Cohousing, abitare insieme a Brescia: se ne parla il 5 novembre all’Urban Center

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Mercoledì 5 novembre alle 17 si terrà, all’Urban Center di via San Martino della Battaglia 18, l’incontro pubblico “Abitare insieme a Brescia. Cohousing, una proposta per abitare”, organizzato dall’associazione “La Città Essenziale” e dall’Urban Center con il patrocinio del Comune di Brescia.
Introdurrà i lavori l’arch. Elena Pivato dell’Urban Center di Brescia. Interverranno Marco Fenaroli assessore alle politiche per la Casa e alla Partecipazione del Comune di Brescia, Sergio Facchetti dell’associazione “La Città Essenziale”, Giordana Ferri della fondazione Housing Sociale di Milano, Anna Meroni del Politecnico di Milano, Chiara Mossetti dell’associazione CoAbitare-cohousing numero zero di Torino e Camilla Rossi, consulente del settore urbanistica del Comune di Brescia.
A coordinare l’incontro sarà Livia Consolo, dell’associazione “La Città Essenziale” di Brescia.
Nel corso dell’appuntamento verrà presa in esame la possibilità di realizzare un intervento di cohousing a Brescia, per aggregare persone e risorse sulla base delle esperienze già realizzate in Italia. Un modo solidale di concepire l’abitazione, come luogo che aiuta le relazioni e contrasta l’isolamento sociale.
L’invecchiamento della popolazione e la crescente solitudine, a causa della riduzione della rete di protezione familiare, comporta non solo più servizi socio-sanitari ma anche una modifica del modo di concepire l’abitare.
A Brescia, i nuclei unipersonali sono oltre il 42,9% (dato dell’unità di staff statistica del Comune di Brescia). Tra questi, gli ultra sessantacinquenni sono ben il 37%.
In generale, gli ultrasessantenni si avviano a essere più del 30% della popolazione totale.
Nel 2009, quando la città contava 195mila residenti (di cui 163mila italiani), gli ultra sessantacinquenni erano il 23% della popolazione e gli ultra settantacinquenni l’11,8%.
Inoltre, anche a Brescia esiste un grande patrimonio immobiliare pubblico e privato sottoutilizzato  (30mila case vuote e invendute che teoricamente potrebbero essere abitate da oltre 100mila persone – dati del Collegio dei costruttori di Brescia), che potrebbe essere in parte orientato a un utilizzo più rispondente all’evoluzione demografica.
Una regìa delle pubbliche amministrazioni potrebbe ridefinire gli standard strutturali, facilitando contemporaneamente gli stanziamenti di risorse private in progetti di carattere sociale per dare risposte abitative di condivisione di spazi e servizi anche impiegando il patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato.
 
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