglese Antony Mark David Gormley per riempire la piazza con una sua scultura, che però non andrebbe posizionata sul piedistallo del Bigio (che rappresenterebbe in ogni caso un simbolo di potere; piuttosto, ha detto l’artista, sul piedistallo ci metterebbe il Bigio sdraiato) ma che uscirebbe dalle grate dell’autosilo, ieri si è espresso il soprintendente. Le sue parole in merito ad altre possibili statue da mettere in piazza sono riportate sulle colonne del quotidiano Bresciaoggi: «Con i presupposti che ci sono non avrebbe molto senso. Piazza Vittoria è un luogo monumentale, per la sistemazione della sua superficie c’è voluto un lungo processo di confronto. Per completarla non si deve fare altro che rimetterci il Bigio che c’era prima».

Prosegue poi Fasser: «Il piedistallo resterà vuoto finchè Del Bono sarà sindaco: la sua è una posizione legittima (leggi la notizia), ma non potrà durare fino alla fine dei tempi, e magari dopo arriverà qualcuno con visioni diverse». E ancora: «Il decoro di piazza Vittoria è rappresentato da una statua che esiste ancora ed è stata pure restaurata: metterci dell’altro non vedo quali motivazioni e quale legittimità possa avere». 

Interessante infine il commento sul valore simbolico del Bigio: «Qualcuno dice che è un simbolo del fascismo, ma non è ancora dimostrato. Il giovinetto che ha posato per Dazzi pare sia diventato e forse anche morto partigiano. Il Bigio potrebbe rappresentare l’evoluzione delle problematiche dall’Italia del Ventennio al riscatto postbellico».

Intanto c’è da registrare il rinvio dell’audizione in Giunta della Commissione, guidata da Massimo Minini, chiamata a esprimersi sul caso.
(a.c.) 

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  1. Concordo pienamente con il Sovrintendente. Basta faziosità e capziosità. Vogliamo continuare, invece? Allora diciamo che il Bigio …Era Fascista, come moltissimi italiani che a Liberazione compiuta, sono diventati anti.
    Il Bigio…Era Fasciasta? Ora, pure lui, non lo è più- Rimettiamolo a casa sua: sessantanni di confino non bastano?

  2. In questo momeno di revisionismo ossessivo e’ tutto buono: dal simbolo dell’ orribile periodo fascista (ed orribili, anche solo esteticamente, sono sia la piazza che la statua) al ritorno a prima dello statuto dei lavoratori.Il tutto a favore di nostalgici mai troppo pochi e delle multinazionali.

  3. La risposta del sovrintendente non poteva che essere tale. Stupisce però che sia nominata una "commissione Dazzi". Sono i dazi che si pagano alla non conoscenza delle più elementari norme della conservazione dei Beni culturali: ma allora questi esperti che esperti erano? LA SOLUZIONE COMUNQUE C’E: se non si vuole il Bigio in Piazza Vittoria (cosa che a me sinceramente non piace), lo si ponga al Museo di Santa Giulia, nel prato presso l’"hangar" dei servizi museali: Santa Giulia non dovrebbe essere il Museo della città? E allora il Bigio può star lì anche lui a testimoniare un pezzo di storia. E, tra l’altro, sarebbero accontentati sia gli "antifascisti", sia i "nostalgici".

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