Stagione 2015 del Grande, Del Bono: serve il sostegno dai privati

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(a.m.) "Brescia vanta un’offerta culturale da metropoli. Nessun’altra città, delle dimensioni della nostra, ha tante opportunità". Così ha esordito Emilio Del Bono durante la presentazione della nuova stagione 2015 del Teatro Grande, sottolineando come, nonostante le difficoltà dell’attuale situazione economica, Brescia vanti proposte variegate e accessibili a tutti i gusti. Proposte che l’Assessore alla Cultura Laura Castelletti ha definito in grado di "passare dalle scarpe da ginnastica all’abito da sera" e delle quali bisogna essere orgogliosi perchè, ha aggiunto il vicesindaco, "è cosa rara in un periodo come questo dove è facile lamentarsi". 

E in effetti per l’anno prossimo al Grande ce n’è per tutti i gusti: dal classico allo sperimentale, i mesi da gennaio a giugno saranno all’insegna di vecchi ritorni e novità assolute. A presentare il calendario Umberto Angelini, sovrintendente della Fondazione Teatro Grande. Si parte il 21 gennaio con una grande inaugurazione sulle note dell’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding. Il 30 sarà poi la volta di un evento tutto bresciano: protagonista il cantautore Paolo Cattaneo, che ha riunito intorno a sé un gruppo di artisti locali per celebrare la musica. E poi il ritorno della danza con Wayne McGregor (il 5 febbraio), Shen Wei e le sue iconografie cinesi (il 13 febbraio), fino ad arrivare ad un evento esclusivo il 17 marzo, quando il celebre direttore d’orchestra Antonio Pappano lascerà la bacchetta per sedersi al pianoforte insieme al violoncellista Luigi Piovano. Ad aprile sarà la musica indi ad aprire la primavera, con una giovane promessa, la giovanissa Soak, cantautrice folk da tenere davvero sott’occhio; mentre da Londra i Ballet Boyz danzeranno il 12, sulle note di Raime e Philip Glass.  Non mancheranno serate con l’Ensamble del Teatro Grande, giornate dedicate ai ragazzi, eventi dedicati alla musica raccontata. Infine, chiuderanno questi primi sei mesi di stagione, i concerti del Conservatorio in collaborazione con i ragazzi del Marenzio che suoneranno nel Ridotto del Teatro.

Un’offerta davvero ricca quindi, "e visto che siamo alle porte del Natale, sapete già cosa regalare", ha proposto Angelini. Da parte sua, Del Bono, ha rimarcato la volontà della Loggia di sostenere, promuovere e preservare le iniziative della Fondazione. "Il sostegno economico, finanziario e di rete è assicurato da parte nostra, ma – ha fatto appello il sindaco –  ci vuole anche la partecipazione dei cittadini e del mondo economico produttivo, perché investire sulla cultura è investire bene". 

I biglietti e gli abbonamenti della stagione saranno in vendita dal 7 dicembre, con particolari promozioni per gli under 30. Continua anche la collaborazione con Ubi e la Teatro Grande Card, che dà diritto a una serie di agevolazioni inerenti all’attività della Fondazione. 

 

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  1. Che classe l’intervento del vicesindaco! Se l’assessore alla Cultura sa argomentare in siffatto modo, è bene che rinunci alla delega.

  2. Un’offerta culturale da metropoli: Del Bono confonde purtroppo la quantità (peraltro già quella assai scarsa rispetto ad un glorioso passato che nè lui, nè Angelini che è marchigiano, nè la Castelletti conoscono) con la qualità dell’offerta. Offerta che, spacciata per stagione del Teatro Grande e per "culturale", altro non è che la solita scollegata accozzaglia di vari stili, proposte artistiche più o meno definibili tali, eventi di richiamo per un pubblico che cambia di volta in volta. E così Angelini insiste "a propria immagine e somiglianza": ovviamente tre balletti non classici, poi un concerto di musica leggera, uno di musica folk, due concerti di musica classica (curioso, ma già rodato da tempo il Pappano con il suo primo violoncello della S.Cecilia di Roma). Il resto è pulviscolo, con i ragazzi del Conservatorio che già dagli anni sessanta si esibivano, obbligatoriamente, nei "saggi" al Salone da Cemmo di Corso Magenta. In quanto alla Castelletti, con le scarpe da ginnastica la si vede ogni giorno, con l’abito da sera non abbiamo avuto l’onore di vederla mai a Brescia almeno ad un concerto o ad un’opera lirica. Ah, all’assessore alla Cultura diciamo che non ci lamentiamo affatto: possiamo, beati noi, andare a Milano, Roma o anche solo nella vicinissima Verona.

  3. C’è chi conserva ancora le vecchie brochure o i depliant cartacei delle passate gloriose stagioni bresciane della Società dei Concerti, della Società S.Cecilia, dei Festival Pianistici Internazionali "Benedetti Michelangeli", delle Stagioni Operistiche, di altre associazioni che proponevano tanta musica, soprattutto classica, ad altissimo livello. Tutto finito e irripetibile non solo e non tanto per problemi economici, ma soprattutto proprio per problemi culturali, con un appiattimento verso il basso di conoscenze, competenze, frequentazioni, occasioni, stimoli e valori. Il pubblico che sa e conoasce quanto vedrà all’apertura di un palcoscenico, è ridotto al minimo e non a caso si parla ormai di eventi a cui si è presenziato, più che di concerti ai quali si è assistito. Non c’è da stupirsi che quella che si definisce "Stagione del Teatro Grande", sia un semplice collage di proposte omnibus, per tutti…e per nessuno. Restano la memoria e quei depliant logori e stinti che farebbero forse impallidire il Sovrintendente Angelini, anche se in realtà esperto e proveniente solo dal mondo della comunicazione e degli special events. Chi a Brescia siano transitati la Tebaldi o Kogan, Richter o Fournier, Del Moncao o Arrau, magari non dice nulla nemmneo a Del BOno o alla castelletti…

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