Errori nei test di Medicina, Ordine di Brescia: necessaria una riflessione più ampia sull’accesso alla specializzazione

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L’Ordine dei Medici di Brescia interviene sul clamoroso errore nella somministrazione delle prove scritte per l’accesso alle Scuole di Specializzazione in Medicina e Chirurgia, tenutesi il 29 e 31 ottobre scorsi nell’ambito del concorso pubblico nazionale. Lo sbaglio commesso dal Cineca (Consorzio interuniversitario incaricato di somministrare il test), che ha comportato l’inversione dei quesiti per le prove riferite alle Scuole di Area Medica e a quelle dell’Area dei Servizi Clinici, rischiava di ripercuotersi sui giovani medici partecipanti al concorso, con la prospettiva di annullamento del test e di ripetizione delle prove.
 
«Prendiamo atto della svolta maturata in queste ultime ore al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, e della decisione del Ministro Giannini di non far ripetere le prove – dichiara il presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia, Ottavio Di Stefano – Siamo al fianco dei 12 mila colleghi – medici laureati e già abilitati, che nell’accesso alla specialità vedono la loro occasione di qualificazione professionale – che hanno vissuto il disagio causato dallo scambio di domande, e ci uniamo all’appello della Federazione Nazionale Ordini dei Medici (Fnomceo) nel chiedere tutela e rispetto per l’impegno dei giovani medici».
 
Il presidente dell’Ordine ha incontrato oggi una rappresentanza dei circa 200 giovani medici bresciani che hanno partecipato ai test, per ascoltarne opinioni e aspettative.
Lascia aperti degli interrogativi, ad esempio, la soluzione proposta dal Ministero per non ripetere le prove, grazie al ricalcolo del punteggio dei candidati neutralizzando le due domande per area che sono state considerate non pertinenti: secondo i giovani medici si tratta di un rimedio parziale, che determina una incerta ridefinizione delle graduatorie con il rischio di penalizzare alcuni candidati e di rendere diverso il punteggio anche per le specialità Chirurgiche, non direttamente coinvolte nell’errore di somministrazione dei quesiti.
 
Il tema dell’accesso alle Scuole di Specialità, che consentono ai medici, dopo la laurea e l’abilitazione, di specializzarsi in uno specifico settore clinico o chirurgico per assicurarsi un futuro professionale, rappresenta, secondo l’Ordine di Brescia, una questione di assoluto rilievo. Alle prove di fine ottobre si sono presentati oltre 12 mila candidati per poco più di 5 mila posti disponibili, e il concorso è stato indetto dopo ben 18 mesi di attesa (l’ultimo bando risaliva all’aprile 2013), un limbo temporale che ha tenuto in sospeso le aspettative e le scelte di troppi giovani.
 
«Col tempo il numero degli specialisti si è nettamente ridotto, e non è più proporzionato al reale fabbisogno di salute della popolazione – spiega il presidente Di Stefano – Restano aperte, inoltre, le questioni della durata dei corsi di specialità, e delle modalità di accesso secondo la tipologia dei test di ingresso (attualmente con domande a risposta chiusa): l’Ordine di Brescia e la Federazione nazionale degli Ordini intendono porre l’attenzione su questi temi, non più rinviabili e di così alto impatto sulla professione medica».
 
L’Ordine dei Medici di Brescia appoggia la decisione della Fnomceo di portare all’attenzione del Governo, con una lettera indirizzata al premier Renzi, l’impegno e le speranze dei giovani medici.
 
«Abbiamo affrontato prove psicologicamente e fisicamente impegnative, con la consapevolezza che il nostro futuro sarebbe stato deciso da test a crocette, molto distanti dalla valorizzazione del lavoro medico – dicono i rappresentanti dei candidati bresciani ai corsi di specialità – Noi meritiamo il rispetto che non ci stanno dimostrando e che, in definitiva, non stanno dimostrando all’intera classe medica, dal momento che noi ne facciamo parte».
 
L’incontro fra i vertici dell’Ordine e i colleghi medici che aspirano a entrare in specialità si è concluso con un impegno condiviso a realizzare future iniziative congiunte sul tema della formazione specialistica.

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UN COMMENTO

  1. Quasi non c’è test che non si presti a ricorsi per errori o pasticci operati da chi li deve predisporre. L’attuale ministro, addirittura, vorrebbe eliminarli per introdurre la selezione dei meritevoli dopo il primo anno di frequenza. Non si può immaginare una scelta più catastrofica: nove decimi degli studenti perderebbero certamente un anno di studi; esaminare circa duemila studenti ( a Brescia) supponendo di impiegare il risibile tempo di venti minuti per candidato, richiederebbe 700 ore di esame, per ogni materia; vale a dire oltre quattro mesi lavorando otto ore al giorno . Ogni subcommisssione dovrebbe essere di almeno due docenti. Le lezioni, ammesso che fossero possibili, visto l’impegno totale negli esami, avverrebbero in presenza di una pletora di 20000 studenti ( non ci sono aule per con simili capienze, senza pensare al caos ). Peraltro questo sistema non garantirebbe in alcun modo la l’imparzialità che, invece, è garantita dall’attuale sistema. Per concludere: se lo svolgimento dei test attuali è di frequente inficiato dall’incapacità organizzativa di chi se ne deve occupare, sono costoro da "abolire", facendo loro pagare i danni, non i test. Il ministro del MIUR, dovrebbe dimettersi per detti motivi e per la grottesca idea della selezione ex post. In Italia, invece , si preferisce rincorrere il malcontento dei 9 su 10 che vengono respinti al test, come se cambiando metodo non si arrivasse allo stesso punto. Nove su dieci sarebbero comunque respinti, quindi protesterebbero, accampando i più diversi pretesti.

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