Adozioni, oltre 50 coppie bresciane hanno accolto un bimbo nel 2013

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Oltre 50 coppie bresciane lo scorso anno hanno accolto nelle loro case un bambino (o anche più di un bambino) adottato. I dati del Centro per le Adozioni Nazionali e Internazionali dell’ASL di Brescia, riferiti al periodo 2013, attestano che dei 60 bambini adottati nel corso dell’anno, 55 provengono da oltralpe, accolti da 47 famiglie: il 54% arriva dall’Europa dell’est (principalmente dalla Federazione Russa, dalla Polonia e dall’Ucraina), il 28% dall’Africa (in particolare dall’Etiopia) e in minor percentuale dall’America Latina e dall’Asia (18% circa).

Nel 2013 sono stati dati in affido “a rischio giuridico” (in attesa della sentenza definitiva di adozione) altri 12 bambini. L’età media dei genitori che hanno adottato all’estero è di 44 anni per il padre e 42 per la madre. L’età dei minori è così distribuita: 15 al di sotto dei 2 anni, 20 da 3 a 5 anni e 20 con età superiore ai 6 anni.

Per l’adozione nazionale, compresi gli affidi a rischio giuridico, 12 bambini avevano un’età dai 4 ai 12 mesi, 4 con età fino ai 5 anni e 1 minore con età superiore. I bambini provengono da due diverse storie: figli di genitori ignoti, poiché non sono stati riconosciuti alla nascita dalla madre e/o dal padre, e bambini dichiarati adottabili a seguito di gravi ed irrecuperabili carenze genitoriali.

Nel corso del 2013 le coppie che hanno presentato la documentazione richiesta presso il Tribunale per i Minorenni per la disponibilità all’adozione nazionale e/o internazionale sono state 85, con grande prevalenza delle coppie che chiedono indifferentemente un’adozione nazionale o internazionale. Alcune di queste famiglie hanno già adottato un figlio.

“Il 37% dei bambini adottati nel 2013 provenienti dall’estero ha un’età media di 5 anni, e giunge nella nuova famiglia con una storia di sofferenza, di abbandono, di trascuratezza, ma anche con tutte le potenzialità e aspettative”, dichiara il direttore generale dell’ASL Carmelo Scarcella. I bambini vivono infatti sentimenti contrastanti: da nostalgia, rabbia, vergogna, senso di inadeguatezza, al dubbio dell’autenticità della nuova appartenenza, al desiderio di un’appartenenza stabile e fiduciosa.

“Il percorso di adozione è sempre volto a tutelare il bambino e a garantirgli il contesto più adatto ai suoi bisogni”, sostiene il direttore generale dell’ASL; “si tratta pertanto di un processo complesso che sottopone gli aspiranti genitori ad un confronto intenso e profondo”.

Costruire un legame di attaccamento e di appartenenza richiede ai coniugi, in collaborazione con gli operatori dell’ASL, un impegno responsabile e costante, tenendo conto che spesso non hanno approfondite informazioni sulla storia pregressa del bambino e sulle condizioni di salute. Il periodo post adottivo richiede molta cura e sostegno per dare solide basi ai legami della famiglia adottiva, sollecitando le coppie a non trascurare o “sentirsi autosufficiente” proprio nella fase più delicata dell’esperienza adottiva.

“L’età, la provenienza, e le esperienze di vita precedenti all’adozione sono fattori importanti per la serenità dei bambini che vengono adottati, e richiedono quindi una particolare attenzione da parte delle figure professionali sanitarie e sociali che hanno il compito di promuovere, insieme alla famiglia, il benessere dei bambini stessi; in particolare”, prosegue Scarcella, “percorsi di vita segnati in età infantile da abbandoni e da privazioni necessitano di essere attentamente seguiti dal punto di vista dello sviluppo psico-affettivo, per favorire l’elaborazione e il recupero di precedenti traumi e sofferenze.

L’ASL ha stipulano un Accordo operativo con il Tribunale per i Minorenni, concordando metodologie operative e un rapporto di collaborazione fattivo, facilitando la comunicazione tra Enti a vantaggio delle coppie e dei bambini adottati”.

La coppia viene invitata a incontrare l’assistente sociale del territorio, impegnata nell’ambito delle adozioni, per avviare un percorso di riflessione sulle motivazioni della scelta adottiva. In questo modo la coppia, fin dalla fase iniziale, può acquisire un’adeguata formazione, consapevolezza e senso di responsabilità condiviso.

Successivamente le coppie partecipano ad un incontro informativo e poi ad un corso formativo di 4 incontri.

Solo dopo questa formazione la coppia presenta la dichiarazione di disponibilità all’adozione al Tribunale per i Minorenni che richiede una relazione psico-sociale agli operatori del Centro Adozioni.

Nel 2013 108 coppie si sono rivolte all’assistente sociale per adottare, di queste 67 hanno partecipato agli incontri informativi e 59 ai corsi di formazione che si sono svolti durante l’anno; questi incontri permettono ai coniugi di riflettere e di confrontarsi con gli operatori del Centro Adozioni.

Sul valore del Centro Adozioni nel sostegno alle coppie il direttore generale dell’ASL non ha dubbi: “basta considerare”, afferma, “che è in continuo aumento il numero di coppie che mantiene costante in tutte le fasi dell’iter il rapporto di confronto con gli operatori, anche nelle fasi in cui tale rapporto non è prescrittivo”.

Anche nella fase post adottiva, i coniugi sono invitati a partecipare ad un gruppo, a cadenza mensile, per confrontarsi con altri genitori adottivi, il cui tema centrale è la storia del bambino, favorendo la narrabilità di una verità sostanziale, con una metodologia attiva. Nel 2013, 5 sono stati i gruppi a cui hanno partecipato 37 coppie.

Ogni anno l’attività del Centro Adozioni dell’ASL di Brescia trova sintesi in un documento che inquadra anche l’andamento delle adozioni negli anni. Nel 2014, per aiutare le coppie a decidere con consapevolezza se adottare un bambino, l’ASL ha prodotto una Guida pratica di facile lettura. Entrambi i documenti sono scaricabili dal sito www.aslbrescia.it, tramite il percorso Famiglia > Sostegno al singolo e alla famiglia > Adozioni nazionali e internazionali.

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