L’idea di Mottinelli per risparmiare nella scuola? Settimana corta, niente lezioni il sabato

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L’hanno già fatto a Pavia e a Genova, perché non replicarlo anche a Brescia? Stiamo parlando della settimana corta a scuola, con gli studenti a casa il sabato mattina non per motivi didattici ma per far risparmiare gli istituti, e dunque la Provincia. La proposta arriva direttamente dal presidente Pierluigi Mottinelli, alle prese con un bilancio difficile da far quadrare.

Al di là dei problemi politici (leggi qui il resoconto e le dichiarazioni dei protagonisti), nella seconda seduta del neo Consiglio di Area Vasta si è discusso anche di come affrontare le difficoltà di bilancio del nuovo ente senza dover necessariamente tagliare a discapito del servizi. In merito al mondo scolastico, la cui delega è stata lasciata alle Province, Mottinelli ha avanzato l’ipotesi di chiudere gli istituti superiori nella giornata del sabato, per risparmiare sui trasporti (5 giorni anziché 6 la settimana), sul riscaldamento e sui costi dell’energia elettrica. Per affrontare l’argomento considerando approfonditamente tutti gli aspetti, Mottinelli incontrerà a breve sia il consigliere con delega all’edilizia scolastica, Mariateresa Vivaldini, sia quello ai trasporti, Diego Peli, oltre naturalmente al presidente dell’ufficio scolastico provinciale, Mario Carmelo Maviglia.

 

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  1. felici gli studenti , così il venerdì sera possono andare a farsi l’happy hours senza problemi e bere fino alle 4 di mattina…………

  2. Dai chiama renzie: si può chiudere sempre e si risparmia tutto.Oppure fare le vacanze invernali: i giorni di vacanza si spostano in inverno. Oppure trattenere una piccola parte dell’imponente residuo fiscale bresciano, oppure …….ma tanto la provincia non esiste più, no?

  3. Ormai l’unico criterio per l’azione politica è il risparmio-taglio. Il tutto per poter pagare gli interessi sul debito fatto da questi partiti incompetenti ed autoreferenti. Hanno tolto il voto popolare per senato, province e preferenze… e la chiamavano democrazia……ma era oligarchia di cricca politico-economico-f inanziaria

  4. Insegnante per 40 anni, pensionata da poco…quante migliaia di volte ho spento la luce in aule vuote !!! Alunni in palestra o nei laboratori, porta spalancata, luci tutte accese !!!! A settembre, quando gli insegnanti sono obbligati a riunirsi per motivi inesistenti e argomenti insignificativi per la didattica, insegniamo a risparmiare energia ! Noi l'abbiamo imparato da piccoli e, ancor oggi ci viene spontaneo lo spegnere la luce accesa inutilmente o chiudere un rubinetto aperto per… È così difficile insegnarlo ai docenti contemporanei ? Presidente Mottinelli mi creda, si accorgerà dell'incredibile ed inaspettato risparmio.

  5. L’Italia spende il 4,2% del proprio Pil in istruzione pubblica. In Europa è 23esima, lontanissima dalla Danimarca prima in classifica (7,8%). Il nostro Paese è sotto la media Ue di 5,4%. Gli investimenti sull’istruzione di alcuni altri Paesi: Svezia (6,8%), Cipro (7,2%) e Danimarca (7,8%). Come se non bastasse, l’Italia è anche ben sotto la media europea, che si attesta intorno al 5%.
    Tasso di abbandono scolastico in Italia: 20,5% per gli uomini, 14,5% per le donne, per una media nazionale del 17,6%. Nella classifica dei giovani che abbandonano prematuramente gli studi, l’Italia è quartultima, peggio di noi solo Portogallo (20,8%), Malta (22,6%) e Spagna (24,9%). Insomma, possiamo parlare di ignoranza molto diffusa e, infatti, ci ritroviamo nella situazione nota a tutti.

  6. Attuare la settimana corta, naturalmente senza reintrodurre le mense, troppo onerose. Questo cosa significa? Semplicemente concentrare le 30 ore settimanali su 5 giorni per 6 ore al giorno, ovvero ingresso alle 8:00 e uscita alle ore 14:00.

    Ora, considerando che la soglia di attenzione degli alunni comincia un "lento declino" dopo la terza ora, alla quinta ora è quasi inesistente. Mi e vi chiedo a che livelli sarà nel corso dell’ultima ora, dalle 13:00 alle 14:00, mentre il rumore degli stomaci affamati farà a gara col vociare dei ragazzi giustamente incapaci di mantenere l’attenzione.

    Ris ultato? Rischieremo di avere medie di voti più basse e studenti meno preparati, peggiorando il già scarso livello qualitativo dei nostri futuri diplomati che dovranno competere con i colleghi europei. Il tutto nel nome della spending review.

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