Muore anziana in casa di riposo: denunciati 4 medici per omicidio colposo

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Quattro medici di una nota casa di riposo di Rezzato sono stati denunciati per omicidio colposo, lesioni personali colpose e per falso. IA sporgere denuncia, come racconta il Corsera di Brescia, sono stati i famigliari di Maria Filippini, entrata nella clinica il 4 gennaio del 2013 in seguito ad un malore e morta il 27 aprile dello stesso anno in ospedale, dove è arrivata in condizioni critiche. I familiari raccontano di essere riusciti a farla trasferire il giorno prima della morte alla Fondazione Pasotti Cottinelli Onlus in via Grazzine, dove era arrivata incosciente e che una dottoressa della stessa avrebbe riferito alla pronipote che “ oltre alle precarie condizioni di salute della Filippini, la stessa si trovava anche in precarie condizioni igieniche e sanitarie”. Parole che hanno fatto credere ai familiari che l’assistenza nella casa di riposo di Rezzato non fosse consona.

I parenti hanno denunciato i medici per “negligenza e imperizia perché – si legge nella denuncia – veniva operata d’urgenza per peritonite circoscritta con coleperitoneo da colecistite acuta gangrenata dopo diversi giorni che lamentava dolori addominali e le venivano somministrate flebo solo dopo giorni e giorni che non si alimentava solo quando ormai si trovava in uno stato di forte disidratazione con irrimediabile compromissione degli organi vitali interni”, oltre al reato di falso visto che “sulla cartella clinica della Rsa viene scritto che il 7 aprile il tremore della paziente passava spontaneamente”.

“Nel pieno rispetto della magistratura”, la casa di riposo di Rezzato ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.

Il legale che segue i famigliari della signora Filippini, Alberto Scapaticci, ha raccontato al Corsera di Brescia che non si tratterebbe nemmeno di un caso isolato: "le segnalazioni sono tante. E quello che fa specie è che venga segnalata scarsa cura in strutture che presentano una retta a fine mese, che supera anche i tremila euro – ha chiarito – Se l’assistenza nelle strutture di “lusso” è così chissà cosa succede in quelle dove si paga la metà?”.

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