Al teatro di Edolo va di scena Il Malato Immaginario

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Promossa dall’Amministrazione Comunale di Edolo prosegue, dopo lo “scoppiettante” esordio con Natalino Balasso, la decima edizione di EdoloTeatro la stagione teatrale che, ospitata presso il Teatro San Giovanni Bosco (via Roma 3), apre il palcoscenico agli appassionati della Alta Valle Camonica portando in questa zona della provincia artisti e spettacoli di livello nazionale.

Il secondo appuntamento della stagione 14/15, frutto di una ancor più stretta collaborazione con la Parrocchia di Santa Maria Nascente e realizzata con il contributo di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, è con uno dei “classici” più rappresentati di sempre, IL MALATO IMMAGINARIO di Molière (giovedì 11 dicembre ore 20,30 al Teatro San Giovanni Bosco di Edolo) nel nuovo allestimento proposto da Arca Azzurra Teatro e firmato da Ugo Chiti che, dopo trent’anni di attività e dopo aver segnato con alcune produzioni di grande rilievo su suoi testi il cammino della drammaturgia italiana contemporanea, si confronta con uno degli appuntamenti ineludibili per ogni regista.

La compagnia toscana incontra Moliére e il suo Malato immaginario con spirito aperto e disponibilità piena oltre che con rispettosissima umiltà, ma anche con l’entusiasmo verso un testo, di un’attualità quasi disarmante, verso una di quelle rare commedie divenute ormai qualcosa di più di un classico, a fronte di personaggi diventati veri e propri archetipi. Dire che Il malato immaginario, come tutti i classici parla apertamente all’oggi è quasi una banalità, ma certo l’ossessione ipocondriaca di Argante, la sua bulimia medicinale sembrano paradigmatiche di atteggiamenti apertamente contemporanei, come del resto la sua vulnerabilità ai raggiri degli esperti e dei dottori, che sono senza dubbio caratteristica della nostra società dove abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali.

Una prova che Arca Azzurra Teatro affronta forte dell’esperienza fatta attraverso le messe in scena delle riscritture di Ugo Chiti che anche in questa occasione media tra la necessità di restituire la grande commedia molieriana nella sua integrità e l’esigenza di giocare attraverso i suoi personaggi una partita vicina alle corde più popolari, contemporanee e radicate in un territorio teatrale dalle forti connotazioni linguistiche e poetiche come, appunto, quello toscano

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