Consigli di Quartiere, Onofri: per la Loggia i problemi iniziano ora

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Con un lungo post, il civico Francesco Onofri commenta i risultati delle elezioni per i consigli di quartiere, mettendone in evidenza luci e ombre.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO:

Finalmente abbiamo i consigli di quartiere. Dopo un parto lungo e difficile domenica sera hanno visto la luce. Accanto a nomi schierati, ci sono stati anche però molti cittadini liberi da appartenenze di partito che sono stati eletti. Ed è una buona notizia.
I candidati che si riconoscono negli ideali e nella missione di Piattaforma Civica – e che avevamo aiutato nella campagna elettorale – sono quasi tutti entrati nei rispettivi consigli, in alcuni quartieri in più d’uno (a “Brescia antica” in tre, tra cui la votatissima Paola Platto, a San Bartolomeo due, oltre alla prima dei non eletti).
Molti validissimi cittadini che non gravitano intorno a Piattaforma e che si sono candidati in modo totalmente autonomo – ma che godono della nostra stima hanno avuto un successo elettorale di cui siamo felici (Amilcare Baldassari, Alberto Tinti, Gianni Bottazzi, Franco Picchieri, Danila Biglino).
Ma ciò che più conta, dicevo, è che la maggior parte degli eletti appartiene all’esercito dei cittadini liberi, attivi e di buona volontà.
Quali allora le ombre?
1) Il centro destra in parte si è autoescluso, ma in parte è stato escluso a forza da questo progetto “prendere o lasciare”: se siamo in una fase sperimentale occorrerà invece recuperare le forze politiche che rappresentano oltre 1/3 degli elettori e smetterla con la “conventio ad excludendum”: la riforma istituzionale dell’architettura della città partecipata ridisegnata a tempo indeterminato non può essere fatta “a colpi di maggioranza”, come si dice a sinistra quando comandano gli altri. A posteriori il risultato dimostra che un’apertura sull’inserimento di un quorum di partecipazione sarebbe stato politicamente intelligente. Infatti una soluzione condivisa avrebbe condotto la città senza questa frattura all’appuntamento del voto e oggi potremmo leggere un dato di maggiore affluenza, se ci fosse stata la partecipazione dei partiti del centro destra che di fatto non hanno riconosciuto queste elezioni di quartiere.
2) La macchina organizzativa del Comune non è pronta a reggere – organizzativamente, tecnologicamente, finanziariamente e con un modello condiviso – la “Carta di Brescia”: un sistema di 33 quartieri e 230 rappresentanti che farebbe tremare le vene ai polsi della dirigenza di qualsiasi Comune di dimensioni medie. Il Sindaco ha indetto una cortese assemblea di ringraziamento dei candidati lo scorso mercoledì e questa è cosa buona ma i problemi sono altri.
Per esempio il Sindaco, il dirigente del Settore decentramento e il Direttore generale l’hanno fatta o no una riunione plenaria di tutti i dipendenti del settore che si dovranno occupare di avere rapporti quotidiani con 33 presidenti per sapere che ne pensano di questo sistema oggettivamente stracarico di buone volontà, aspettative, ma anche di conseguenti impatti sul lavoro quotidiano degli uffici?
3) finite le astiose macchine da guerra “a tolleranza zero” verso il dissenso delle minoranze, chi si prenderà il carico di fare da pontiere e da pacificatore in un terreno dove tolleranza, confronto, adattabilità sono invece le parole d’ordine?
4) ultimo ma non ultimo: i partiti della maggioranza in Loggia, che hanno rifiutato – pur avendo il potere e dunque il dovere di farlo – una qualunque mediazione su uno qualunque dei temi del tutto negoziabili (“quorum”, lista unica o no, voto agli stranieri, voto ai sedicenni), si sono presa tutta intera la gravosa responsabilità di non deludere questi cittadini volenterosi venuti su spontaneamente “nella selva”: gli devono dare subito una sede dignitosa, qualche strumento e mezzo di lavoro concreto, almeno un dipendente che li ascolti, e dovranno rispondere alle “pulsioni” e sollecitazioni che sorgeranno in gran numero, adempiere ai loro desideri dove sarà possibile e quindi doveroso farlo. Se non accadrà, saranno responsabili dell’ennesima trasformazione di illusioni in delusioni in politica, la cui serie interminabile non ha alcun bisogno di essere arricchita.
Un’ultima cosa: ai quotidiani locali chiedo una pagina al giorno o comunque ad alta frequenza che pubblichi una “vetrina del civismo”, riservata ai consigli di quartiere, una bacheca accessibile che ne misuri anche le rispettive attività. E comunque vada, buon lavoro a tutti.

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  1. "Finalmente abbiamo i consigli di quartiere." hahaha Onofri , un altro che vuole passare come nuovo ma se e’ contento del 10 % dei bresciani che si sono recati alle urne e’ sicuro che ragiona come i vecchi partiti.

  2. In sintesi, i problemi che accompagnano la nascita dei consigli di quartiere sono di tipo soprattutto politico, ma anche organizzativo, logistico e di risorse che non ci sono. E la domanda che ci si pone resta allora quella iniziale e di sempre: valeva la pena di metter in moto una macchina così complessa ed elefantiaca quando nello Statuto si legge poi, e viene più volte ripetuto, che i "consigli possono di qua, possono di là, ecc." Possono, ma non devono, capisciammè ? Insisto: occupiamoci invece tutti dei "numeri", del bilancio comunale, prima che sia troppo tardi.

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