Ossigenazione extracorporea, trattamento salvavita, ora possibile al Sant’Anna

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Prima di utilizzare il trattamento di ossigenazione extracorporea occorre considerare la globalità del quadro clinico del paziente, ma una volta stabilitane l’utilità può fare la differenza fra la vita e la morte. E che cos’è esattamente l’Ecmo lo ha spiegato Alberto Zangrillo, direttore dell’Unità di anestesia e rianimazione e di rianimazione cardio-toracico-vascolare dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, oltre che direttore della Scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione dell’Università Vita-Salute San Raffaele, intervenendo alla tavola rotonda «Ards and Ecmo – Nuove prospettive terapeutiche», che si è svolta nei giorni scorsi all’Istituto Clinico S.Anna di Brescia.

«Si tratta – ha precisato – della possibilità di ossigenare il sangue, bypassando la funzione polmonare in quel momento compromessa da sindrome da distress respiratorio acuto, con la circolazione extracorporea che, attraverso una pompa collegata al paziente, spinge il sangue in un polmone artificiale costituito da una membrana porosa. Questa membrana permette lo scambio dei gas rimuovendo l’anidride carbonica dal sangue che, arricchito di ossigeno, viene reintrodotto nel paziente». In questo modo «si permette ai polmoni malati di “riposare”, di poter essere trattati e di consentire il ritorno alla respirazione spontanea».

E se in Italia, dopo l’esplosione negli anni scorsi della cosiddetta influenza aviaria proprio grazie all’interessamento del professor Zangrillo, è stato creato un network di centri («erano 14 oggi sono 16») dotati di questa sofisticata apparecchiatura, da qualche mese anche il S.Anna di Brescia ne ha acquistato una, unico in tutta la provincia di Brescia. «Si tratta ancora una volta della dimostrazione – ha ricordato Marco Centenari, amministratore delegato dell’Istituto Clinico S.Anna – che un ospedale come il S.Anna è in grado di offrire servizi ad alta complessità, che altrimenti mancherebbero, interamente finanziati con risorse proprie e perfettamente integrati nella realtà ospedaliera di Brescia».

L’incontro ha visto anche la partecipazione di Nicola Latronico, direttore della Seconda unità di anestesia e rianimazione degli Spedali Civili e direttore della Scuola di specializzazione in anestesia, rianimazione e terapia intensiva dell’Università di Brescia, e del prefetto di Brescia Narcisa Brassesco Pace che ha sottolineato come «la sanità privata rivesta un ruolo insostituibile per garantire oltre che le prestazioni ai pazienti anche l’equilibrio economico del sistema sanitario pubblico».

Sul ruolo delle unità di terapia intensiva Nicola Bronzini, responsabile di questa unità al S.Anna, ha sottolineato che «la terapia intensiva non rappresenta soltanto un centro di supporto alle funzioni vitali dei pazienti, ma deve essere considerata un vero e proprio reparto di diagnosi e cura. Soprattutto con un trattamento salvavita come l’Ecmo, efficace quando il suo uso è tempestivo. Intervenire entro i primi tre giorni dal manifestarsi della sindrome respiratoria acuta permette di fare davvero la differenza». Giannantonio Carnelos, medico dell’equipe di terapia intensiva del S.Anna, ha infine ricordato come «l’incidenza dell’Ards non sia cambiata negli ultimi dieci anni» e come «il calo della mortalità, nel 40 per cento dei casi nel 2013, sia stato poco significativo» ecco perché l’Ecmo rappresenta un sistema formidabile nel trattamento di questa patologia».

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